In uno Stato democratico il ruolo dei rappresentanti politici, eletti nelle Istituzioni, è fondamentale. Se la funzione di questi soggetti viene vanificata o ridotta a pura formalità non va in crisi solo il processo democratico ma anche la tenuta stessa dello Stato.
In merito è molto apprezzabile l’iniziativa dell’Università Suor Orsola Benincasa sulla “Crisi di rappresentanza”.
Nel nostro Paese, purtroppo, da un paio di decenni, è in atto un dissimulato ma pericoloso processo di svuotamento delle istituzioni rappresentative: i Consigli comunali, provinciali e regionali e lo stesso Parlamento nazionale sono stati profondamente declassati, a beneficio degli Esecutivi. Povero Montesquieu!
In questo modo, spesso, gli organi di governo sono diventati appannaggio di singole persone, che, con spirito proprietario, hanno dato un ulteriore colpo al senso civico e democratico delle istituzioni.
Naturalmente non mancano figure istituzionali, che conservano ancora tutto il rispetto per la carica occupata e che continuano a ritenersi al servizio della comunità, ma i danni prodotti dalla retorica del decisionismo sono rilevanti.
In questa logica, infatti, sono stati pressoché azzerati i controlli, sono state moltiplicate le strutture burocratiche, sono state amplificate le consulenze, a servizio del “capo”, ecc, ma, ad un tempo, è stato ridotto il ruolo delle istituzioni, al servizio del cittadino.
E così è andata accentuandosi la frattura tra società e politica, tra impegno civile e senso morale, tra “paese reale” e “paese legale”.
E’ chiaro che in uno scenario di questo tipo c’è poco da meravigliarsi se, rispetto ad una nevicata, ad un alluvione, ad una scossa sismica, ecc, le istituzioni vanno in tilt.
Le inefficienze e le storture che si verificano in queste circostanze, con gravi danni per la popolazione, come è successo con le nevicate degli ultimi giorni, non sono altro che il prodotto del processo “distruttivo” dello stato di diritto e delle istituzioni democratiche.
Si tratta, d’altra parte, di un processo che i cittadini sono costretti a sperimentare quotidianamente, quando devono sbrigare una pratica, prenotare un esame clinico presso qualche struttura sanitaria, partecipare ad un concorso, pagare una bolletta presso un ufficio postale superaffollato, ecc.
Pertanto sono certamente comprensibili le proteste e lamentele dei cittadini, rispetto ai numerosi e mastodontici pasticci verificatisi nel corso della recente emergenza climatica, ma occorre anche dire che il tutto rientra nel processo prodotto dal sistema di potere imperante e nessuno può far finta di non saperlo.
In questo stato di cose appaiono assolutamente patetiche certe sceneggiate delle persone che, pur occupando posti di potere, cercano di scaricare su altri le proprie responsabilità.
Di esempi di questo tipo ne abbiamo dovuto registrare in abbondanza, nei giorni scorsi, ma basta citare il Sindaco di Roma, Alemanno, per averne abbastanza.
A questo punto c’è solo da augurarsi che gli attuali professori che ci governano e che tutte le forze politiche progressiste comincino a risparmiarci uscite politiche improvvide e tecnicamente sbagliate e richiamino alla mente le parole di Luigi Einaudi sull’importanza di “conoscere per governare”.
A questo proposito, potrebbe riuscire a loro utile la lettura del libro “2030. La tempesta perfetta-Come sopravvivere alla Grande Crisi di G.Comin e D.Speroni.
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