La vicenda della Irisbus di Valle Ufita costituisce
certamente un incubo per i lavoratori rimasti senza lavoro, ma è anche un problema
per tutti i cittadini del territorio ed una prova per tutte le forze politiche
e sindacali. E’ assolutamente inaccettabile che, a distanza di vari mesi dalla
chiusura della fabbrica, non si riesca ancora a capire dove si andrà a finire.
L’ultimo incontro avuto presso il Ministero dello sviluppo
economico è deprimente.
A questo punto non si può perdere altro tempo: i
rappresentanti istituzionali del territorio, ad ogni livello, escano dalle
formalità, gettino la maschera della recita e delle buone maniere e usino tutti
i mezzi immaginabili e possibili, per ottenere risposte chiare e risolutive.
Le stesse forze politiche e sindacali nazionali, rispetto al
problema, hanno il dovere di cambiare strategia e percorso, perché la vicenda
della Irisbus di Valle Ufita è emblematica, sotto molteplici punti di vista.
Nessuno può far finta di non sapere
-che la Irisbus è sostanzialmente l’unica vera azienda
italiana costruttrice di pullman,
-che il parco autobus italiano è vecchio, fuori norma e da
rinnovare, come ci dice la stessa Commissione europea,
-che l’insediamento di tale fabbrica è costato non poco alla
casse dello Stato,
-che la chiusura di questa azienda costituirebbe, non solo
per l’Irpinia ma anche per tutto il mezzogiorno, un colpo mortale ed un segnale
distruttivo.
Marchionne non può fare il porco comodo suo e il Governo non
può stare a guardare passivamente. E’ giunto il momento di uscire dalla nebbia
e che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Se Marchionne vuole chiudere l’azienda dichiari il
fallimento o la metta in vendita senza condizioni e lo Stato intervenga per
comprarla o espropriarla.
Il mondo politico e istituzionale del territorio la smetta
di fare sceneggiate e metta in atto tutte le iniziative possibili, per ottenere
gli incontri necessari alla soluzione del problema.
Si faccia la convocazione contestuale e perpetua di tutte le
istituzioni della provincia, si passi alle dimissioni da tutti gli incarichi
ricoperti, si arrivi allo sciopero della fame di tutti i rappresentanti
istituzionali, si organizzi l’assedio del Ministero dello sviluppo economico,
si facciano scendere in piazza tutti i forconi e le “paroccole” disponibili,
ecc, ecc.
Non si tratta di innescare la violenza, ma semplicemente di
attivare tutte le iniziative, per ottenere il rispetto del dettato
costituzionale e della dignità umana.
La violenza vera sta nell’azione di chi ritiene di poter
calpestare tutti gli essere umani, per incrementare i propri loschi profitti.
Le popolazioni irpine e meridionali hanno tutto il diritto
di reagire con forza e determinazione ai soprusi a cui vengono sistematicamente
sottoposte, rifiutando le prediche dei “soloni” che hanno vigliaccamente
avallato le porcherie padronali e leghiste.
Il Sud non si riscatta con le sigle sudiste dei fantocci
asserviti, ma con l’impegno culturale e civile e con la lotta dura dei
cittadini liberi.
Si parta dalle vicende della Irisbus, dei tribunali, degli
ospedali, delle infrastrutture, per avviare un percorso veramente alternativo. Chi
pensa solo alla poltrona è un traditore del territorio e del dettato
costituzionale!
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