venerdì 1 giugno 2012

LA PROVA DELLA VICENDA IRISBUS


La vicenda della Irisbus di Valle Ufita costituisce certamente un incubo per i lavoratori rimasti senza lavoro, ma è anche un problema per tutti i cittadini del territorio ed una prova per tutte le forze politiche e sindacali. E’ assolutamente inaccettabile che, a distanza di vari mesi dalla chiusura della fabbrica, non si riesca ancora a capire dove si andrà a finire.
L’ultimo incontro avuto presso il Ministero dello sviluppo economico è deprimente.
A questo punto non si può perdere altro tempo: i rappresentanti istituzionali del territorio, ad ogni livello, escano dalle formalità, gettino la maschera della recita e delle buone maniere e usino tutti i mezzi immaginabili e possibili, per ottenere risposte chiare e risolutive.
Le stesse forze politiche e sindacali nazionali, rispetto al problema, hanno il dovere di cambiare strategia e percorso, perché la vicenda della Irisbus di Valle Ufita è emblematica, sotto molteplici punti di vista.
Nessuno può far finta di non sapere
-che la Irisbus è sostanzialmente l’unica vera azienda italiana costruttrice di pullman,
-che il parco autobus italiano è vecchio, fuori norma e da rinnovare, come ci dice la stessa Commissione europea,
-che l’insediamento di tale fabbrica è costato non poco alla casse dello Stato,
-che la chiusura di questa azienda costituirebbe, non solo per l’Irpinia ma anche per tutto il mezzogiorno, un colpo mortale ed un segnale distruttivo.
Marchionne non può fare il porco comodo suo e il Governo non può stare a guardare passivamente. E’ giunto il momento di uscire dalla nebbia e che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Se Marchionne vuole chiudere l’azienda dichiari il fallimento o la metta in vendita senza condizioni e lo Stato intervenga per comprarla o espropriarla.
Il mondo politico e istituzionale del territorio la smetta di fare sceneggiate e metta in atto tutte le iniziative possibili, per ottenere gli incontri necessari alla soluzione del problema.
Si faccia la convocazione contestuale e perpetua di tutte le istituzioni della provincia, si passi alle dimissioni da tutti gli incarichi ricoperti, si arrivi allo sciopero della fame di tutti i rappresentanti istituzionali, si organizzi l’assedio del Ministero dello sviluppo economico, si facciano scendere in piazza tutti i forconi e le “paroccole” disponibili, ecc, ecc.
Non si tratta di innescare la violenza, ma semplicemente di attivare tutte le iniziative, per ottenere il rispetto del dettato costituzionale e della dignità umana.
La violenza vera sta nell’azione di chi ritiene di poter calpestare tutti gli essere umani, per incrementare i propri loschi profitti.
Le popolazioni irpine e meridionali hanno tutto il diritto di reagire con forza e determinazione ai soprusi a cui vengono sistematicamente sottoposte, rifiutando le prediche dei “soloni” che hanno vigliaccamente avallato le porcherie padronali e leghiste.
Il Sud non si riscatta con le sigle sudiste dei fantocci asserviti, ma con l’impegno culturale e civile e con la lotta dura dei cittadini liberi.
Si parta dalle vicende della Irisbus, dei tribunali, degli ospedali, delle infrastrutture, per avviare un percorso veramente alternativo. Chi pensa solo alla poltrona è un traditore del territorio e del dettato costituzionale!

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