La sentenza del giudice del lavoro con la quale è stato
condannata la FIAT a riassumere 145 operai iscritti alla FIOM-CGIL, vergognosamente discriminati dal
manager Marchionne, deve essere
considerata una pietra miliare nella storia del diritto.
Anche in una fase difficile, come quella che stiamo vivendo,
l’arroganza e la prepotenza dei padroni può essere fermata e sconfitta.
I principi sacrosanti, sanciti dalla Costituzione e
conquistati attraverso grandi lotte del mondo del lavoro, non possono essere
calpestati impunemente.
Sarebbe ora che lo capissero non solo Marchionne e soci ma
anche tutti coloro che, rispetto al problema, sono stati conniventi o
spettatori distratti e passivi.
I “professori” che attualmente occupano le poltrone
ministeriali, i dirigenti sindacali concorrenti e ipercritici rispetto alla FIOM, gli esponenti politici
alla Sacconi, alla Ichino o alla Renzi traggano dalla sentenza la dovuta
lezione.
Da tutti questi personaggi, purtroppo, non c’è da aspettarsi
alcuna riflessione autocritica;
con matematica certezza saremo costretti ad assistere ad
altre ostracistiche fandonie.
Del resto non ci sarebbe niente di nuovo; il tutto è stato
già sperimentato a seguito di altre sentenze dello stesso tipo.
Ben altro, invece, deve essere l’atteggiamento della gente
comune e soprattutto delle persone che auspicano il ritorno ad una politica
credibile e pulita.
La si smetta di andare, sotto la spinta dell’informazione
asservita, a spaccare i capelli nei comportamenti della FIOM e si guardi con un
minimo di senso critico a tutto quello che sta succedendo nella vita economica,
sociale e politica.
Nei momenti cruciali è doveroso cogliere il senso profondo
delle cose e non cincischiare intorno a presunti errori e limiti di altri.
La FIOM- CGIL, pur con gli errori che ha potuto commettere
in qualche luogo di lavoro, ad opera di qualche suo rappresentante, è stata una
delle poche luci accese, in una fase di grande oscurità generale.
E’ assolutamente inaccettabile che si assumano atteggiamenti
di grande severità nei confronti di chi fa il suo dovere e si accettino ad
occhi chiusi le azioni rivoltanti di personaggi che, fregiandosi dell’incarico
di ministro del lavoro, si sono qualificati solo come ministri della divisione
sindacale o del licenziamento.
So perfettamente che una sentenza non può cambiare il corso
della storia, ma almeno serva a fare aprire gli occhi alle persone di buon
senso.
Se si aprono gli occhi non si può non vedere il percorso
all’indietro che i poteri forti hanno imposto alla società: le disuguaglianze
sociali stanno vertiginosamente aumentando, i diritti più elementari vengono sistematicamente
calpestati, le speculazioni finanziarie stanno distruggendo la vita di milioni
e milioni di persone.
Se si continuerà a camminare in questa direzione, fra
qualche anno, nelle chiese non troveremo più le figure di Cristo, della Madonna
e dei Santi ma i simboli del “dio”
profitto e del “dio”
mercato, imposti non più da dittature militari ma da dittature mediatiche e
sondaggistiche.
Tutto questo, però, non è inevitabile. La sentenza che
condanna la Fiat e Marchionne dimostra che un altro percorso è possibile. E’
giunta l’ora di intraprenderlo con decisione!
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