In questi giorni, i potenziali elettori del centro-sinistra,
anziché essere stimolati da idee e proposte alternative al sistema politico,
economico ed etico, che ci ha fatto precipitare nella più grave crisi dell’età
repubblicana, vengono afflitti da strumentali scontri personalistici e da
campagne qualunquiste sulla “rottamazione” della classe dirigente.
In mancanza di una riflessione seria su quanto è avvenuto
nel mondo e nello stesso nostro Paese dagli anni ’80 del Novecento ad oggi e in
assenza di un progetto politico chiaramente alternativo, lo stesso reale bisogno
di rinnovamento della classe dirigente rischia di impantanarsi e restare una
chimera. Il vero rinnovamento si fa con le idee, con le proposte
programmatiche, con lo stimolo alla partecipazione attiva dei cittadini, con la
crescita culturale della società, con il potenziamento del senso civico ed
etico della gente, ecc, non con le sgomitate degli avventurieri, le sculettate
delle veline e le giravolte dei trasformisti.
Di personaggi di questo tipo le aule parlamentari e le varie
istituzioni sono già troppo piene.
Le persone che vogliono realmente il cambiamento del sistema
di vita e la rigenerazione della politica, più che farsi inebriare da
strumentali e qualunquiste campagne di personaggi rampanti, farebbero bene ad
analizzare con profondo senso critico il processo politico, culturale, morale, sociale
ed economico in corso.
Nessun progressista serio può far finta di non sapere che
alla base di un vero rinnovamento non può esserci che il sovvertimento del
ruolo egemone che il capitalismo finanziario ha esercitato e continua ad avere
sul mondo.
Il terribile
salto indietro, che si è avuto negli ultimi anni, è stato determinato da una
vera e propria lotta di classe, condotta dall’alto verso il basso, dai ricchi
contro i poveri.
Il vecchio obiettivo dei padroni di privatizzare i profitti
e socializzare le perdite, con il
neoliberismo, è stato addirittura superato in peggio, in quanto si è continuato
a privatizzare i profitti, ma si sono totalmente scaricati sui ceti sociali più
deboli le perdite.
In questo quadro, i governi europei, per soccorrere le
banche e le istituzioni finanziarie hanno sborsato la bellezza di tre trilioni
di euro e per risanare i bilanci, che prima hanno disastrato, hanno proceduto a
massicci tagli allo stato sociale.
E così l’austerità è diventato un eccellente strumento di
lotta dall’alto verso il basso.
In poche parole i governi europei, compreso quello italiano
dei professori, si sono messi a rimorchio del sistema finanziario invece di
provare a riformarlo.
Emblematico è il fatto che quando la BCE deve prestare dei
soldi ai Paesi in difficoltà, non può farlo direttamente agli Stati, ma deve farlo attraverso le banche,
che, naturalmente li utilizzano guadagnandoci sopra. Che capolavoro!
Se si continuasse nella rassegna delle porcherie del sistema
si dedurrebbe la necessità assoluta del cambiamento, anche delle persone che
hanno consentito tutto quello che è avvenuto, ma il rinnovamento vero non è
determinato solo dall’appropriazione di qualche poltrona.
Mi permetto, a questo punto, di suggerire ai rottamatori
rampanti di andare a rileggersi qualche vecchio testo politico e se, facendo
ciò, temono di passare per nostalgici, vadano a leggersi almeno l’ultimo libro
del professore e sociologo Luciano Gallino “LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE”-
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