venerdì 2 novembre 2012

LA LOTTA DI CLASSE DEI CETI DOMINANTI


In questi giorni, i potenziali elettori del centro-sinistra, anziché essere stimolati da idee e proposte alternative al sistema politico, economico ed etico, che ci ha fatto precipitare nella più grave crisi dell’età repubblicana, vengono afflitti da strumentali scontri personalistici e da campagne qualunquiste sulla “rottamazione” della classe dirigente.
In mancanza di una riflessione seria su quanto è avvenuto nel mondo e nello stesso nostro Paese dagli anni ’80 del Novecento ad oggi e in assenza di un progetto politico chiaramente alternativo, lo stesso reale bisogno di rinnovamento della classe dirigente rischia di impantanarsi e restare una chimera. Il vero rinnovamento si fa con le idee, con le proposte programmatiche, con lo stimolo alla partecipazione attiva dei cittadini, con la crescita culturale della società, con il potenziamento del senso civico ed etico della gente, ecc, non con le sgomitate degli avventurieri, le sculettate delle veline e le giravolte dei trasformisti.
Di personaggi di questo tipo le aule parlamentari e le varie istituzioni sono già troppo piene.
Le persone che vogliono realmente il cambiamento del sistema di vita e la rigenerazione della politica, più che farsi inebriare da strumentali e qualunquiste campagne di personaggi rampanti, farebbero bene ad analizzare con profondo senso critico il processo politico, culturale, morale, sociale ed economico in corso.
Nessun progressista serio può far finta di non sapere che alla base di un vero rinnovamento non può esserci che il sovvertimento del ruolo egemone che il capitalismo finanziario ha esercitato e continua ad avere sul mondo.
 Il terribile salto indietro, che si è avuto negli ultimi anni, è stato determinato da una vera e propria lotta di classe, condotta dall’alto verso il basso, dai ricchi contro i poveri.
Il vecchio obiettivo dei padroni di privatizzare i profitti e socializzare le perdite, con  il neoliberismo, è stato addirittura superato in peggio, in quanto si è continuato a privatizzare i profitti, ma si sono totalmente scaricati sui ceti sociali più deboli le perdite.
In questo quadro, i governi europei, per soccorrere le banche e le istituzioni finanziarie hanno sborsato la bellezza di tre trilioni di euro e per risanare i bilanci, che prima hanno disastrato, hanno proceduto a massicci tagli allo stato sociale.
E così l’austerità è diventato un eccellente strumento di lotta dall’alto verso il basso.
In poche parole i governi europei, compreso quello italiano dei professori, si sono messi a rimorchio del sistema finanziario invece di provare a riformarlo.
Emblematico è il fatto che quando la BCE deve prestare dei soldi ai Paesi in difficoltà, non può farlo direttamente agli Stati,  ma deve farlo attraverso le banche, che, naturalmente li utilizzano guadagnandoci sopra. Che capolavoro!
Se si continuasse nella rassegna delle porcherie del sistema si dedurrebbe la necessità assoluta del cambiamento, anche delle persone che hanno consentito tutto quello che è avvenuto, ma il rinnovamento vero non è determinato solo dall’appropriazione di qualche poltrona.
Mi permetto, a questo punto, di suggerire ai rottamatori rampanti di andare a rileggersi qualche vecchio testo politico e se, facendo ciò, temono di passare per nostalgici, vadano a leggersi almeno l’ultimo libro del professore e sociologo Luciano Gallino “LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE”-  

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