sabato 19 febbraio 2011

E’ L’ORA DELLA RESA DEI CONTI


Qualche mese fa, su questo giornale, scrissi un articolo intitolato “RIBELLARSI E’ GIUSTO”.
Lo scrissi a sostegno della lotta delle amministrazioni e delle popolazioni dell’Alta Irpinia, in difesa delle strutture ospedaliere del territorio.
Oggi, alla luce di quello che sta avvenendo, non solo nel settore sanitario ma anche in tutti gli altri campi, sia in Irpinia che nell’intero Mezzogiorno, sento di affermare che la ribellione non basta: serve una vera e propria rivolta.
Non parlo di rivoluzione per non apparire un esasperato, un illusionista, un marziano.
La realtà sociale, economica e politica delle nostre terre e del Mezzogiorno, sta assumendo, però, caratteristiche tali da richiedere una radicale resa dei conti a tutto il sistema di potere dominante. 
Le vicende in atto nei paesi africani e l’intero corso della storia, oltretutto, ci dicono che  “quando la misura è colma”, tutto può succedere, perché “il troppo stroppia”.
Quello che è stato costretto a sopportare fino ad ora l’intero Mezzogiorno e segnatamente la sua parte più marginale è stato veramente troppo.
A 150 anni dall’Unità del Paese, il Sud viene ancora considerato dal ceto dominante, a seconda delle circostanze, o un peso da scaricare o una mucca da mungere.
Nella ripartizione dei fondi per le grandi opere e per i servizi essenziali al Sud vengono assegnate solo le briciole.
Nei momenti di emergenza i fondi FAS e spesso anche i fondi europei, destinati per legge alle aree sottosviluppate, vengono prelevati per pagare la cassa integrazione, per fronteggiare gli effetti di qualche calamità naturale, per pagare qualche  pesante multa europea, ecc.
I tentativi, invero poco efficaci, messi in campo a sostegno del Sud, nei decenni scorsi, oggi non vengono nemmeno ipotizzati; al massimo si ricorre a qualche pacchianata propagandistica, priva di ogni concretezza.
E così le infrastrutture avviate restano incomplete, i grandi progetti restano sulla carta e vengono rispolverati solo in campagna elettorale, molte strutture sanitarie vengono chiuse o declassificate, come sta succedendo in Alta Irpinia,  molte fabbriche vengono smantellate, ecc.
Perché meravigliarsi allora se la disoccupazione giovanile raggiunge livelli sbalorditivi, se molte aree territoriali si avviano alla desertificazione antropica, se la malavita organizzata tende ad occupare tutti gli spazi e ad estendersi anche in altre aree del Paese?
E mentre avviene tutto questo stiamo anche ad assistere continuamente alla nascita di sigle sudiste ad opera di personaggi, che sostengono servilmente e vigliaccamente la politica governativa antimeridionalistica.
Siamo proprio al teatro dell’assurdo!
In questo quadro finiscono per apparire addirittura più apprezzabili i leghisti, che almeno si manifestano per quelli che sono, senza mascheramenti.
Rispetto a questo processo devastante manca una politica chiara e credibile ed una classe dirigente, capace di costruire una svolta .
E questa è una piaga drammatica soprattutto nel Mezzogiorno, dove la politica è andata a finire tutta nelle mani dei gestori del potere, che si preoccupano solo delle poltrone da occupare direttamente o assegnare ai clienti.
Di qui la necessità di mettere in campo un grande movimento, capace di svegliare le coscienze e ridare vita alla vera politica.

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