martedì 2 agosto 2011

MANIE FARAONICHE FUORI TEMPO


Le opere colossali, costruite dai Faraoni d’Egitto, hanno segnato la storia dell’umanità, non solo per il loro spessore monumentale, ma anche per i condizionamenti psicologici che hanno determinato su molte persone.
La tendenza a costruire opere gigantesche, a costi spropositati, infatti, ha, spesso,  contrassegnato l’azione di molti governanti del mondo.
Nel corso del Settecento e dell’Ottocento addirittura si affermò e diffuse un gioco di carte, appellato “faraone”, proprio perché caratterizzato da una tecnica spropositata ed anche spregiudicatamente azzardata.
Questa tecnica, maniacalmente azzardata, purtroppo, caratterizza, sempre di più, anche la politica governativa del nostro Paese, ad opera del cavaliere (?) Berlusconi, che faraonicamente si pavoneggia a tal punto da autodefinirsi “unto del Signore”.
E questo avviene in un momento molto difficile, sotto ogni punto di vista, per l’Italia.
Così, da una parte, siamo costretti ad assistere a continui tagli a servizi, pensioni, stipendi, salari e a pesanti sforbiciate di fondi per opere pubbliche e infrastrutture, riguardanti soprattutto il Mezzogiorno, dall’altra veniamo sottoposti a bombardamenti mediatici, attraverso sofisticate tecniche pubblicitarie, su faraonici e costosissimi progetti.
Per avere un quadro chiaro della situazione pensiamo, ad esempio, a quello che è stato detto e fatto, per anni, rispetto al ponte sullo stretto di Messina, a quello che è stato fatto in Sardegna, in preparazione del G8, dirottato, poi, a L’Aquila, a quello che si sta dicendo e facendo sulla TAV in Val di Susa, ecc.
Si tratta di opere faraoniche, caratterizzate da un palese e insopportabile contrasto tra costi ed effettiva utilità, che dovrebbe far molto riflettere sui vistosi danni prodotti da certe manie di grandezza.  
Il quadro della situazione, naturalmente, diventa ancora più chiaro se a questo scenario ne contrapponiamo un altro:
- il taglio del Corridoio 1, Berlino-Palermo, ad opera della Commissione europea, nel silenzio assoluto del governo italiano,
- lo stato insopportabile in cui è tenuta, da decenni, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria,
- l’abbandono a cui sembrano essere condannati i migliori porti italiani, a cominciare da quello di Gioia Tauro,
- il degrado di tutti i tipi di trasporto, riguardanti soprattutto il Mezzogiorno,
- l’asfissia dei rifiuti, che sta mortificando e distruggendo città come Napoli e Palermo,
- l’inquinamento che sta portando alla rovina tutte le nostre spiagge marine e i nostri fiumi.
A questo punto, forse, è meglio non prolungare l’elencazione dei mali, non solo perché il quadro della situazione è già abbastanza chiaro, ma anche per non correre il pericolo di cadere nella depressione.
A questo punto, però, è anche necessario non limitarsi a descrivere e denunciare la situazione, ma interrogarsi sul perché, in uno Stato democratico, si sia potuto arrivare a tanto.
Per gli schiavi, che erano costretti a lavorare per i Faraoni, non era facile disobbedire e ribellarsi. In uno stato democratico le cose stanno diversamente. Certo, anche oggi, il potere ha molti strumenti di asservimento, a cominciare da quelli mediatici, ma i cittadini, se vogliono, hanno tante possibilità di difendere la propria dignità.
Basta credere in se stessi e non scimmiottare e venerare le “mezze calzette”, che pretendono di spacciarsi per nuovi Faraoni.

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