La dolorosa vicenda della Irisbus di Valle Ufita sta facendo precipitare l’intera Irpinia in un buio pesto, non solo dal punto di vista economico e sociale ma anche sotto l’aspetto politico.
I lavoratori dell’azienda, a seguito dell’annunciata sua svendita, da parte della Fiat-Iveco,
si sono mobilitati, con grande senso di responsabilità, per conoscere i reali processi in atto, difendere il loro posto di lavoro, salvaguardare il futuro del territorio e non far perdere all’Italia l’unica produzione di autobus esistente nel Paese.
Per farsi ascoltare e aprire una discussione seria sul problema, hanno bussato, senza pregiudizi e paraocchi, a tutte le porte, ma di risposte ne hanno ricevute poche ed anche di scarso peso.
Sconvolgente è stata soprattutto la non risposta del governo e dei ministri competenti.
L’incontro romano di mercoledì è stato, a dir poco, mortificante:
la sordità assoluta manifestata dai dirigenti dell’azienda e la sostanziale assenza del governo ha fatto cadere sulla vicenda una spessa e gelida coltre di nebbia.
L’impotenza manifestata dal ministro “spettatore” e dai parlamentari irpini, presenti all’incontro, non può che far crescere la sfiducia e il pessimismo.
A suscitare qualche speranza, in questo buio pesto, naturalmente, sono gli sprazzi di luce, che provengono dalla tenacia e dalla forza dei lavoratori, dal sostegno a questa lotta sacrosanta da parte di tanti amministratori, dalla maggiore attenzione, rispetto al problema, manifestata, negli ultimi giorni, da alcuni dirigenti sindacali e politici nazionali.
Nelle valutazioni dei lavoratori sono apparse incoraggianti le prese di posizione del presidente della regione, Caldoro e dell’on. Umberto Ranieri, responsabile per il mezzogiorno del PD e segretario particolare del Presidente della Repubblica, Napolitano.
Piccoli raggi di luce, che, pure in assenza totale del governo nazionale, fanno sperare.
C’è solo da augurarsi, a questo punto, che la politica provinciale finalmente si scuota, nella sua interezza, per uscire dal losco gestionismo delle poltrone e per misurarsi seriamente su questo problema e sul futuro del nostro territorio.
Non posso fare a meno, in questo quadro, di richiamare l’attenzione di tutti su di un altro piccolo sprazzo di luce, che, in queste ore, si è acceso in Irpinia: l’accordo stipulato tra il Comune di Bisaccia e l’azienda Rende, per l’apertura di una fabbrica, capace di dare lavoro ad una quarantina di persone.
Alcuni mesi fa, in occasione dell’espletamento della gara di appalto, questo giornale promosse, nella sua sede, un incontro pubblico tra i protagonisti dell’iniziativa imprenditoriale.
Si svolse un confronto serio tra Pasquale Gallicchio, in rappresentanza del Comune Bisaccia, il proprietario dell’azienda, il manager Nicola Olivieri, artefice del percorso.
Gianni Festa e alcuni membri della redazione non si risparmiarono nel porre domande e sollecitare spiegazioni. Il tutto fu reso pubblico dal giornale e anche attraverso un servizio di Irpinia TV.
Le istituzioni sono rimaste insensibili, rispetto a quella iniziativa, come, del resto, rispetto a tutte le iniziative portate avanti sull’argomento dal sottoscritto e dal manager Olivieri.
Dopo il segnale dell’accordo, fatto due giorni fa a Bisaccia, c’è solo da augurarsi che qualcuno apra finalmente gli occhi. Il percorso indicato non è fantasioso!
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