Due giorni fa la Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sulla legge elettorale, definita Porcellum dal suo stesso ideatore, e la Camera dei Deputati, eletta-nominata proprio con quella legge, ha negato l’arresto dell’on. Cosentino, richiesto dai giudici di Napoli, per collusione con la malavita organizzata.
Si è trattato di due tegole pesanti, cadute sulla testa di quanti continuano a sperare nell’avvio di un processo di cambiamento, nella situazione politica italiana.
Si è trattato anche, però, di una boccata di ossigeno per quanti, a cominciare da Berlusconi, da alcune settimane si trovano in difficoltà, a seguito della caduta del loro governo.
Si può anche non dare grande valenza ai due fatti, ma il loro peso sui processi politi in corso nel Paese non può essere sottovalutato.
Il cammino auspicato dal nuovo governo, in direzione del risanamento economico, morale e politico, già molto difficile e accidentato, diventerà ancora più complicato.
In alcune forze politiche aumenteranno i disagi, i malesseri, le divisioni, in altre si intensificheranno le resistenze al cambiamento, le ripicche, le manovre ostative.
In una situazione di questo tipo sarebbe necessario che ci fosse uno scatto di risveglio e di senso civico, in tutta la società, per non sprofondare nella sfiducia e nella passività generale.
In mancanza di una presa di coscienza generale dello stato delle cose, dobbiamo sapere che
tutta la qualità della vita andrà ulteriormente peggiorando.
Già siamo quotidianamente afflitti da notizie raccapriccianti di gesti disperati, inconsulti e violenti, determinati da un sistema di vita ingiusto, squilibrato e depressivo; se, a livello politico, si continua ad operare alla maniera degli ultimi decenni, le prospettive non saranno certamente rosee.
Il governo Monti, al di là di alcuni provvedimenti squilibrati e poco equi, ha fatto riacquistare all’Italia un po’ di credibilità, a livello europeo e mondiale, e questo è un fatto molto importante, ma non basta.
Al Paese non servono solo una ripresa economica e un riequilibrio sociale e territoriale, ma anche un risanamento morale e civile e una ricostruzione politica e culturale.
Dopo il Fascismo e la seconda guerra mondiale, il mondo della politica, della cultura, del lavoro, dell’imprenditoria, delle professioni, ecc, si diedero da fare intensamente, attraverso un’accesa dialettica ed un confronto serrato ed anche aspro, per ricostruire il Paese e ci riuscirono.
Oggi non stiamo nelle condizioni in cui stavamo nel 1945, ma non stiamo affatto bene, perché nell’ultimo ventennio, nella società, sono state seminate molte erbacce ed anche varie mine.
Servono interventi decisi e radicali in molti campi, ma serve anche cooperazione e capacità integrativa tra le parti in azione.
In altre occasioni ho parlato di “nuovo Umanesimo”, di “nuovo Illuminismo”, di “nuova Resistenza”, di “nuovo Socialismo”.
Ora, oltre a ribadire questo bisogno, sento di invocare anche un impegno collettivo e di massa, in direzione del risanamento mentale e culturale, come presupposto indispensabile per ogni prospettiva di crescita del Paese.
Non servono demiurghi né “unti del Signore”, ma non si può fare a meno di uno sforzo collettivo e partecipato, impiantato sul rigore morale, sul rispetto reciproco, sulla solidità culturale.
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