domenica 1 gennaio 2012

PER UN NUOVO UMANESIMO


 Col termine umanesimo, nel nostro tempo, come è noto, si tende a rappresentare quella cultura e prassi di vita, che ha come fondamento e fine i valori umani, la dignità, la responsabilità e la libertà dell’uomo.
Altrettanto noto è che l’enunciato senso di questa parola deriva essenzialmente dal movimento culturale e di pensiero, che, tra il XIV e il XV secolo, attraverso lo studio della classicità, con nuovo spirito critico, rivalutò l’uomo e la natura, di contro al predominio dei valori ascetici e trascendenti del Medio Evo.
In quel tempo, il movimento umanistico, con le sue accademie, le sue scuole e università, i suoi cenacoli, le sue biblioteche, i suoi centri stampa, ecc, definì una nuova concezione dell’uomo, della vita e della realtà e, sia pure attraverso varie contraddizioni, gettò le basi di una profonda ed evolutiva ” rivoluzione culturale”.
E’ proprio quello che serve anche oggi, perché l’uomo ridiventi artefice del proprio destino, evitando di rimanere soffocato dalle tendenze “trascendenti” del denaro, del profitto, del consumismo, del mercato, dell’egoismo, ecc, ecc.
Non è ipotizzabile, infatti, un serio cambiamento politico e sociale, nella situazione attuale, in mancanza di un profondo rinnovamento culturale.
Le manovre tecniche e pragmatiche, gli aggiustamenti burocratici e gestionali, le pezze finanziarie e di bilancio, per risultare utili, hanno assoluto bisogno di un modello di vita diverso e di una visione del mondo alternativa.
E’ proprio per annebbiare questo bisogno che i costruttori del disastro economico e sociale,  soprattutto in Italia, hanno fatto di tutto per distruggere la scuola, affossare la ricerca, sradicare i fondamenti della cultura, a beneficio degli spettacoli passatempo,  del sondaggismo umorale, delle appariscenze mediatiche.
In questo clima di “bassa cultura” è stato facile diffondere il qualunquismo e il populismo e così i gestori del potere hanno avuto pressoché mano libera.
Ciò che colpisce è che, di fronte a questo stato di cose, le forze che si collocano formalmente all’opposizione non siano riuscite a cogliere fino in fondo le cause del processo disastroso e non abbiano fatto gli sforzi necessari per invertire la tendenza.
La perdita pesante di credibilità della politica sta tutta in questo andamento.
Considerato il punto a cui siamo arrivati, per imboccare una strada di salvezza, non bastano le posizioni nostalgiche né quelle superficialmente nuoviste; serve una profonda rivoluzione culturale, serve un nuovo umanesimo!
Una nuova classe dirigente, rispetto a quella rancida, che ci ha portato al punto in cui siamo, non può scaturire dai puri livelli gestionali, dagli inciuci, dalle cordate correntizie e nemmeno dalle rottamazioni a casaccio, ma dallo studio dei “classici” del pensiero democratico e progressista, dalla lezione dei nostri padri costituenti, dall’ analisi critica della realtà presente, dalla capacità di svolgere un ruolo culturale e di guida nella società.
Un nuovo domani non può essere costruito da parlamentari nominati e servili, da miliardari in conflitto di interesse con la cosa pubblica, da notabili proiettati nelle amministrazioni locali.
Senza una crescita culturale, civile e umana generalizzata non potrà esserci né una crescita economica solida e duratura, né un rinnovamento politico.

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