Non è facile per chi, nella sua esistenza, ha sempre coltivato certi valori civili, sociali, culturali e morali, mantenere, nella realtà odierna, un solido equilibrio psichico.
L’ideologia, che ha fatto del profitto esasperato e del mercato senza regole delle “divinità” assolute, sta distruggendo tutto.
L’asservimento della società a queste “divinità”, soprattutto nel nostro Paese, sembra essere inarrestabile.
Gli sparuti difensori dell’impianto costituzionale, dei valori egualitari, delle conquiste civili e sociali, del patrimonio migliore del nostro paese appaiono ormai dei soggetti anacronistici.
E così, spesso, capita che anche molti degli storici cultori e protagonisti delle passate conquiste, ora si sentono macchiati da una sorta di peccato originale da cui liberarsi, per diventare apostoli delle nuove “divinità”.
Non c’è bisogno di essere un raffinato politologo per rendersene conto, basta accendere il televisore, sfogliare qualche giornale, fare qualche chiacchierata in piazza.
Non mancano naturalmente quelli che si ostinano a credere ancora nei valori civili e sociali, che hanno segnato la storia degli ultimi secoli, ma, per loro, la vita diventa sempre più difficile:
si sentono isolati, emarginati e, nel migliore dei casi, compatiti.
Ne deriva che su queste persone aleggia sempre di più lo spettro della depressione.
I percorsi individuati da questi infelici, per sfuggire a questo malanno, sono stati vari: alcuni si sono messi a coltivare interessi particolari, magari di carattere personale o familiare, altri hanno trovato degli hobby, capaci di distrarli, altri ancora si sono lasciati attrarre dall’indifferenza o addirittura dal qualunquismo, ecc.
A combattere quotidianamente con lo spettro della depressione, non sono pochi: sono
coloro che non hanno voluto cancellare la propria storia.
La fine del governo Berlusconi e la creazione del governo Monti aveva acceso in queste persone un barlume di luce e rimesso in moto qualche speranza.
A sentire, oggi, certe dichiarazioni di Monti, Fornero, Passera ecc, e a leggere certi giornali, questi poverini rischiano di ricadere nel baratro psichico, in maniera ancora più traumatica.
Che fare, allora?
La medicina idonea è quella di
-richiamare alla mente il percorso della storia umana, che ci dice come gli uomini siano stati sempre capaci di uscire, sia pure attraverso immensi sacrifici, anche dalle situazioni più difficili e drammatiche,
-analizzare con grande capacità critica la realtà odierna, per smascherare gli artefici del disastro e individuare le forze e le energie, capaci di mettere in moto un movimento di pensiero e di lotta, contro il processo devastante in atto,
-smetterla di piangersi addosso, crogiolarsi nella rassegnazione e nella sfiducia o limitarsi a scegliere il meno peggio.
Grazie a questa “medicina” è possibile vincere il senso di impotenza e la passività. Oltretutto è doveroso farlo, se non si vuole diventare complici indiretti dei devastatori.
Il troppo stroppia! E’ necessario ed urgente farlo capire anche agli attuali governanti del nostro Paese, che, sostenuti da un sistema informativo asservito e da un sistema politico sbrindellato e opportunista, vogliono passare come salvatori della Patria, continuando a dissanguare, in continuità col passato governo, lavoratori, pensionati, impiegati, esodati, piccole imprese, lasciando nell’ inferno giovani, donne, mezzogiorno, ecc e non toccando miliardari, evasori fiscali, malavitosi, speculatori finanziari, lobby, ecc. Ora basta!
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