venerdì 4 maggio 2012

CARI MERIDIONALI NIENTE E’ IMPOSSIBILE


Gli Italiani, soprattutto al Sud, sono in preda ad una crisi di fiducia e a una perdita di speranza.
Lo testimoniano molti dati:
-tre milioni di persone disoccupate sono così scoraggiate da non cercare più alcun lavoro,
-il primo partito italiano è quello degli astensionisti, che raggiunge il 36% della popolazione,
-l’Italia, con percentuali molto alte soprattutto nel Mezzogiorno, è tra i primi paesi dell’Ocse per abbandono scolastico,
-ogni giorno, in Italia, c’è un suicidio per perdita di lavoro e di ogni speranza di vita decente.
L’elencazione di dati catastrofici sullo stato d’animo degli Italiani e segnatamente dei meridionali potrebbe allungarsi molto, ma è meglio non insistere.
Al pessimismo dell’intelligenza bisogna accoppiare sempre, gramscianamente, l’ottimismo della volontà. Niente è impossibile per chi ha buona volontà e rispetto per la vita!
Bisogna solo lavorare e battersi, con tutti i mezzi, per rivoluzionare lo stato delle cose, imposto da un sistema di potere ingordo, iniquo e prepotente.
E’ giunta l’ora di correggere lo squilibrato processo unitario del Paese, che, negli ultimi anni, col governo Berlusconi-Bossi, ha assunto aspetti assolutamente insopportabili.
E’ giunta l’ora di reagire con forza e determinazione alla politica distruttiva del Mezzogiorno.
Bisogna smetterla di considerare semplici battute folcloristiche le terribili affermazioni  di parlamentari leghisti sui meridionali, accompagnate sempre  da altrettanto terribili provvedimenti governativi. Pensiamo, ad esempio, all’ultima farneticazione di Borghezio sulla necessità per lo Stato di vendere agli USA la Sicilia e la Campania, per risanare le finanze e liberarsi dal peso di questi territori.
Come si fa a non sentirsi umiliati al solo pensiero di aver tollerato come alte cariche del Governo e del Parlamento personaggi come Bossi, Maroni, Belsito, Rosi Mauro, ecc?
Cari Irpini, cari meridionali usciamo dallo sconforto, liberiamoci dalla sfiducia:
il Mezzogiorno può e deve diventare un’area dell’Italia e dell’Europa dinamica e propulsiva.
Lo è stata già tante volte, nel corso della storia. Ora, nel quadro dei grandi processi politici in corso in vari paesi del Mediterraneo, il nostro Sud può riassumere un ruolo attivo e determinante. Bisogna solo che, a livello istituzionale, si esca dalla logica del contingente e della semplice gestione del potere e, a livello culturale, politico e umano, si entri in una logica costruttiva e progettuale. Il Sud deve diventare un’area strategica nei rapporti commerciali, nella produzione di qualità, nella ricerca e nella innovazione.
Basta, perciò, con le sole vertenze contingenti ed occasionali; i meridionali abbiano l’ambizione di conquistarsi un’egemonia culturale nella costruzione di un progetto alternativo a quello che ha portato l’intera Italia nell’attuale palude.
Difendiamo con le unghie e i denti tutti i servizi che ci vogliono sottrarre, ma rendiamoci anche conto che queste nostre battaglie potranno avere qualche successo solo se viene rivoluzionato il processo politico in atto. E questo deleterio processo potrà essere invertito solo da una battaglia senza quartiere, per la conquista delle infrastrutture strategiche, che finora ci sono state negate e attraverso un piano organico, che faccia del Mezzogiorno il cantiere  della cultura e della ricerca, dello sviluppo tecnologico e della produzione eccellente, della logistica commerciale e dei rapporti diplomatici.

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