Gli Italiani, soprattutto al Sud, sono in preda ad una crisi
di fiducia e a una perdita di speranza.
Lo testimoniano molti dati:
-tre milioni di persone disoccupate sono così scoraggiate da
non cercare più alcun lavoro,
-il primo partito italiano è quello degli astensionisti, che
raggiunge il 36% della popolazione,
-l’Italia, con percentuali molto alte soprattutto nel
Mezzogiorno, è tra i primi paesi dell’Ocse per abbandono scolastico,
-ogni giorno, in Italia, c’è un suicidio per perdita di
lavoro e di ogni speranza di vita decente.
L’elencazione di dati catastrofici sullo stato d’animo degli
Italiani e segnatamente dei meridionali potrebbe allungarsi molto, ma è meglio
non insistere.
Al pessimismo dell’intelligenza bisogna accoppiare sempre,
gramscianamente, l’ottimismo della volontà. Niente è impossibile per chi ha
buona volontà e rispetto per la vita!
Bisogna solo lavorare e battersi, con tutti i mezzi, per
rivoluzionare lo stato delle cose, imposto da un sistema di potere ingordo,
iniquo e prepotente.
E’ giunta l’ora di correggere lo squilibrato processo
unitario del Paese, che, negli ultimi anni, col governo Berlusconi-Bossi, ha
assunto aspetti assolutamente insopportabili.
E’ giunta l’ora di reagire con forza e determinazione alla
politica distruttiva del Mezzogiorno.
Bisogna smetterla di considerare semplici battute
folcloristiche le terribili affermazioni
di parlamentari leghisti sui meridionali, accompagnate sempre da altrettanto terribili provvedimenti
governativi. Pensiamo, ad esempio, all’ultima farneticazione di Borghezio sulla
necessità per lo Stato di vendere agli USA la Sicilia e la Campania, per
risanare le finanze e liberarsi dal peso di questi territori.
Come si fa a non sentirsi umiliati al solo pensiero di aver
tollerato come alte cariche del Governo e del Parlamento personaggi come Bossi,
Maroni, Belsito, Rosi Mauro, ecc?
Cari Irpini, cari meridionali usciamo dallo sconforto,
liberiamoci dalla sfiducia:
il Mezzogiorno può e deve diventare un’area dell’Italia e
dell’Europa dinamica e propulsiva.
Lo è stata già tante volte, nel corso della storia. Ora, nel
quadro dei grandi processi politici in corso in vari paesi del Mediterraneo, il
nostro Sud può riassumere un ruolo attivo e determinante. Bisogna solo che, a livello
istituzionale, si esca dalla logica del contingente e della semplice gestione
del potere e, a livello culturale, politico e umano, si entri in una logica
costruttiva e progettuale. Il Sud deve diventare un’area strategica nei
rapporti commerciali, nella produzione di qualità, nella ricerca e nella
innovazione.
Basta, perciò, con le sole vertenze contingenti ed
occasionali; i meridionali abbiano l’ambizione di conquistarsi un’egemonia
culturale nella costruzione di un progetto alternativo a quello che ha portato
l’intera Italia nell’attuale palude.
Difendiamo con le unghie e i denti tutti i servizi che ci
vogliono sottrarre, ma rendiamoci anche conto che queste nostre battaglie
potranno avere qualche successo solo se viene rivoluzionato il processo
politico in atto. E questo deleterio processo potrà essere invertito solo da una
battaglia senza quartiere, per la conquista delle infrastrutture strategiche,
che finora ci sono state negate e attraverso un piano organico, che faccia del
Mezzogiorno il cantiere della cultura
e della ricerca, dello sviluppo tecnologico e della produzione eccellente,
della logistica commerciale e dei rapporti diplomatici.
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