Negli anni del CAF (governo Craxi-Andreotti-Forlani) la
politica italiana subì un duro colpo, con ricadute devastanti sula vita civile,
culturale ed etica del Paese.
Il processo politico, instauratosi dopo quella fase, a
seguito dell’azione di “mani pulite”, per la mancanza di una seria analisi
critica e di un conseguente risanamento della situazione, è andato incontro ad
altri e ancora più devastanti guasti.
La rottamazione di parte della vecchia classe dirigente,
accompagnata da una innovazione strumentale e condita di sporchi riciclaggi, ci
ha portato alla rovina.
Negli anni della cosiddetta seconda repubblica i poteri
forti e ingordi hanno preso il sopravvento, stabilendo la loro egemonia sulle
istituzioni e sulla vita del Paese, attraverso i processi economico-finanziari
e il sistema informativo.
Grazie a questo andazzo, mal contrastato se non addirittura
avallato dagli “innovatori” dell’opposizione, i grandi poteri personali hanno
rimpiazzato le forze collettive, i carismi dei singoli hanno sopraffatto il
senso di responsabilità personale e collegiale, la ricerca spasmodica del
potere ha portato all’annullamento del confronto e del controllo e al depotenziamento dell’opposizione.
In questo quadro i principi fondanti della Costituzione sono stati soppiantati da comportamenti
utilitaristici, lo Stato è stato svuotato, i governi delle autonomie, a
cominciare da quelli regionali, hanno assunto la forma del presidenzialismo
assoluto, fino al punto che, nel linguaggio corrente, ai presidenti venisse
assegnato il titolo di governatori.
Perché meravigliarsi se, in questo processo, l’Italia è
arrivata ad occupare gli ultimi posti in tutte le graduatorie delle conquiste
civili e sociali dei paesi sviluppati ed i primi posti nelle graduatorie della
corruzione e del malaffare di tutti i paesi del mondo?
Che fare, a questo punto? Bisogna assolutamente voltare
pagina e farlo subito, prima che la situazione precipiti in maniera
irreversibile! E questo cambiamento radicale deve riguardare certamente il campo economico, ma deve
investire soprattutto il campo
culturale, morale e politico.
Non mi sembra, purtroppo, che ci sia piena consapevolezza
della situazione.
A dominare sono ancora e sempre di più i poteri forti, che
alimentano e utilizzano la crisi della politica, per stabilizzare la loro
egemonia sullo Stato e sulla società.
D’altra parte molti degli stessi protagonisti critici del
sistema politico in atto, da Montezemolo a Grillo, a Renzi, ecc, nella
sostanza, si muovono nella logica, usata da Berlusconi e Bossi, dopo la crisi
della prima repubblica.
Su questa strada, finanzieri, banchieri, manager, tecnici e
via dicendo continuerebbero ad ingozzarsi ed il Paese scivolerebbe ancora di
più nella palude.
La strada da seguire è un’altra, diametralmente alternativa.
Lo so che non è facile rivoluzionare le cose: per farlo
serve una politica nutrita di cultura, valori, ideali, progetti e che sia anche
capace di svolgere una funzione edificante e formativa nella società.
Si tratta di un percorso laborioso e difficile, ma, in attesa
che tale processo maturi, si cominci subito con il risanamento etico e civile del
sistema e della società. Basta risanare la politica, battere l’evasione fiscale,
stroncare la malavita organizzata, per recuperare tutte le risorse necessarie
per far crescere il Paese. C’è qualcuno che può negare questa verità?
Oggi, il primo comandamento per gli Italiani deve essere il
risanamento morale.
Stiamo tranquilli: si arrabbierà Berlusconi ma non il Padre
Eterno!
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