Il nuovo presidente degli industriali irpini, Sabino Basso, intervenendo nel dibattito sul patto per lo sviluppo, ha lanciato la proposta di cedere alle imprese, ad un prezzo simbolico o addirittura gratuitamente, i capannoni dismessi e liberi, partendo dalle aree ASI.
La proposta del presidente Basso ad alcuni è apparsa una provocazione, ad altri una indicazione seria ed utile, per il rilancio dell’economia irpina.
Personalmente, avendo fatto da almeno cinque anni, ripetutamente, una proposta di questo tipo, la ritengo degna di grande attenzione e considerazione.
Non si tratta, infatti, di fare un regalo agli imprenditori, ma semplicemente di mettere al servizio della comunità delle strutture, per le quali sono stati spesi molti soldi pubblici.
So bene che non è facile superare vincoli restrittivi e norme ostative, ma so altrettanto bene
-che in altri Paesi europei sono pienamente in atto benefici e agevolazioni di questo tipo;
-che molti imprenditori del centro-nord, a pari condizioni, sono disponibili a investire da noi, anziché spostarsi all’estero;
-che è un delitto tenere vuoti dei capannoni che sono costati tanti soldi, mentre il nostro territorio, a causa della disoccupazione, procede speditamente verso la desertificazione umana;
-che è compito della politica operare per superare tutti gli ostacoli e non stare a guardare passivamente.
Nel dire queste cose non ritengo di parlare a vanvera, perché, sia nello svolgimento della mia funzione senatoriale che da semplice cittadino, in pensione, ho speso molte energie sul problema, acquisendo qualche esperienza.
Il manager Nicola Olivieri, attivamente sostenuto dal sottoscritto, ha portato nel nostro territorio decine di imprenditori, investendo tutte le istituzioni possibili, senza alcun pregiudizio politico, ma abbiamo trovato solo disponibilità verbali ed effimere e mai aperture vere e concrete.
E così alcuni di questi imprenditori sono andati all’estero, in Spagna, Slovenia, Svizzera… Confesso che uno dei motivi che mi hanno spinto al ritiro da ogni militanza politica è stato proprio quello di aver trovato su questo terreno, nei fatti, una sordità assoluta, a tutti i livelli.
Intanto il processo di degrado del nostro territorio avanza e, a questo ritmo, entro 4-5 anni, in buona parte dei comuni irpini saranno chiuse le scuole primarie, gli uffici postali, le guardie mediche, per la crisi delle nascite e la riduzione drastica della popolazione.
Dopo la chiusura degli ospedali ci sarà la soppressione dei tribunali e di ogni tipo di ufficio. Alle attuali discariche di rifiuti si aggiungeranno altre discariche.
Le fabbriche che ancora vivacchiano magari saranno sostituite da qualche centrale nucleare.
Le fabbriche che ancora vivacchiano magari saranno sostituite da qualche centrale nucleare.
Se non cambieranno rapidamente le cose questo scenario diventerà realtà amara e difficilmente arrestabile.
Ecco, allora, la necessità di prendere seriamente in considerazione la proposta del presidente Basso e di aprire un serio confronto, anche polemico, ma costruttivo.
Anziché fare chiacchiere su questioni fantomatiche e posti di potere è giusto intervenire con determinazione sul terreno del lavoro, della produzione, della valorizzazione delle nostre risorse e potenzialità produttive, dell’utilizzo di tutte le strutture disponibili.
Bisogna, una buona volta, rendersi conto che, senza lavoro e produzione di beni, non c’è alcuna prospettiva positiva per la nostra terra.
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