domenica 20 marzo 2011

L’ITALIA TRA BOSSI E MICCICHE’


Le manifestazioni celebrative del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che hanno coinvolto sentimentalmente e mentalmente milioni di persone, sono state guastate dal comportamento rozzo e truce della Lega Nord, che occupa un posto determinante nel governo del Paese.
Tutti i ricordi, gli sforzi riflessivi, i bei propositi, riguardanti il nostro “bel paese”, sono stati sporcati da parole e azioni riprovevoli, provenienti dall’agglomerato di potere leghista.
Al di là di ogni valutazione che si possa fare sul processo unitario del nostro Paese, prima e dopo il raggiungimento dell’unità nazionale, credo che gli atteggiamenti disfattisti dei leghisti vadano condannati, senza mezzi termini, per la loro rozzezza e pericolosità.
Ciò che serve all’Italia non è una politica disgregante, ma unificante e solidaristica, capace di correggere gli errori, i ritardi, le storture, gli egoismi territoriali e sociali. Ma una politica di questo tipo non ha bisogno di corporazioni localistiche e particolaristiche, bensì di forze politiche, animate da uno spirito unitario, capaci di farsi carico dei problemi ancora irrisolti, nello spirito del dettato costituzionale e della visione europea.
La politica antimeridionalistica e separatista della Lega Nord va combattuta con decisione, ma non attraverso la contrapposizione finta di una sorta di Lega Sud.
Una prospettiva di questo tipo può anche suscitare un certo fascino, ma costituirebbe sicuramente un pericolo grandissimo per la tenuta unitaria del Paese, sia sotto l’aspetto politico che culturale e umano. Se, poi, a farsi promotori di formazioni politiche sudiste sono personaggi, che da anni gozzovigliano con Bossi, avallandone tutte le rapine, a danno del Mezzogiorno, sprofondiamo veramente nel paradosso.
Che cosa c’è da aspettarsi da un partito del Sud, promosso da un personaggio come l’on. Micciché, con altri personaggi dello stesso tipo e con l’auspicio dello stesso Berlusca?
Nelle istituzioni si riproporrebbero tutti gli accordi malefici e le spartizioni di potere, tra i peggiori arnesi del Nord e del Sud, come avviene da anni, e, fuori dalle stanze del potere, a livello periferico e nei gangli sprovveduti della società, si determinerebbero certamente rapporti astiosi e, forse, anche violenti.
A questi personaggi sembra che la storia non abbia insegnato proprio niente: i loro calcoli carrieristici e di potere richiamano alla mente il comportamento dei signorotti degli staterelli preunitari, che con le loro manovre ed azioni non solo ostacolarono e ritardarono il processo unitario del Paese, ma lasciarono anche una triste e brutta eredità all’Italia unificata.
A sconfiggere l’ottusa ed egoistica resistenza di quei personaggi fu anzitutto lo spirito nazionale della migliore e secolare cultura della penisola, che spinse tanti giovani patrioti a sacrificarsi per la causa risorgimentale.
E’ proprio quello che serve, anche oggi, per battere il localismo egoistico e le lobby del potere personalistico e corporativo e correggere gli errori, i difetti e i guasti del processo unitario.
La storia da percorrere è completamente opposta a quella proposta dai vari Bossi e Micciché.  Lo spirito dialettico, anche aspro, ma sempre unificante, degli eroi risorgimentali e dei padri costituenti sia di esempio.  Solo così è possibile uscire dalla narcosi berlusconiana e non cadere in balìa delle logiche leghiste.

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