Mercoledì sera, in Parlamento, si è svolta l’ennesima sceneggiata sul federalismo municipale:
i governanti (?), a cominciare dal capo istrione, con fazzoletti verdi al taschino e con bandiere dei “popoli del Nord” sventolanti, hanno chiesto ed ottenuto la fiducia non su di provvedimento legislativo ma su uno spot pubblicitario, qual è stata la relazione del ministro Calderoli. Nei prossimi mesi ci saranno altre repliche della sceneggiata, sul federalismo provinciale e regionale e sugli effettivi decreti attuativi.
L’attività dei nostri governanti (?) rassomiglia, ormai, sempre più a quella dei venditori ambulanti, che, nei mercati e nelle fiere, strillano per richiamare l’attenzione degli acquirenti e per appioppare loro merce di scarsa qualità. Nei mercati e nelle fiere tutto rientra nella logica dell’attività. In Parlamento le cose dovrebbero andare diversamente, nella logica delle regole istituzionali e del rigore civico.
A colpire e far preoccupare le persone di buon senso, amanti del Mezzogiorno ed anche dell’intero Paese, non dovrebbe essere, però, soltanto la parte scenografica e pubblicitaria dell’intera vicenda, ma anche l’aspetto pasticciato dei provvedimenti e, ancora di più, lo spirito divisorio ed egoistico che li caratterizza.
Il federalismo che il centrodestra berlusconiano e leghista sta predisponendo, nei fatti, calpesterà i principi fondamentali della Costituzione, straccerà la tenuta unitaria del Paese, annienterà ogni principio di uguaglianza tra i cittadini, svuoterà le tasche degli Italiani onesti.
L’impianto del provvedimento porterà inevitabilmente gli enti del Nord a spendere di più e gli enti del Sud a tartassare di più i cittadini, per servizi sempre più striminziti.
Sotto la spinta dell’attuale maggioranza (?) governativa, l’Italia ha intrapreso un percorso storico all’indietro :
-il federalismo non è più il processo unitario più adeguato per territori divisi, ma un percorso politico semisecessionista tra realtà, che fanno parte di uno Stato unitario, da 150 anni:
- il federalismo municipale ci riporta, in qualche modo, alla realtà comunale del XII-XIII secolo, con la grande differenza che, allora, i Comuni esprimevano rivendicazioni cittadine nei confronti dei signori feudatari ed oggi, invece, sono i “feudatari” di turno a condannare le realtà municipali all’isolamento localistico ;
- il processo politico di quei secoli fece avanzare gli Italiani sul terreno democratico, economico e, soprattutto, culturale, quello di oggi, invece, produce solo guasti.
Rispetto a questo quadro non mi sembra, invero, che ci sia una seria e consapevole attenzione né da parte delle forze politiche né da parte della cosiddetta società civile: in quasi tutte le posizioni prevale la superficialità oppure il calcolo opportunistico e manovriero.
Sconvolgente è soprattutto il comportamento della classe dirigente (?) meridionale, che sembra proprio incapace di cogliere la portata devastante del percorso portato avanti dalla Lega e dal governo. A questo punto sinceramente non riesco proprio a comprendere come sia possibile che i rappresentanti parlamentari del Mezzogiorno, che spesso si pavoneggiano con sigle sudiste, avallino tutte le porcherie bossiane e calderoliane.
Che altro si aspetta per reagire?
Sarebbe veramente interessante che qualcuno promuovesse sul federalismo un confronto tra tutti i rappresentanti istituzionali del nostro territorio, per capire se si sono resi conto di quello che sta succedendo.
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