Oggi, migliaia e migliaia di giovani precari scendono in piazza, in tutto il Paese, sotto lo slogan “il nostro tempo è adesso”: si ribellano all’instabilità, che sta bruciando il loro futuro.
Mi auguro che tutte le persone, dotate di un minimo di sensibilità e buon senso, trovino il modo di sostenere la sacrosanta lotta di questi giovani. Non si tratta solo di esprimere una doverosa comprensione e solidarietà nei confronti di persone costrette a vivere in una condizione di grave disagio, ma anche di assumere un impegno etico e civile per il futuro del Paese. E’ assolutamente inaccettabile, infatti, che circa un milione e 500 mila giovani siano condannati ad essere respinti dal mercato del lavoro, a vivere in condizioni paraschiavistiche, a non avere un salario stabile e una casa, a non potersi formare una famiglia, a non costruirsi una pensione per la vecchiaia.
Se poi a questi giovani aggiungiamo le centinaia di migliaia di persone, che sono costrette a vivere in cassa integrazione e i circa 50 mila laureati che, ogni anno, sono costretti a cercare lavoro all’estero, ci troviamo davanti ad uno scenario allucinante.
E tutto questo avviene mentre il 10 per cento delle famiglie italiane si è impadronito di circa il 50 per cento della ricchezza nazionale, i grandi manager, alla Marchionne…, e i conduttori televisivi, alla Vespa…, incassano decine di milioni di euro al mese, il capo-satrapo del Governo spende centinaia di milioni, per farsi allietare le serate da veline e prostitute.
Che dire, poi, dei cento e più miliardi di euro di evasione fiscale all’anno da parte di profittatori di ogni tipo e degli altri cento e più miliardi di profitti accumulati annualmente dalla malavita organizzata?
In quale mondo siamo precipitati?
I patrioti della battaglia risorgimentale e resistenziale che, nelle settimane scorse abbiamo celebrato, si sacrificarono per una ben altra Italia!
La battaglia odierna dei precari e le lotte dei giorni e delle settimane scorse delle donne, dei lavoratori, degli studenti, del mondo della scuola e della cultura, dell’area della giustizia, delle forze dell’ordine, ecc, si riallacciano ai valori risorgimentali e resistenziali, perciò vanno sostenute con forza e determinazione. Non possiamo assumerci la responsabilità di contribuire allo sfascio del Paese, con la passività e l’indifferenza.
Il populismo dell’attuale classe dirigente e il qualunquismo della massa che la sostiene vanno combattuti con una rigorosa analisi critica della realtà, con una visione culturale chiara e alternativa, con progetti sociali concreti, con comportamenti morali ineccepibili.
Basta con le manovre e gli inciuci di palazzo, con le guerre personalistiche, con le diatribe formalistiche!
Se la politica vuole riacquistare credibilità deve partire dalle battaglie vere delle persone in carne ed ossa, come quella in atto, in queste ore, da parte dei giovani precari.
Le forze di opposizione al governo del berlusca facciano uno sforzo di umiltà, si confrontino con i cittadini che soffrono, escano dalle stanze del potere, si calino quotidianamente nella realtà, si rapportino soprattutto al mondo giovanile, manifestandosi sempre come persone linde, pure e senza macchia.
Questa è la strada per l’alternativa e il futuro!
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