L’espressione “andare in tilt”, in genere, è riferita a strumenti elettrici ed elettronici, che si bloccano per eccesso di carico o per uso irregolare, ma, per analogia, può riguardare anche persone, enti e associazioni, che si impacciano per troppa confusione o scarso equilibrio.
L’espressione, oggi, si adatta, più che mai, alla politica, perché i suoi “gestori”, in larga maggioranza, ne hanno alterato le regole e le funzioni, per “giocare” a proprio piacimento.
E’ doloroso doverlo ammettere, ma sarebbe sbagliato chiudere gli occhi su una realtà molto evidente. D’altra parte, se non fosse così, non si spiegherebbe la perdita di credibilità dei politici e il conseguente aumento dell’astensione dal voto.
Questo stato di cose, purtroppo, non sta portando la società solo alla sfiducia e al disimpegno, ma anche ad uno sfrenato individualismo e ad un perverso qualunquismo, che, oltretutto, vengono anche, di proposito, alimentati dai detentori del potere.
Il “gioco”, però, in questa situazione, non può durare a lungo, perché la politica non è un flipper o un bigliardino, né un circo o teatrino per clown e barzellettieri, ma uno strumento indispensabile per la promozione civile e per la crescita sociale delle persone.
I vari berluscones non si facciano troppe illusioni: nel malessere diffuso nella società già si manifestano segnali di consapevolezza e germogli vitali, come dimostrano le tante manifestazioni, che partono dal basso, sulle problematiche più scottanti della vita civile.
Prima o poi, le forze politiche, la scossa di queste iniziative la dovranno pur sentire! A quel punto non potranno fare a meno di riflettere sugli errori commessi e ridare una bussola alle proprie azioni, uscendo dalle improvvisazioni e dal personalismo di tipo feudale, che da troppo tempo ha caratterizzato la loro vita.
In questa prospettiva è necessario, però, dare subito qualche segnale di allerta:
-i peggiori arnesi che hanno contribuito, in maniera determinante, a mandare in tilt la buona politica, nell’avvio del nuovo scenario, saranno sicuramente i primi e i più abili a riciclarsi, per rimanere a galla e conservare le posizioni di potere;
-gli artefici della stagnazione politica e culturale dei partiti di opposizione si industrieranno con impegno, per apparire i nuovi profeti del rinnovamento e rimanere attaccati alle poltrone.
Nella segnalazione di questo pericolo non c’è alcuna mania a fare l’uccello del malaugurio, ma semplicemente la tendenza a valutare con freddezza quello che è avvenuto in questi ultimi anni. Chi sono i protagonisti della cosiddetta seconda repubblica?
Nelle file della maggioranza troviamo i peggiori arnesi del CAF, che hanno amplificato il vecchio scenario di “nani e ballerine” di craxiana memoria e nelle file di buona parte dell’opposizione troviamo tanti vecchi personaggi, che, per apparire grandi innovatori, si sono affannati a cambiare le sigle dei loro partiti e a scimmiottare gli avversari.
La storia ci ha detto che così le cose non vanno assolutamente bene!
Il tilt della politica potrà essere superato solo attraverso una rivoluzione culturale, ideale e progettuale, capace di coinvolgere e far partecipare consapevolmente le masse popolari.
A chi dice che questo ci riporterebbe alle ideologie, rispondo: ben vengano!
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