Le manifestazioni di ieri, promosse dalla CGIL, dimostrano che i lavoratori non sono scomparsi dalla scena politica e sociale del Paese. Vivono certamente in una difficoltà enorme, ma, quando trovano un punto di riferimento, non mancano di esprimere il loro senso civico e la loro passione sociale e politica, con grande vitalità e consapevolezza, anche a costo di pesanti sacrifici.
Ieri, dunque, i lavoratori, ancora una volta, la loro parte l’hanno fatta, astenendosi dal lavoro e scendendo in piazza, rimettendoci di tasca propria. I temi dello sviluppo economico, del lavoro, del welfare, del mezzogiorno, del futuro dei giovani e delle donne, della scuola e della ricerca, della democrazia e dei diritti, ecc, su cui hanno scioperato e manifestato non sono virtuali ma effettivi e reali.
Ora sta al mondo politico cogliere il senso di questa lotta, per trovare, in armonia con il mondo del lavoro, le risposte alle problematiche sollevate.
Pertanto c’è anzitutto da augurarsi di non essere costretti ad ascoltare sull’evento, come spesso è avvenuto in altre occasioni, fandonie offensive e sproloqui sconclusionati da parte di qualche ministro o dirigente (?) politico e persino da qualche sindacalista di altra organizzazione.
La situazione sociale che sta vivendo il nostro Paese è veramente preoccupante, per cui si richiede da parte di tutti equilibrio, senso di responsabilità e voglia di cambiamento.
Le manifestazioni di ieri non possiedono lo spessore e il carattere delle rivolte magrebine, ma non possono certamente essere valutate come una sceneggiata o una scampagnata primaverile.
E’ obbligo di tutti, a cominciare da chi svolge un ruolo di governo o di rappresentanza civile, interrogarsi sulle problematiche sollevate dai lavoratori e confrontarsi seriamente con le loro proposte.
Quella di ieri, infatti, non è stata solo una giornata di protesta ma anche e soprattutto di proposte strategiche per il presente e il futuro del Paese.
Se i vari livelli di governo la smettessero di giocare con i proclami pubblicitari, con il mercanteggiamento delle poltrone, con la gestione privatistica e clientelare del potere, con le manovre e i tatticismi, coglierebbero, forse, il messaggio preoccupato e, ad un tempo, propositivo dei lavoratori che sono scesi in lotta.
Se le stesse forze politiche di centro-sinistra decidessero di tornare a rivivere intensamente le problematiche del mondo del lavoro, capirebbero, forse, che il loro rinnovamento non sta nello scimmiottamento dell’avversario e nella spasmodica ricerca del potere, ma nella elaborazione di una diversa visione della vita e del mondo.
Nel corso degli ultimi mesi sono scesi in campo molti soggetti sociali, con rabbia e con proposte, il ché dimostra che nel Paese non mancano energie positive.
Ciò che manca è un chiaro progetto politico, capace di raccordare le varie istanze e proposte, in alternativa al processo distruttivo innescato, a livello generale, dal feroce capitalismo finanziario e, a livello nazionale, dallo spietato spirito corruttivo e antidemocratico, insito nel berlusconismo.
Se gli Italiani non vogliono precipitare, ancora una volta, in una fase di decadenza devono fare ogni sforzo per agganciarsi alle energie positive esistenti nel Paese.
La piattaforma programmatica, lanciata ieri, costituisca una parte fondante del processo ricostruttivo.
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