Nel corso dell’ultima campagna elettorale per le elezioni amministrative abbiamo assistito ad un uso spropositato, inflazionistico e poco appropriato degli appellativi : “moderato”, “estremista”, “radicale”.
L’abuso di questi termini si è perpetuato anche dopo il responso elettorale, nei dibattiti televisivi e nelle dichiarazioni giornalistiche.
Quello che più ha colpito è stato il fatto che ad appropriarsi dell’appellativo di “moderato” sono stati dei personaggi che non brillano certamente per moderazione, senso della misura, equilibrio ed umiltà, ma che si distinguono quotidianamente per presunzione, superbia ed arroganza.
Ancora più stupefacente è stato il fatto che, proprio da questi personaggi, gli appellativi di “estremista” e “radicale” sono stati velenosamente affibbiati a curatori della legalità, dell’etica civile e del rispetto umano.
La maggioranza dei cittadini italiani, questa volta, è stata accorta e non è caduta nella trappola mistificatoria e propagandistica, ma è opportuno non mollare l’attenzione, perché una sola sberla, anche se sonora, non farà recedere tanto facilmente dalla tecnica della supponenza e della prepotenza chi è animato da un eccesso di valutazione di se stesso e del potere che si trova ad avere. La pletora di dichiarazioni ridicole e stomachevoli degli sconfitti sui risultati elettorali lo evidenzia in abbondanza.
Il delirio di onnipotenza, infatti, non è un male facilmente curabile, perché chi è affetto da tale malattia ritiene di essere immortale, rifiuta ogni intervento e tende ad ingigantire il suo comportamento delirante, perciò l’unico rimedio al male può essere prodotto solo da altre sonore sberle.
Chi non ricorda il vecchio detto dei nostri nonni “mazze e panelle fanno i figli belli” ?
L’occasione per la somministrazione di una cura di questo tipo c’è: il voto referendario del 12 e 13 giugno.
I temi soggetti al referendum –acqua, nucleare ed eguaglianza dei cittadini davanti alla legge – hanno indubbiamente una grande valenza e meritano di essere valutati nella loro specificità, ma nessuno può far finta di non capire anche il forte segnale politico che può derivare dai risultati del voto.
E’ chiaro, pertanto, il dovere civico di fare ogni sforzo per il raggiungimento del quorum, per salvaguardare l’acqua come bene pubblico, non sottoposto ad alcuna speculazione, per evitare la spada di Damocle del nucleare sulla testa delle future generazioni, per garantire l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma anche per allargare e rendere certa la strada verso una nuova stagione politica e culturale nel nostro Paese. E’ importante che i cittadini continuino a mandare segnali eloquenti, ma è altrettanto importante e necessario che tutto il sistema di potere e soprattutto i partiti politici colgano tali segnali e diano risposte chiare e non equivoche. Bisogna assolutamente evitare che si ripeta il fenomeno che si verificò dopo la bufera di “mani pulite”, allorquando non prevalsero le necessarie e dovute spinte al risanamento, ma le manovre falsamente innovative, che portarono al più losco riciclaggio.
Si capisca, una buona volta, che, alla base di una stagione politica, veramente nuova, deve esserci il risanamento morale e civile e un robusto bagaglio culturale, basato su una diversa visione del mondo e della vita.
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