martedì 14 giugno 2011

SPERSI E SENZA BUSSOLA


Gli Irpini  si sentono, sempre più, spersi, disorientati e senza bussola. A determinare questo stato d’animo, oltre ai fattori di carattere generale, che affliggono l’intera società italiana, è soprattutto la mancanza di una guida politica. L’apparato industriale manifesta preoccupanti segnali di crisi, il mondo agricolo langue penosamente, il settore turistico non decolla, le infrastrutture strategiche appaiono inceppate, le strutture sanitarie vengono scippate, la disoccupazione aumenta vertiginosamente, l’emigrazione giovanile sta assumendo aspetti patologici, ecc, ecc, ma il mondo politico “appare in tutte altre faccende affaccendato”.
Non c’è stata altra fase della storia repubblicana nella quale l’Irpinia si sia trovata nelle stesse condizioni attuali: fino a qualche anno fa, il nostro territorio, anche se in maniera non sempre edificante, ha svolto un ruolo da protagonista. La classe dirigente irpina, sia di maggioranza che di opposizione, si è sempre distinta e fatta notare. Oggi non è più così.
Il tutto dipende dalla totale scomparsa della dialettica politica sulle cose da fare per il futuro del nostro territorio e dal trionfo di un sistema di potere di tipo feudale.
Per rendersene conto basta seguire, per qualche settimana, la cronaca politica provinciale, quotidianamente affastellata di polemiche e manovre, per l’occupazione  di qualche poltrona o strapuntino.
I partiti sostanzialmente non esistono più, per cui è venuta meno ogni elaborazione progettuale e la politica è stata affidata agli amministratori, i quali, per forza di cose, si sentono obbligati a fare quello che serve a garantire il proprio bacino elettorale.
E’ chiaro che in questo quadro finiscono per prevalere le logiche localistiche e personalistiche e per essere del tutto trascurate o per passare in secondo ordine le questioni strategiche per l’intero territorio.
E così, mentre la FMA e la IRISBUS sono messe in condizioni di vivacchiare senza alcuna prospettiva, gli ospedali di Bisaccia e di Sant’angelo vengono smantellati, la ferrovia di alta capacità Napoli-Bari e la superstrada Contursi-Lioni-Grottaminarda continuano a rimanere un fantasma, ecc, ecc,  la politica provinciale resta sostanzialmente assente e muta. Certo, qualche amministratore del territorio direttamente interessato al problema non manca di fare qualche dichiarazione o prendere qualche iniziativa, ma non basta: tutta la politica, in tutte le sue articolazioni, avrebbe l’obbligo di mobilitarsi, indicare una prospettiva e coinvolgere nella discussione e nelle lotta l’intera popolazione.
In mancanza di ciò, i cittadini non possono che sentirsi spersi, disorientati e abbandonati.
A volte le comunità di base, come è avvenuto nelle ultime elezioni amministrative, riescono a reagire e a dare qualche lezione civica al sistema di potere, ma se il messaggio non viene recepito dalla classe dirigente (?) si corre il rischio di cadere, ancora di più, nello smarrimento.
Se si guarda a quello che è avvenuto, nei nostri paesi, rispetto ai referendum di domani e poi domani, c’è da esser molto preoccupati. Quanti dirigenti politici e amministratori, al di là di qualche sceneggiata dell’ultima ora, abbiamo visto veramente impegnati in campagna elettorale?
In alcuni comuni non sono stati nemmeno messi i tabelloni per l’affissione dei manifesti.
Che pena! Grazie, perciò, ai tanti comitati di ragazze e ragazzi, che la loro parte l’hanno fatta.

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