La vicenda IRISBUS, che, in questi giorni, sta tormentando la vita di centinaia di famiglie delle nostre terre, trasmette preoccupanti messaggi sociali e politici anche alla intera società. Sarebbe un grave errore non recepirli!
Personalmente confesso di essere piuttosto indignato, rispetto al silenzio dei media nazionali, e alquanto perplesso, rispetto alla reazione della classe dirigente irpina e nazionale.
Mi auguro di sbagliare, ma non ho colto finora significativi segnali di consapevolezza di quello che sta succedendo. Nelle varie prese di posizione si percepisce una certa apprensione, ma il tutto sembra essere visto come un fatto su cui c’è poco da fare. Solidarietà formale e, forse, anche sincera ai lavoratori, ma sostanziale sfiducia, rispetto ad una possibile inversione del percorso avviato dall’azienda.
A mio parere si tratta di un atteggiamento sbagliato: tutte le istituzioni e tutte le forze politiche, con i rispettivi rappresentanti territoriali, in accordo con i lavoratori e le forze sindacali, dovrebbero mettere in campo una serie di iniziative, anche dirompenti, per ribaltare il percorso in atto.
Non bastano le dichiarazioni ai media e nelle assemblee, non bastano le interrogazioni ai vari organi di governo, non bastano le presenze formali alle iniziative di lotta dei lavoratori. Sono tutte cose utili, ma serve qualcosa di più incisivo.
Bisogna investire con iniziative specifiche i Comuni, la Provincia, la Regione, il Parlamento, il Governo. Gli organi di Governo, a cominciare dai Ministeri del lavoro e dell’economia, devono assumersi la responsabilità di aprire un confronto serrato con i dirigenti dell’Iveco, per giungere non alla vendita dell’azienda ma alla sua rinascita. Non si tratta, infatti, di un’azienda produttrice di merce inutile ma di mezzi di trasporto assolutamente essenziali, per l’intero Paese.
I rappresentanti istituzionali del territorio colgano l’occasione per far sentire il loro peso a tutti i livelli, fino alla messa in discussione degli equilibri politici della maggioranza di governo e della loro stessa personale funzione. Appropriandomi di un felice slogan del movimento femminile, mi permetto di dire: “Se non ora quando”?
Faccio un ragionamento di questo tipo, perché, nel corso delle mie esperienze istituzionali, ho potuto direttamente sperimentare vari comportamenti drastici, tesi a modificare situazioni ritenute inaccettabili.
In una fase come quella attuale, in cui i ministri della Lega Nord si permettono di fare, quotidianamente, ricatti di ogni genere al governo di cui fanno parte, sinceramente non troverei affatto scandaloso che i rappresentanti del nostro territorio ricorressero a forme di lotta altrettanto drastiche.
Naturalmente tutti sono liberi di fare ciò che ritengono più opportuno, ma mi sia consentito di valutare come assolutamente inaccettabile la chiusura della Irisbus, costruita con tanti aiuti dello Stato. Si tratterebbe, oltretutto, di un evento tanto dirompente da aggravare ulteriormente tutti i contenziosi già in corso nel mondo del lavoro e da metter una pietra tombale sulle infrastrutture già accantonate, nelle quali, però, ancora si spera, dalla superstrada Contursi-Grottamianrda, alla linea ferroviaria dell’alta capacità, Napoli-Bari, ecc.
E’ giunto il momento che emerga una vera classe dirigente, che non assista passivamente alla morte del nostro territorio e che faccia qualcosa per favorire investimenti produttivi.
Le possibilità ci sono!
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