La manovra finanziaria, per la sistemazione dei conti, proposta da governo, è socialmente e moralmente allucinante. Ad essere colpiti sono sempre gli stessi: pensionati, lavoratori, impiegati, donne, giovani, enti locali, ecc.
Ancora una volta il governo, direttamente o tramite le istituzioni territoriali, si ostina a mettere le mani nelle tasche dei soliti poveri cristi, riducendo consumi, servizi essenziali ed economia produttiva e risparmiando, paperoni, padroni, lobby, speculatori e politici nullafacenti.
Ancora una volta a pagare il prezzo più grosso finiranno per essere le giovani generazioni, che, oltre a non trovare lavoro, vedranno ridursi anche gli aiuti di genitori e nonni a cui vengono falcidiate retribuzioni e pensioni.
Ancora una volta il popolo italiano è costretto ad assistere a manovre losche, tendenti a favorire direttamente il “capo” e a scaricare sul futuro i problemi.
Come non richiamare alla mente, in una situazione di questo tipo, i giudizi duri e pesanti che, quotidianamente, sulla situazione italiana, vengono espressi dalla stampa straniera, non asservita?
“Come è possibile che gli Italiani continuino a tollerare Berlusconi”? (New York Times, gennaio 2011);
“Berlusconi: l’uomo che ha fregato un intero Paese” (The Economist , 9 giugno 2011);
“Berlusconi è un esempio terribile per il nostro Paese. L’Italia non è una nazione egoista ma lui ha dato ossigeno alle parti peggiori della società” (Renzo Piano, Time, 3 luglio 2011);
“La classe politica attuale è la più bassa di tutti i tempi” (Famiglia Cristiana, 5 luglio 2011).
L’elenco delle valutazioni negative potrebbe continuare a lungo, ma non è necessario infierire in un semplice articoletto, come questo, perché il resoconto completo dei giudizi è facile trovarlo su internet.
Non è certamente una cosa piacevole, per gli Italiani, essere collocati in uno scenario di questo tipo, dopo essere stati, per secoli e secoli, gli artefici di straordinarie conquiste artistiche, scientifiche, umane e, se pensiamo alla Resistenza e alla Costituzione, anche politiche.
A questo punto c’è da domandarsi effettivamente come sia possibile tollerare che nel nostro Paese si riproponga un nuovo “ventennio”, certamente di altro tipo, ma geneticamente non moto distante da quello mussoliniano, per liberarsi dal quale sono state versate tante lacrime ed è scorso tanto sangue.
Ma c’è da domandarsi, anche, come sia possibile che, rispetto a questo stato di cose, non maturi una politica chiaramente e credibilmente alternativa. Eppure di spazi ce ne sono tanti!
A mio parere, per uscire dal pantano e creare una strategia alternativa bisogna rendersi conto, una buona volta, che non servono chiacchiere, manovre e personalismi ma occorre una nuova visione della vita alla cui base ci sia il recupero del senso civico, il ripristino della pulizia morale, la salvaguardia del principio egualitario.
Nessuna coalizione sarà credibile se non si ispira a questi valori semplici e chiari; nessun programma di governo riscuoterà grandi e convinti consensi popolari se non si nutre di questi principi basilari.
La crisi che sta attraversando il nostro Paese non è congiunturale, ma sta assumendo aspetti patologici, per cui non è facile venirne fuori, con provvedimenti normali. Serve una visione politica completamente diversa, guidata dal motto:“legalità, moralità, eguaglianza”.
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