domenica 3 luglio 2011

LA VIOLENZA DEL DIO DENARO


Secondo statistiche ufficiali, nel mondo, un miliardo di persone soffrono la fame, due miliardi sono malnutrite e tra i cinque e venti milioni, ogni anno, muoiono di fame.
A queste cifre stratosferiche sulla fame se ne possono aggiungere tante altre sui vari mali, che affliggono l’umanità: ogni anno, undici milioni di bambini muoiono di malattie prevedibili, seicento milioni di bambini, sotto i 5 anni, sopravvivono con meno di un dollaro al giorno, duecento milioni di bambini sono affetti da rachitismo per malnutrizione, 110 milioni non vanno a scuola, 30 milioni di bambini non sono protetti da vaccinazioni, 5 milioni di neonati all’anno muoiono durante il parto o nella prima settimana di vita, 2 milioni di bambini muoiono per malattie  diarroiche e altri disturbi legati al consumo di acqua, perché più di un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile.
L’elenco, purtroppo, potrebbe continuare a lungo, a testimonianza della situazione drammatica nella quale si trova l’umanità.
I dati riguardanti i guasti ambientali, gli squilibri sociali, le nefandezze politiche sono altrettanto sconvolgenti.
Il tutto è determinato dalla ricerca spasmodica del profitto e del denaro da parte di una minoranza della popolazione, che esercita una spregiudicata violenza sull’esistenza dell’intera umanità e sulla stessa vita del pianeta terra.
Non c’è affatto da meravigliarsi dei dati esposti, se si pensa che meno dell’uno per cento degli esseri viventi sulla terra possiede il 40% della ricchezza mondiale e che le prime 100 multinazionali hanno un fatturato corrispondente ad un quinto di tutto il fatturato mondiale.
Si tratta solo di limitati dati che attestano la terrificante situazione di squilibrio sociale esistente sulla terra. 
Se non è violenza questa, non so proprio dove andarla ad individuare nello scenario della vita.
Eppure nell’opinione corrente, gli strumenti informativi, dominati in larghissima parte dai paperoni, fanno passare come violenti, solo gli atti, spesso disperati, dei poveri cristi o di quelli che osano ribellarsi e contrapporsi al devastante processo in atto nella società.
In Italia non siamo ai livelli descritti, ma non mancano squilibri aberranti e storture insopportabili. Anche da noi si registrano dati terrificanti:
il 10% delle famiglie possiede quasi il 50% della ricchezza, l’occupazione delle donne, al 49,5 %, è la più bassa dei paesi europei, il reddito dei meridionali non raggiunge nemmeno i due/terzi del reddito dei cittadini del nord,  la disoccupazione giovanile raggiunge quasi il 30% , con punte, nel mezzogiorno, superiori al 50%, l’evasione fiscale supera i cento miliardi all’anno, il reddito annuale della malavita supera anch’esso i cento miliardi,  le morti sul lavoro sono più di mille all’anno, ecc.
Si potrebbero aggiungere tanti altri dati, ma non è necessario, perché la situazione è sotto gli occhi di tutti.
A questo punto c’è solo da chiedersi come rispondere alla violenza dei famelici del “dio denaro e dio profitto”, che determina tale aberrante situazione.
L’Illuminismo e il Socialismo ci hanno indicato delle strade. Quelle lezioni, certamente da adeguare ai tempi, non possono essere dimenticate e trascurate.
O bisogna concludere che, per rispondere alla violenza dei potenti, non c’è altra strada che la pura violenza, altrettanto devastante?
 Angelo Flammia
   

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