Non possono essere definiti democratici quei Paesi in cui viene sistematicamente calpestato il principio di uguaglianza: la democrazia non può essere ridotta ad una formalità o, peggio ancora, ad una farsa, recitata nelle istituzioni e sui media dai detentori del potere.
In uno Stato veramente democratico, il rispetto della persona e la garanzia di pari diritti ed opportunità per tutti i cittadini, devono essere al primo posto, sotto tutti i punti di vista.
Si possono discutere e confrontare le forme politiche per il raggiungimento di tali obiettivi, ma non sono assolutamente accettabili la messa in discussione e la vanificazione del principio di eguaglianza.
La storia umana, segnatamente dal XVIII secolo in poi, è stata caratterizzata da una forte dialettica culturale e politica, accompagnata da lotte decise, per il riconoscimento e l’affermazione di tale principio.
Che l’eguaglianza dei cittadini sia espressamente sancita nella Costituzione Italiana e in quelle di buona parte dei Paesi avanzati è un fatto di grande importanza.
Preoccupante è invece la tendenza sempre più sfacciata, anche nei paesi formalmente democratici, a cominciare dal nostro, a vanificare tale principio, a favore del mercato, del profitto e del potere. Per effetto di questa tendenza, sul pianeta stanno vistosamente aumentando le differenze tra i popoli e all’interno dei popoli, si stanno moltiplicando le ingiustizie sociali, si stanno alterando i rapporti all’interno delle comunità. Ha preso il sopravvento la politica classista, caratterizzata non solo dallo sfruttamento dei lavoratori da parte dei padroni, ma anche e soprattutto dalle speculazioni finanziarie, in danno del sistema produttivo e della vita normale della società.
La globalizzazione del mercato, senza la globalizzazione dei diritti, ha innescato un processo competitivo devastante per i ceti più deboli, per la tenuta degli equilibri sociali e per la sicurezza ambientale. La cosiddetta modernizzazione del sistema sta cancellando diritti faticosamente conquistati, attraverso decenni e decenni di lotte.
Se, nel nostro Paese, si leggono i rapporti degli istituti di ricerca e di statistica non si può che rimanere sconcertati.
Negli ultimi anni sono saltati tutti gli equilibri: nella distribuzione della ricchezza, nel mercato del lavoro, nel sistema di vita del territorio.
Il principio di uguaglianza è stato calpestato a tutti i livelli ed in ogni settore della vita civile.
Persino nelle aule giudiziarie, dove permane la scritta “La legge è uguale per tutti”, è difficile garantire questo sacrosanto principio. E così le carceri sono finite per essere affollate solo da giovani drogati, immigrati e ladruncoli disperati, mentre i ricchi e i potenti, grazie a schiere di avvocati ben pagati e ad una selva ingarbugliata di norme legislative ambigue, appositamente prodotte, riescono sempre a farla franca.
Che dire del sistema fiscale e degli appalti, della pratica dei concorsi e delle assunzioni nei luoghi di lavoro? A prevalere sul merito e sul rispetto delle regole sono sempre il favoritismo, il clientelismo, la raccomandazione, la corruzione!
Su questa strada il futuro del Paese è in forte pericolo.
Chi aspira a porsi come vera alternativa a questo sistema, la smetta di crogiolarsi nelle manovre e negli inciuci e riparta dal sacrosanto principio dell’eguaglianza.
Bello
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