Quando scoppiò la vicenda della IRISBUS, su questo giornale, scrissi un articolo nel quale sostenni che, sul problema, i politici irpini venivano messi alla prova.
Mi permisi anche di dare qualche suggerimento e sollecitare un impegno ed uno sforzo straordinario di tutti, a prescindere dalla collocazione politica.
Lo feci nella consapevolezza della gravità della situazione.
Nel corso di questi mesi, la lotta tenace dei lavoratori e di vari loro sostenitori ha alimentato qualche speranza, ma, alla fine, le cose sono andate male, perché il potere politico, a cominciare dal governo nazionale, in sostanza, ha lasciato all’azienda l’assoluta libertà di fare tutto quello che voleva.
La prova, dunque, è risultata negativa e fallimentare non solo per i politici irpini ma anche per tutto il sistema politico italiano.
Ancora una volta il potere economico e padronale ha dettato legge e ha ridotto la politica ad un sistema subalterno.
A questo punto sarebbe giusto e auspicabile che tutti coloro che sono venuti a fare la “passerella” davanti ai cancelli della fabbrica traessero le dovute conclusioni: servirebbero, se non altro, a dimostrare la sincerità (?) dei loro atti, in merito al problema.
A non restare indifferenti e passivi, rispetto alla conclusione drammatica della vicenda, dovrebbero essere soprattutto i rappresentanti politici irpini.
Bisogna avere la consapevolezza, infatti, che, dopo la chiusura della IRISBUS, la vita del nostro territorio, se non ci saranno immediate correzioni, imboccherà un corso molto più disagiato e triste, rispetto a quello perseguito negli ultimi decenni.
Non è, pertanto, augurabile che si perda tempo a disquisire su questa o quella scelta fatta dai lavoratori e dal sindacato: oggi tutti i cittadini irpini, a cominciare dai politici e dai soggetti che svolgono ruoli istituzionali, devono sentirsi impegnati a salvare e rafforzare il processo industriale del nostro territorio.
Non si può e non si deve tornare indietro!
Si smetta, perciò, di perdere tempo sulla gestione del potere e sulla distribuzione delle poltrone e si riapra un confronto serrato sulla valorizzazione delle nostre risorse e potenzialità.
Ritorni la vera Politica, quella capace di indicare un percorso non solo per le nostre terre, ma anche per l’intero Mezzogiorno.
Scrolliamoci di dosso tutte le arretratezze mentali, i ritardi culturali, i pesi del vecchio sistema di potere e mettiamo in campo idee e proposte.
Bisogna aprire una robusta vertenza, capace di coinvolgere l’intera società, per costringere tutte le istituzioni, a cominciare dal governo nazionale, a misurarsi su cose concrete.
Nessun capannone, nessun polo industriale attrezzato, a cominciare da quello della IRISBUS, deve essere lasciato in abbandono: il governo e tutte le istituzioni hanno il dovere di verificare tutte le proposte.
Bisogna trovare il modo per richiamare sul nostro territorio la venuta di tutte le aziende possibili. E’ possibile farlo; non è una fantasia! L’ho direttamente sperimentato da parecchio tempo, senza trovare grande ascolto.
Ora non c’è più tempo da perdere! E’ inaccettabile che, ogni anno, migliaia di imprenditori lascino l’Italia per andare all’estero e la politica italiana non faccia niente per invertire questo processo. Il Mezzogiorno ha tutti i titoli per diventare un’area appetibile, per investimenti produttivi.
Nessun commento:
Posta un commento