La fine del governo Berlusconi sembra segnata, anche se non sono affatto da escludere manovre perniciose e colpi di coda dell’ultima ora.
L’evento, vista la situazione in cui siamo arrivati, deve essere certamente salutato con sollievo, ma non mi sembra che ci siano le condizioni per essere ottimisti ed immaginare l’avvio immediato di una rosea stagione. Il Paese, in questi anni, non è andato solo in ginocchio sotto l’aspetto economico e sociale, ma è precipitato anche in una palude etica e mentale, da cui sarà molto faticoso uscire.
La crisi di sistema, che ha investito tutto il mondo capitalista occidentale, in Italia, ha assunto un aspetto devastante, perché si è intrecciata con un’azione politica distruttiva della morale, della regole, del senso civico, della democrazia.
Il lavoro da fare, pertanto, non dovrà riguardare solo il campo economico, ma anche quello civile, etico, culturale. La strada per ricominciare, perciò, non è facile trovarla e neppure percorrerla, perché i macigni ostativi disseminati in questi anni sono tanti.
Per uscire dal pantano non bastano salvagenti rattoppati, ma serve una rivoluzione culturale, capace di mettere in discussione l’intero sistema di vita, costruito dal mercato senza regole, dalla finanza spregiudicata, dal liberismo sfrenato, che, in Italia, attraverso il conflitto di interessi tra affarismo e potere politico, ha assunto aspetti patologici.
E così, oggi, l’intero Paese sembra trovarsi nelle condizioni di un territorio colpito da una devastante calamità naturale.
Bisogna, pertanto, fronteggiare l’emergenza, impegnarsi nel risanamento, attivarsi nella ricostruzione. Si tratta di un’azione molto complessa, che richiede senso di responsabilità, spirito di sacrificio e voglia di cambiamento.
Il popolo italiano ha dimostrato, in molte occasioni, di avere le capacità di liberarsi dai lacci e imboccare un nuovo percorso.
Le recenti prese di posizione del mondo imprenditoriale, commerciale, cooperativo, sindacale, bancario, ecc, rispetto alla crisi e al governo, testimoniano che anche i soggetti più irretiti dal sistema di potere, sono riusciti ad aprire gli occhi.
Ora spetta al mondo politico il compito di saper interpretare tutti i messaggi che vengono dalla società e trovare la forza di riscattarsi dai ritardi e dalle negligenze.
E’ certamente opportuno verificare se ci sono le condizioni per la costituzione di un governo di salvezza nazionale, per fronteggiare l’emergenza, ma non credo che sia questa la scelta decisiva, per cambiare le cose. Onestamente non credo nemmeno che serva la ricerca di personaggi miracolosi, per avviare un nuovo corso.
Servono poche cose, chiare e decisamente alternative, rispetto a quelle messe in atto finora.
In campo economico bisogna puntare sul lavoro e sulle attività produttive e di largo impatto sociale, ricercando le risorse attraverso la lotta all’evasione fiscale, il prelievo sui grandi patrimoni, la redistribuzione delle ricchezze, in senso egualitario.
In campo etico bisogna ripristinare il rispetto delle regole, della legalità, dello Stato.
In campo sociale bisogna puntare sulla formazione, sulla ricerca, sulla valorizzazione delle migliori risorse ed energie, nel rispetto dei diritti di tutte le persone.
In campo politico bisogna ripristinare un rapporto proficuo tra cittadini e loro rappresentanti, cambiando la legge elettorale e risanando istituzioni e sistema di potere.
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