venerdì 2 dicembre 2011

ATTENTI AL MARCHIONNISMO!


Dalla storia e dalla vita quotidiana ci vengono molti esempi di presunzione, supponenza e delirio di onnipotenza.
Quando atteggiamenti di questo tipo provengono dai detentori o gestori del potere politico ed economico, i rapporti sociali risultano gravemente compromessi.
In questa fase delicata della vita del nostro Paese, questo vizio deleterio sta assumendo, purtroppo, proporzioni devastanti, nelle sfere alte del potere
Uno degli aspetti emblematici del berlusconismo, infatti, è il convincimento che il “capo”possa fare tutto quello che vuole, senza alcun rispetto delle regole e dell’etica civile e senza dover dare conto a nessuno del proprio operato.
Il massimo dirigente della Fiat, Sergio Marchionne, da un bel po’ di tempo, si è messo, anche lui, su questa scia, determinando guasti economici e tensioni sociali enormi.
La disdetta dei contratti e degli accordi sindacali da parte della Fiat, a partire dal primo gennaio 2012, è un atto dettato da un vero e proprio delirio di onnipotenza, perché intende imporre a tutto il sistema economico italiano il modello contrattuale fatto passare, con il ricatto, a Pomigliano.
Si tratta di un comportamento irresponsabile e violento, non solo perché calpesta, unilateralmente, accordi collaudati e diritti elementari e indispensabili, ma anche perché non tiene in alcun conto la situazione critica, che sta vivendo il nostro Paese.
Il rischio grave è che questo modo d’agire, se non viene prontamente e decisamente fermato, si allarghi a tutto il mondo imprenditoriale.
In altre parole, il marchionnismo incombe pesantemente sul mondo del lavoro, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare.
In questa logica, la pratica della chiusura delle fabbriche, come è avvenuto, ad esempio, con l’azienda Fiat di Termini Imerese e con la Irisbus della Valle Ufita, diventerebbe una cosa normale, lo spostamento all’estero di attività imprenditoriali assumerebbe aspetti sempre più scontati, il ritmo di lavoro, contrassegnato da più flessibilità, turni più duri, pause tagliate, ecc, diventerebbe sempre più asfissiante.
C’è solo da augurarsi che tutte le organizzazioni sindacali e tutte le forze politiche prendano,  finalmente, coscienza della pericolosità, insita nella filosofia (?) di Marchionne e che l’attuale governo e segnatamente i nuovi ministri del lavoro e dello sviluppo economico facciano la loro parte, in difesa dei diritti sacrosanti dei lavoratori e del Paese, a differenza di quello che, fino a qualche settimana fa, hanno fatto Berlusconi, Sacconi, Romani, ecc.
Bisogna sapere che certe logiche e filosofie, devono essere contrastate in tempo, se si vuole che non producano disastri nello stesso modo di pensare della gente comune.
Ciò che avvenne nell’estate 2010 a Pomigliano ha fatto scuola, perché allora, anche a sinistra, da parte di vari esponenti, si sottovalutò la portata dell’azione di Marchionne e si ritenne che si trattasse di una eccezione.
Le filosofie prevaricatrici, che non rispettano gli interlocutori, invece, non devono essere mai sottovalutate. Nelle fasi difficili è certamente necessario che tutti siano disposti a fare sacrifici e a rinunciare, temporaneamente, anche a qualche diritto, ma niente è accettabile per imposizione egoistica e unilaterale. Senza dialettica, confronto e rispetto tra le parti non c’è democrazia e non c’è futuro per il Paese. Attenti, perciò, al marchionnismo!

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