lunedì 19 dicembre 2011

L’INCUBO DI UN BRUTTO FUTURO


- “Siamo in recessione: nel 2012 il Pil sarà di meno 1,6%, alla fine del 2013 ci saranno 800 mila  posti di lavoro in meno e la pressione fiscale supererà il 54% del Pil”. (Centro Studi Confindustria);
- “Il periodo buio non è finito: per l’economia di Eurolandia esistono rischi sostanziali al ribasso, ci sarà una inevitabile contrazione dell’economia a breve”. ( Mario Draghi, Presidente BCE);
-“ Il cammino per l’uscita dalla crisi è molto lungo” .(Presidente UE);
-“La situazione è anche peggio di quello che ci aspettavamo. Siamo in recessione”.  (Ministro Passera)
- “ A Novembre il carrello della spesa (i prodotti acquistati con più frequenza, fra cui cibo e carburante) segna un aumento annuo del 4,2%” (Istat);
_” Il debito pubblico a ottobre è salito a quota 1909,19 mld, rispetto ai 1813,7 mld di settembre”.(Bankitalia).
Ogni giorno, sfogliando i giornali e accendendo il televisore, apprendiamo notizie di questo tipo ed anche peggiori. E’ diventato un incubo!
Lo scenario sociale ed economico che veniamo quotidianamente a conoscere attraverso gli strumenti di informazione provinciali non è certamente meno traumatizzante.
Non c’è giorno che non si abbia notizia di qualche chiusura di azienda, di licenziamenti di lavoratori, di smantellamento di qualche ospedale, tribunale o altro sevizio, di non pagamento di salario a gruppi di lavoratori, di incidente grave sui luoghi di lavoro, ecc.
Lo stato del nostro Paese sembra rassomigliare a quello di una persona gravemente ammalata, che, dopo una trasfusione di sangue, manifesta qualche sintomo di miglioramento, per poi precipitare in una condizione sempre peggiore.
Rispetto a questo andamento, i facili e superficiali ottimismi mi sembrano ridicoli e i pessimismi esasperati mi sembrano  inopportuni e sbagliati.
Ciò che serve è un’analisi rigorosa e critica della realtà, per trovare una bussola, capace di indirizzare le istituzioni, il mondo imprenditoriale e la società civile verso un percorso alternativo a quello che ci ha portato in questa situazione.
Le cose nuove da fare sono molte, nei più diversi campi, ma è assolutamente indispensabile partire dai punti nodali della crescita e del lavoro.
Non si uscirà dalla crisi se non si troverà il modo di far crescere il sistema produttivo e non si promuoverà l’occupazione.
Per realizzare questi obiettivi è chiaro che servono ingenti risorse finanziarie, ma non è più possibile, come è avvenuto finora, andarle a prelevare in fondo al “barile”. Non ce ne sono più!
Bisogna, allora, andare a prenderle dove ci sono: in quel dieci per cento delle famiglie italiane che detengono il 50% della ricchezza nazionale, nel mondo della evasione fiscale e nella pletora degli enti inutili. Non c’è altra strada!
E poi bisogna spendere bene e con oculatezza i soldi: gli investimenti vanno fatti per far crescere la produzione, per valorizzare le risorse migliori e per creare lavoro.
Questo vale per tutta l’Europa, per tutta l’Italia e soprattutto per il nostro Mezzogiorno.
Credo che sia giunto il momento, anche in Irpinia, di voltare decisamente pagina.
Basta, perciò, con le scaramucce per l’occupazione delle poltrone e si apra un confronto serrato per fare e attrarre investimenti seri e valorizzare le nostre potenzialità!

Nessun commento:

Posta un commento