lunedì 5 dicembre 2011

RICETTE NUOVE CONTRO LA CRISI


I provvedimenti governativi che si preannunciano, per fronteggiare la crisi, non suscitano entusiasmo. Non sembra, infatti, che si voglia imboccare una strada veramente nuova, rispetto a quella percorsa fino ad ora.
Naturalmente c’è da augurarsi che gli strumenti di informazione stiano male interpretando le intenzioni del Governo, ma se, ancora una volta, si dovesse infierire su pensioni, prime case, servizi  e costo della vita sarebbe un tragico copione già abbondantemente sofferto.
E’ chiaro che, nei momenti difficili, tutti devono predisporsi a fare sacrifici e ad avere grande senso di responsabilità, ma questo comportamento è possibile chiederlo alle persone, che già hanno fatto tanti sacrifici, solo se si comincia a risanare seriamente il marcio esistente nel sistema di potere, a incidere su grandi patrimoni e rendite, a colpire gli eterni privilegiati.
Non si tratta solo di rispondere alle più elementari esigenze di equità, ma anche di estirpare dal tessuto sociale i mali più nefasti. 
La malattia è grave ma non è inguaribile: occorre solo cambiare ricetta!
Se il nuovo governo non si muoverà in questa direzione si prolungherà l’agonia del Paese, non si uscirà dalla crisi e si costruiranno pure le condizioni per una rivincita di coloro che ci hanno fatto precipitare nel marasma.
La falcidiazione di pensioni, salari e stipendi, riducendo la capacità di spesa e consumo, deprime la produzione e la crescita e fa cadere nella recessione.
Non c’è bisogno di essere dotati di grandi competenze economiche per capirlo!
E’ giunta l’ora, perciò, di cambiare rotta!
In Italia ci sono migliaia e migliaia di enti inutili e di società in house, che sprecano ingenti risorse, bypassano le più normali regole della pubblica amministrazione, non rispettano i minimi requisiti di trasparenza, ecc.
Si tratta di una selva di carrozzoni la cui missione non è chiara e che, spesso, si sovrappongono pure alla funzione degli enti elettivi.
A che cosa bisogna aspettare per sfoltire drasticamente questo bosco e recuperare le risorse  per la crescita del Paese?
Si vuole continuare a far finta di non sapere che in questo ginepraio di enti, spesso, operano i peggiori manutengoli del sistema di potere, che sbafano soldi della collettività?
Nei giorni scorsi è stato pubblicato un rapporto della Trasparency International sulla corruzione nel mondo. L’Italia, su una lista di 183 Paesi, è collocata al 69° posto, a pari merito con il Ghana, la Macedonia e le isole Samoa. Non è una situazione edificante!
Quando si vuole fare qualcosa per abbattere il livello di corruzione nel nostro Paese, diminuendo, così, i costi pubblici e, quindi, il debito? Le risorse recuperate sarebbero essenziali per l’economia virtuosa che investe e crea lavoro.
Tutti sanno che nel nostro Paese ci sono più di cento miliardi di evasione fiscale all’anno e
circa cinquecento miliardi di economia nera, spesso in mano alla malavita organizzata, che metà della ricchezza nazionale sta nelle mani del 10° delle famiglie.
Perché non si interviene decisamente in questi campi, anziché aumentare l’Iva, colpire le pensioni, tagliare i servizi, ecc?
Per agire in questa direzione non bisogna essere rivoluzionari, basta solo avere buon senso e voler bene al Paese.

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