Il sistema scolastico italiano sta vivendo, a tutti i livelli ed in buona parte del Paese, una fase molto difficile. Naturalmente non mancano, come sempre avviene in tutti i campi, le situazioni positive ed anche le eccellenze, ma il processo generale in atto non è molto incoraggiante, soprattutto nelle aree economicamente e socialmente più deboli.
Parlando con alunni, docenti e dirigenti scolastici, è facile cogliere uno stato di insoddisfazione e di malessere piuttosto marcato, perché, a fronte di qualsiasi loro sforzo ed impegno non corrisponde la dovuta attenzione da parte delle istituzioni governative ed amministrative. L’elenco delle cose che mancano ad ogni scuola è sempre più corposo, per cui l’intero sistema fatica a reggere, nonostante gli sforzi degli operatori locali.
In questo quadro piuttosto precario e in mancanza di ogni prospettiva di sbocco lavorativo, a titolo di studio conseguito, va diffondendosi nell’opinione pubblica l’idea della scuola come semplice “parcheggio” dei ragazzi.
Un danno più grosso di questo, per la società italiana, è difficile immaginarlo!
Sull’argomento mi è capitato di leggere, qualche giorno fa, una lettera del Dirigente scolastico del Liceo “Guido Dorso” di Ariano, Prof. Francesco Caloia, a varie istituzioni scolastiche, burocratiche e politiche del territorio e nazionali.
Nella lettera del prof. Caloia, approvata dal Consiglio di Istituto, si coglie un profondo senso di amarezza, per le difficoltà in cui è costretta a vivere la scuola da lui diretta, per la mancanza di aule, laboratori e servizi ed anche per la disattenzione dei pubblici poteri.
Senza entrare nel merito specifico delle questioni, sollevate dal Dirigente, per mancanza di una conoscenza diretta del tutto, sento il bisogno di sottolineare lo spirito propositivo della missiva, attraverso la richiesta di attenzione delle istituzioni ad un rapporto stretto e proficuo tra formazione e sviluppo, fra cultura e futuro, tra istruzione professionale e territorio.
Il messaggio del preside Caloia alle istituzioni deve spingere alla riflessione, perché proviene da una persona che dirige un istituto di eccellenza, articolato in tre indirizzi- Scienze Umane, Linguistico e Artistico- e che ha anche una lunga esperienza extraterritoriale, avendo fatto, per molti anni, il Dirigente scolastico in scuole d’Arte, in Emilia Romagna.
Per far vivere ai ragazzi la scuola “ non come parcheggio ma come opportunità di acquisizioni di competenze spendibili, di nuovi linguaggi, per poter coniugare sapere e saper fare”, come asserisce il prof. Caloia, occorre che la classe dirigente la smetta di pensare solo alla gestione del potere e alla cura delle poltrone.
Il nostro territorio ha molte potenzialità, risorse ed energie. Bisogna saperle valorizzare al massimo, partendo dalla scuola e dai giovani, altrimenti non ci sarà un futuro positivo.
La storia della nostra terra è piena di tante contraddizioni, ma lo spirito di sacrificio e di impegno civile e sociale dei suoi abitanti è stato e continua ad essere inconfutabile.
La Politica, per non venir meno ai suoi compiti, da questo prezioso patrimonio deve partire, convincendosi, una buona volta, che la funzione istituzionale è un servizio e non un privilegio.
Il Mezzogiorno e segnatamente le nostre aree interne possono dare un contributo fondamentale alla rinascita del Paese. Lo può dare con le sue risorse territoriali ed umane, ma anche con il suo patrimonio storico e con il suo spirito innovativo.
Una scuola d’Arte, se tenuta in giusta considerazione, “può diventare un presidio contro il degrado, può essere di stimolo alla promozione dell’area culturale e delle arti”, come giustamente dice il preside Caloia.
Per ottenere risultati, però, serve un serio confronto tra le varie istituzioni, tra il mondo imprenditoriale e quello del lavoro, tra il mondo professionale e i cittadini.
La scuola venga vista da tutti, perciò, come la prima palestra di vita.
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