La storia attuale sembra essere nuovamente caratterizzata da un classismo vorace, arrogante e dispotico dei ceti ricchi. Rispetto a questo andazzo odioso, non sarebbe sbagliato riscoprire e riproporre, in maniera adeguata ai tempi, la marxiana lotta di classe, prima che la situazione precipiti irrimediabilmente.
I proletari, invocati da Marx, erano persone che non avevano altra ricchezza che la prole.
A scendere in campo, oggi, accanto ai proletari, dovrebbero essere anche quelli che non possono nemmeno permettersi di avere la ricchezza dei figli, cioè i tanti giovani che non hanno un lavoro.
Come vogliamo chiamarle queste persone, costrette a vivere, fino a 30-40 anni, a spesa di genitori e nonni? “Familitari? Mammitari?, Papitari? Nonnitari “?
Ognuno faccia la scelta lessicale che vuole: importante è che tutte le vittime dell’attuale odioso classismo si uniscano, per riscattarsi e cambiare radicalmente il corso sociale e politico in atto.
La tendenza a far passare la lotta di classe come una cosa superata, per una presunta riduzione della distanza tra le classi sociali, è artificiosamente alimentata dai ceti dominanti, che traggono odiosi benefici proprio dal classismo più esasperato.
La realtà è ben diversa da quella che ci viene presentata: in questi ultimi anni gli squilibri nella distribuzione della ricchezza sono paurosamente aumentati, le disuguaglianze e le ingiustizie sono andate crescendo.
Per effetto della globalizzazione senza regole e del liberismo più sfrenato, tutti i diritti conquistati, attraverso dure lotte, nella seconda metà del Novecento, vengono continuamente messi in discussione e la politica appare sempre di più asservita ai poteri forti, che, spesso, per sfuggire ad ogni regola o condizionamento, scendono direttamente nel campo politico.
L’Italia berlusconiana ne è un esempio; la probabile discesa in campo di Montezemolo ne darebbe una ulteriore prova.
Questi poteri si sentono, ormai, così forti e onnipotenti da non sentire più nemmeno il bisogno di mascherare i loro insani appetiti.
Al vecchio colonialismo territoriale, annientato dal sentimento nazionale dei popoli sottomessi, si sta sostituendo il colonialismo delle multinazionali affaristiche, non meno spregiudicato e vessatorio di quello precedente.
Allo sfruttamento del capitalismo fordista si sta aggiungendo l’asservimento del capitalismo finanziario e mediatico.
Questo processo nefasto, in atto in tutto il mondo, in misura e forme diverse, nell’Italia berlusconiana ha assunto aspetti insopportabili.
Le manovre finanziarie, infatti, stanno dissanguando la parte più debole della società e stanno rimpolpando le tasche dei ricconi e degli speculatori.
Rispetto a questo processo nefasto la Sinistra non può abdicare alla sua funzione, limitandosi a proporre solo qualche aggiustamento.
Bisogna capire che questa strategia, al massimo, fa solo qualche solletico ai poteri forti.
Al classismo esasperato di questi soggetti bisogna rispondere con una lotta di classe altrettanto determinata.
Cara Sinistra, smettiamola con i cincischiamenti!
Riscopriamo i nostri valori e riattiviamo con decisione le nostre battaglie liberatrici!
Non si tratta di tornare indietro, quanto, piuttosto, di adeguare il nostro modo d’agire alle peggiori prevaricazioni dei potenti e ai nuovi bisogni delle classi deboli.
L’ingordigia dei padroni sta mettendo in pericolo la stessa vita sul pianeta terra.
Fermiamo questi famelici vampiri con una “lotta dura e senza paura”!
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