L’Italia sembra essere un Paese allo sbaraglio: in ogni campo si procede a tentoni e senza bussola. In questo quadro, una parte consistente della popolazione è costretta a vivere alla giornata e a tirare a campare.
Neanche gli altri Paesi occidentali, a cominciare dagli USA, se la passano bene.
In fondo, tutti questi Paesi raccolgono quello che hanno seminato: il mercato senza regole, la finanza senza freni, la divinizzazione del profitto e del denaro non potevano che produrre questi risultati.
Il tutto, dunque, non è sorto a caso. Il processo che ci ha portato allo sbaraglio è figlio di una strategia padronale, spesso, criminale, anche se può essere stato alterato da fattori non previsti.
In Italia, il processo è aggravato da un governo falso, screditato e raffazzonato, che, alla fine, induce gli osservatori e persino le opposizioni a fare valutazioni non pienamente corrispondenti alla realtà.
Si parla di un governo che brancola nel buio, che è confuso e diviso nelle scelte, che cerca di mettere solo toppe, ma, a mio parere, questi giudizi, pur fotografando quello che appare, non colgono in pieno il senso del percorso politico in atto.
Alla base dell’azione di governo c’è una strategia precisa e ben più grave:
Berlusconi e soci tendono a dividere il Paese dal punto di vista territoriale e sociale, si propongono di calpestare la Costituzione e riscrivere la storia della nazione, mirano a calpestare tutti i diritti, manovrano per annullare le regole e l’etica civile, a favore dei poteri lobbistici e malavitosi, operano per affossare la democrazia.
In questo ventennio berlusconiano si è parlato a vanvera di superamento delle ideologie:
in realtà sono andate alla malora solo le ideologie progressiste e di sinistra, mentre si è radicalizzata quella capitalistica, che, sotto vari aspetti, ha addirittura assunto connotati feudali e autoritari.
E questa involuzione ha investito non solo il campo politico, economico e sociale, ma anche, tramite i media asserviti, il sistema di vita quotidiano ed il modo di pensare delle persone.
Ne è derivata una devastante egemonia “culturale” della peggiore destra, basata sulla cura degli interessi personali, sul libero arbitrio dei detentori del potere, sul calpestamento delle regole e della morale.
Allo sbaraglio sono stati messi i giovani, i lavoratori, i pensionati; allo sfascio rischia di essere mandato tutto il sistema produttivo e istituzionale.
Per rendersene conto basta esaminare le ultime manovre finanziarie: la crisi economico-finanziaria viene abilmente utilizzata, per colpire i soliti noti e smantellare il tessuto delle garanzie sociali, civili e democratiche.
Consapevoli del discredito in cui possono incorrere, i protagonisti di questo processo politico distruttivo mettono, allora, in opera, tramite i loro strumenti di informazione, uno stratagemma molto sofisticato, tendente a squalificare la politica nel suo complesso e a generare qualunquismo nell’opinione pubblica.
E così distraggono la popolazione, creando ulteriore confusione e sfiducia.
Si tratta, in poche parole, di metodi apparentemente meno violenti di quelli fascisti, ma altrettanto nefasti e distruttivi. In questo modo il Paese va allo sbaraglio e loro fanno affari.
Se non si capisce il senso di questa ideologia perversa non si costruirà nessuna alternativa.
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