Sulla grande stagione di lotte operaie e studentesche del 1969, ricordata con l’espressione
“Autunno caldo”, sono state dette molte cose, di diverso tipo: per gran parte del mondo imprenditoriale fu “una ventata di follia”, per gli storici del movimento operaio fu “una spinta epocale a cambiare la società”.
In realtà, quella stagione ha rappresentato, per il nostro Paese, l’avvio di un percorso di grandi conquiste civili e sociali, a cominciare dallo “Statuto dei lavoratori”, che né la marcia dei quarantamila a Torino, né la strage di Piazza Fontana del dicembre 1969, né gli eventi criminosi degli anni di piombo riuscirono a bloccare.
Oggi, il governo Berlusconi, approfittando della crisi economica, determinata interamente dai poteri forti e dalla politica liberista, spregiudicata e senza regole, sta tentando di cancellare tutti i diritti, faticosamente conquistati da quelle lotte.
Buona parte dei ministri in carica sembrano essere animati solo da odiosi risentimenti e dall’unico intento di cancellare i diritti acquisiti dai lavoratori.
Pensiamo, ad esempio, a quello che sta combinando il ministro Sacconi con l’art. 8 della manovra, che non ha assolutamente niente a che fare con il risanamento dei conti!
Dopo l’autunno caldo, negli anni ‘’70, il mondo del lavoro e della cultura e la buona Politica, a cominciare da quella di Sinistra, seppero reagire con intelligenza, forza e tenacia alle violente e losche manovre dei poteri forti e voraci.
Perché oggi, pur essendo presenti nella società tante energie consapevoli dello stato delle cose, non si riesce a trovare la quadra politica, sociale e culturale, per fronteggiare questi distruttori della crescita ed emancipazione sociale?
La spiegazione di questo fenomeno, a mio parere, sta, anzitutto, nell’ideologismo sempre più chiuso, pesante e superattivo della destra conservatrice, a fronte dello squinternamento di tutte le ideologie progressiste.
Questa destra, a tutti i livelli geografici, ma soprattutto in Italia, grazie al potere economico e mediatico, questa volta, ha fatto un lavoro preventivo e puntiglioso, minando, nella società, il senso civico, l’etica civile e il senso dello Stato e consolidando, a proprio beneficio, il sistema di potere.
Tramite la P2, P3, P4 e mille altri reti asfissianti, ha occupato tutti i gangli dello Stato, egemonizzando mentalmente buona parte della società e squalificando l’intero sistema politico.
Questo sistema, impersonato in Italia da Berlusconi, non è facile sconfiggerlo!
Può anche scadere nel sentire quotidiano delle persone sane, per effetto dell’eccesso di presunzione, delle manie di onnipotenza, delle derive morali del capo e degli accoliti, ma, dobbiamo sapere che può continuare a creare guasti sempre peggiori.
Ecco la necessità assoluta di rendersi conto della gravità della situazione e di mettere in campo un movimento politico e di lotta, ideologicamente alternativo, socialmente robusto, moralmente ineccepibile.
Prima che sia troppo tardi, serve un nuovo autunno caldo, capace di fare da guida e dare ossigeno alle lotte dei lavoratori, delle donne, del popolo viola, degli studenti, del mondo della cultura, degli indignati, ecc.
Bisogna uscire dalla dispersione e perseguire un mondo radicalmente diverso e una visione della vita chiaramente alternativa a quella imposta dal berlusconismo.
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