venerdì 23 settembre 2011

IN BALIA DELLO TSUNAMI


Tutta l’Italia sembra essere in balia di un devastante tsunami, promosso non da un maremoto ma dal sistema economico e politico dominante.
In prima linea, rispetto a questo distruttivo fenomeno, sono il mondo del lavoro, i giovani e il Mezzogiorno.
L’Irpinia ne sa qualcosa, perché sta già pagando pesantemente i peggiori effetti del vortice.
Nella storia repubblicana, il nostro Paese non aveva mai vissuto una fase così triste e nera.
Il tutto avviene, perché padroni e satrapi della peggiore specie hanno perso ogni senso della misura, nella ricerca egoistica e smisurata dei proprio tornaconto, in danno  della comunità e in dispregio di ogni regola civile e morale.
So che a qualcuno questa rappresentazione della realtà può anche apparire apocalittica, ma credo che basti guardarsi attorno con un minimo di senso critico e capacità analitica, per avere la percezione della gravità della situazione.
Che cosa sta succedendo nel nostro territorio?
Le fabbriche vengono chiuse, gli ospedali vengono smantellati, i tribunali vengono soppressi, le scuole vengono impoverite, i servizi vengono ridotti o falcidiati, i diritti vengono calpestati, le risorse naturali e produttive vengono defraudate, ecc.
Che altro deve succedere, perché si riconosca lo stato di sfascio a cui è esposta la nostra terra?
Dove si deve arrivare, affinché la classe dirigente (?) irpina la smetta di fare sceneggiate mediatiche e si assuma le proprie responsabilità?
La drammatica vicenda della IRISBUS dà la prova evidente della debolezza e inconsistenza di questa corporazione, rispetto allo tsunami che ha investito il nostro territorio.
Marchionne finora è rimasto fermo sulle sue posizioni, per niente disturbato dalle sceneggiate del nostro ceto politico, come il ragno che resta tranquillamente a poltrire nel suo buco, rispetto ad un personale di pulizia inefficiente.
Eppure bastava che i nostri rappresentanti istituzionali di maggioranza, per il peso che il loro voto può avere nei momenti cruciali, battessero, una volta tanto, i pugni sul tavolo, per essere ascoltati. Perché non lo hanno fatto?  “L’ardua sentenza” la lasciamo ai posteri?
Una cosa è certa! Di questo passo, il nostro territorio sarà trasformato in un grande serbatoio di immondizia e andrà incontro ad una drastica desertificazione antropica.
Oggi, demagogicamente e in maniera improvvisata, si parla di abolizione delle province. Immaginiamo, per un istante, che cosa succederebbe alle zone interne se si verificasse questa prospettiva. Chi vivrà nei prossimi decenni ne vedrà delle belle! Altro che riduzione della spesa!
A questo punto, grazie all’esperienza politica e di vita, mi permetto di chiedere alle forze di opposizione e segnatamente di sinistra di smetterla di pensare alle poltrone e di inseguire superficialmente il nuovismo.
All’Italia, al Mezzogiorno e alle nostre terre serve ben altro!
Basta con la proliferazione delle sigle, basta con le manovre, basta con i piccoli aggiustamenti!
Si torni alla vera e alla buona politica, basata su grandi idee e progetti, solidi valori e sani comportamenti.
Si torni tra la gente in carne ed ossa, per interpretarne e rappresentarne i bisogni e le buone aspirazioni.
Si costituisca insieme un argine solido allo tsunami che ci sta travolgendo e per costruire una società più giusta ed egualitaria.

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