domenica 17 aprile 2011

TECNICA EVERSIVA


Il governo e la maggioranza che lo sostiene hanno ormai assunto l’aspetto di una corporazione eversiva: non c’è giorno, infatti, nel quale non si veda qualche esponente di questo schieramento politico che non sia impegnato a minare le fondamenta di qualche istituzione o a sporcare il percorso della storia nazionale 
Non si tratta più di iniziative estemporanee di questo o quel  personaggio, ma di una pratica puntigliosamente studiata, allo scopo di stravolgere non solo il sistema democratico, ma anche il modo di pensare della gente comune. Siamo quasi al clima del “boia chi molla”!
Altro che atteggiamenti folcloristici ed espressioni colorite!
Quello che sta avvenendo in Italia è fuori dalla norma e da ogni consuetudine, in quanto è risaputo che le forze di governo sono vincolate a difendere le istituzioni e le regole e non ad assumere comportamenti eversivi.
Certo, non è da escludere che una forza di governo possa e debba anche muoversi in direzione del rinnovamento e delle riforme istituzionali, ma una cosa è il processo riformatore, ben altra cosa è il calpestamento e l’infangamento quotidiano  di tutte le istituzioni.
Come si fa a non considerare figlio di una grande “faccia tosta” il tentativo di far passare come posizione riformatrice il comportamento di chi considera la Costituzione Italiana un fardello vecchio e fuori del tempo, il Presidente della Repubblica un intralcio, la Consulta un peso negativo, la Magistratura un covo di comunisti, che lavora contro il Paese, il Parlamento uno strumento che fa solo perdere tempo, la scuola pubblica un luogo diseducativo, la sanità pubblica una voragine mangiasoldi, ecc, ecc ?   
Come si fa a non rimanere sconcertati di fronte alle posizione di un ministro della Repubblica che qualifica la bandiera italiana come una pezza da usare nel cesso, che apostrofa come  “ladrona” la capitale del nostro Paese, che istiga i suoi sodali a uscire dai luoghi istituzionali nel momento in cui viene suonato l’inno nazionale, ecc, ecc?
Quale valutazione fare dell’azione di un ministro del lavoro che, invece di preoccuparsi del dramma della disoccupazione e del precariato, appare unicamente interessato a dividere il sindacato, a dare un colpo mortale al contratto nazionale dei lavoratori, a mettere in discussione l’art. 18 dello statuto , ecc, ecc?
Che dire del comportamento dei ministri che si danno un gran da fare per attaccare e demolire la scuola, la giustizia, la pubblica amministrazione, ecc, ecc?
Come si fa a non rimanere sconvolti rispetto al comportamento del ministro del tesoro, che, invece di perseguire gli evasori fiscali, non fa altro che mettere e far mettere le mani nelle tasche dei soli lavoratori a reddito fisso e pensionati?
 Naturalmente si potrebbe continuare a lungo nella rassegna delle nefandezze messe in atto da questi personaggi, ma, forse, è meglio riflettere sui guasti che questa tecnica destabilizzante determina, a catena.
Pensiamo, ad esempio, solo alla miriade di “trovate” di tanti amministratori nordisti e alla “chicca” di una Commissione di inchiesta sui testi scolastici di storia, proposta da alcuni  parlamentari del PDL.  Che bella(?) competizione con Casa Pound!
 Povera Italia!

venerdì 15 aprile 2011

A FIANCO DEI LAVORATORI PRECARI


Oggi, migliaia e migliaia di giovani precari scendono in piazza, in tutto il Paese, sotto lo slogan “il nostro tempo è adesso”: si ribellano all’instabilità, che sta bruciando il loro futuro.
Mi auguro che tutte le persone, dotate di un minimo di sensibilità e buon senso, trovino il modo di sostenere la sacrosanta lotta di questi giovani. Non si tratta solo di esprimere una doverosa comprensione e solidarietà nei confronti di persone costrette a vivere in una condizione di grave disagio, ma anche di assumere un impegno etico e civile per il futuro del Paese. E’ assolutamente inaccettabile, infatti, che circa un milione e 500 mila giovani siano condannati ad essere respinti dal mercato del lavoro, a vivere in condizioni paraschiavistiche, a non avere un salario stabile e una casa, a non potersi formare una famiglia, a non costruirsi una pensione per la vecchiaia.
Se poi a questi giovani aggiungiamo le centinaia di migliaia di persone, che sono costrette a vivere in cassa integrazione e i circa 50 mila laureati che, ogni anno, sono costretti a cercare lavoro all’estero, ci troviamo davanti ad uno scenario allucinante.
E tutto questo avviene mentre il 10 per cento delle famiglie italiane si è impadronito di circa il 50 per cento della ricchezza nazionale, i grandi manager, alla Marchionne…, e i conduttori televisivi, alla Vespa…, incassano decine di milioni di euro al mese,  il capo-satrapo del Governo spende centinaia di milioni, per farsi allietare le serate da veline e prostitute.
Che dire, poi, dei cento e più miliardi di euro di evasione fiscale all’anno da parte di profittatori di ogni tipo e degli altri cento e più miliardi di profitti accumulati annualmente dalla malavita organizzata?
In quale mondo siamo precipitati?
I patrioti della battaglia risorgimentale e resistenziale che, nelle settimane scorse abbiamo celebrato, si sacrificarono per una ben altra Italia!
La battaglia odierna dei precari e le lotte dei giorni e delle settimane scorse delle donne, dei lavoratori, degli studenti, del mondo della scuola e della cultura, dell’area della giustizia, delle forze dell’ordine, ecc, si riallacciano ai valori risorgimentali e resistenziali, perciò vanno sostenute con forza e determinazione. Non possiamo assumerci la responsabilità di contribuire allo sfascio del Paese, con la passività e l’indifferenza.
Il populismo dell’attuale classe dirigente e il qualunquismo della massa che la sostiene vanno combattuti con una rigorosa analisi critica della realtà, con una visione culturale chiara e alternativa, con progetti sociali concreti, con comportamenti morali ineccepibili.
Basta con le manovre e gli inciuci di palazzo, con le guerre personalistiche, con le diatribe formalistiche! 
Se la politica vuole riacquistare credibilità deve partire dalle battaglie vere delle persone in carne ed ossa, come quella in atto, in queste ore, da parte dei giovani precari.
Le forze di opposizione al governo del berlusca facciano uno sforzo di umiltà, si confrontino con i cittadini che soffrono, escano dalle stanze del potere, si calino quotidianamente nella realtà, si rapportino soprattutto al mondo giovanile, manifestandosi sempre come persone linde, pure e senza macchia.
Questa è la strada per l’alternativa e il futuro!

mercoledì 6 aprile 2011

CAMPARE ALLA GIORNATA


E’ sempre più alto, nel nostro Paese, il numero delle persone che sono costrette a campare alla giornata. Non si tratta di un modo di vivere felice e dignitoso, ma spesso, dopo un po’ di tempo, questa condizione, da molti, finisce per essere mentalmente accettata. E così le vittime di un sistema ingiusto cadono pure nella spocchiosa e sprezzante critica dei soggetti privilegiati di tale sistema, che, nei loro confronti, richiamano il motto latino “faber quisque suae fortunae” (ognuno è artefice del proprio destino).
Nei fatti, le cose stanno diversamente, ma il senso di sfiducia e la perdita di ogni spirito  d’iniziativa, che spesso caratterizza la vita di coloro che tirano avanti alla giornata, dà un senso a quelle critiche.
Ma il paradosso più grosso non sta tanto nel camuffamento delle responsabilità, insito negli spocchiosi giudizi critici, quanto piuttosto nella scelta sistematica del potere dominante di annullare, anche attraverso le istituzioni democratiche, ogni azione programmatrice, capace di indicare una prospettiva e stimolare l’iniziativa e l’impegno di tutti, facendoli uscire dallo stato vegetativo.
Il sistema politico italiano, dalla stagione del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) a quella attuale del BBT (Berlusconi-Bossi-Tremonti) ha sostanzialmente annientato lo spirito programmatore delle istituzioni, teso a costruire il futuro del Paese, per sostituirlo con il culto del “particulare”, a beneficio della casta.
Tutto ormai ruota attorno alla più spregiudicata gestione del potere, al mercato delle poltrone, alla più sfrontata ricerca dell’impunità, alla conquista sporca del consenso.
Nella gestione del potere quasi nessuna attenzione viene riservata alla programmazione strategica, tendente a superare il contingente e a gettare le basi per un futuro migliore, perché a prevalere sono gli interessi particolaristici, le finalità propagandistiche e pubblicitarie, i calcoli elettorali. Al patrimonio delle idee e dei valori si è sostituita la pratica mercantile.
Basta osservare con un minimo di attenzione tutto il processo governativo e amministrativo degli enti, a tutti i livelli, per rendersene subito conto.
Basta seguire in maniera non distratta la rassegna stampa quotidiana e i notiziari televisivi, nazionali e locali, per rimanere sconcertati.
E’ naturale che un andazzo politico di questo tipo faccia precipitare il Paese nella precarietà, nella insicurezza, nella perdita di ogni prospettiva positiva, con conseguenze disastrose per i più deboli e riflessi penalizzanti per la maggioranza dei cittadini, a cominciare da quelli più giovani. Il campare alla giornata, in questo quadro, diventa un sistema alquanto diffuso, con ricadute nefaste nel modo di pensare dell’intera comunità.
La storia della nostra penisola è piena di stagioni di questo tipo, di volta in volta felicemente superate, ma, oggi, con il sistema informativo e mediatico largamente asservito alle manie nevrotiche, pubblicitarie e propagandistiche del berlusca si corre il pericolo di precipitare in una via di non ritorno.
Bisogna sapere, infatti, che quando la politica cessa di essere un viatico edificante e di crescita civile, uno strumento di ricerca, di confronto e di partecipazione sociale, una bussola di orientamento, per diventare agenzia mercantile, sensale di affari e predellino pubblicitario, ogni essere umano, privo di potere e di mezzi, rischia di cadere nella più assoluta precarietà e cioè nel “campare alla giornata”.

sabato 26 marzo 2011

QUANDO SI AMMAZZA IL FUTURO


Il sistema economico, politico e sociale del nostro Paese sta ammazzando il futuro dei giovani.
Per le nuove generazioni niente è certo e sicuro, tutto sta diventando aleatorio.
L’orizzonte è nebbioso ed oscuro e ogni bussola è stata infranta.
In questo triste scenario si trova la grande massa dei giovani. Fuori di esso si trova solo la cerchia ristretta di quelli che, nel passato, venivano definiti “figli di papà”. A sopravvivere riescono i pochi giovani che hanno la fortuna di avere nonni pensionati e genitori con un minimo di reddito.
Lo spirito di sacrificio, le capacità, i meriti servono a poco; ciò che conta è l’appartenenza al sistema di potere dominante, alle lobby, alle corporazioni.
Qualche beneficio lo fa acquisire lo spirito servile, che comporta, però, la perdita di ogni dignità etica e civile.   
Il feudalesimo del XXI secolo, come si vede, non è molto diverso da quello del IX e X secolo:
diverse  sono le espressioni verbali che descrivono i rapporti di potere, ma, in sostanza, la villa, il potere di banno, l’immunità  del signore e la commendatio, l’atto di omaggio, i benefici dei fedeli servitori sono pressoché identici.
Questo sistema, impersonato, da più di 15 anni, dal Berlusca e dai suoi vassalli, sta  distruggendo il sistema democratico, nato con la Resistenza, sta affossando la cultura e il senso civico e morale degli Italiani, sta indebolendo il sistema economico,  sta, soprattutto, ammazzando il futuro delle nuove generazioni. Nell’uso spregiudicato del potere, ogni limite è stato abbondantemente superato.
Rispetto a questo stato di cose servono a poco le belle parole e le prediche dei cittadini singoli, non allineati, non hanno senso le manovre e le tattiche istituzionali delle forze (?) di opposizione, hanno scarsa incidenza persino le manifestazioni sacrosante, ma estemporanee, della cosiddetta società civile. Dal pantano -fa male al cuore dirlo- non si esce senza una rottura traumatica della situazione. Ce lo insegna la storia.
Ma perché la rottura traumatica non faccia precipitare ancor più le cose è necessario che essa sia promossa non dal senso avventuristico di qualche populista, né dagli opportunisti riciclati e neppure dalla disperazione cieca, ma da una grande idea alternativa, da una robusta cultura, da valori e progetti sani e solidali. Anche questo ce lo insegna la storia.
Nella società e soprattutto nel mondo giovanile le energie positive per questa rivoluzione ci sono. Lo dimostrano la fioritura di tante associazioni e iniziative solidaristiche e volontaristiche e la tenacia resistenziale di milioni di ragazze e ragazzi, che non cedono alle lusinghe e non si piegano.
Il magma sociale, prodotto dal sistema di potere imperante, attraverso l’informazione manipolata, il clientelismo, il consumismo e l’individualismo, ostacola l’aggregazione delle energie sane e pulite e penalizza ogni pensiero progressista e innovatore, ma ogni cosa ha un limite.
Non ce lo dice solo la storia, ce lo fanno vedere anche le vicende che stanno sconvolgendo 
i Paesi del Nord Africa.
Forza giovani, unite le vostre energie e prendete a calci nel sedere i feudatari, i trasformisti e i falsi innovatori, che stanno ammazzando il vostro futuro.

domenica 20 marzo 2011

L’ITALIA TRA BOSSI E MICCICHE’


Le manifestazioni celebrative del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che hanno coinvolto sentimentalmente e mentalmente milioni di persone, sono state guastate dal comportamento rozzo e truce della Lega Nord, che occupa un posto determinante nel governo del Paese.
Tutti i ricordi, gli sforzi riflessivi, i bei propositi, riguardanti il nostro “bel paese”, sono stati sporcati da parole e azioni riprovevoli, provenienti dall’agglomerato di potere leghista.
Al di là di ogni valutazione che si possa fare sul processo unitario del nostro Paese, prima e dopo il raggiungimento dell’unità nazionale, credo che gli atteggiamenti disfattisti dei leghisti vadano condannati, senza mezzi termini, per la loro rozzezza e pericolosità.
Ciò che serve all’Italia non è una politica disgregante, ma unificante e solidaristica, capace di correggere gli errori, i ritardi, le storture, gli egoismi territoriali e sociali. Ma una politica di questo tipo non ha bisogno di corporazioni localistiche e particolaristiche, bensì di forze politiche, animate da uno spirito unitario, capaci di farsi carico dei problemi ancora irrisolti, nello spirito del dettato costituzionale e della visione europea.
La politica antimeridionalistica e separatista della Lega Nord va combattuta con decisione, ma non attraverso la contrapposizione finta di una sorta di Lega Sud.
Una prospettiva di questo tipo può anche suscitare un certo fascino, ma costituirebbe sicuramente un pericolo grandissimo per la tenuta unitaria del Paese, sia sotto l’aspetto politico che culturale e umano. Se, poi, a farsi promotori di formazioni politiche sudiste sono personaggi, che da anni gozzovigliano con Bossi, avallandone tutte le rapine, a danno del Mezzogiorno, sprofondiamo veramente nel paradosso.
Che cosa c’è da aspettarsi da un partito del Sud, promosso da un personaggio come l’on. Micciché, con altri personaggi dello stesso tipo e con l’auspicio dello stesso Berlusca?
Nelle istituzioni si riproporrebbero tutti gli accordi malefici e le spartizioni di potere, tra i peggiori arnesi del Nord e del Sud, come avviene da anni, e, fuori dalle stanze del potere, a livello periferico e nei gangli sprovveduti della società, si determinerebbero certamente rapporti astiosi e, forse, anche violenti.
A questi personaggi sembra che la storia non abbia insegnato proprio niente: i loro calcoli carrieristici e di potere richiamano alla mente il comportamento dei signorotti degli staterelli preunitari, che con le loro manovre ed azioni non solo ostacolarono e ritardarono il processo unitario del Paese, ma lasciarono anche una triste e brutta eredità all’Italia unificata.
A sconfiggere l’ottusa ed egoistica resistenza di quei personaggi fu anzitutto lo spirito nazionale della migliore e secolare cultura della penisola, che spinse tanti giovani patrioti a sacrificarsi per la causa risorgimentale.
E’ proprio quello che serve, anche oggi, per battere il localismo egoistico e le lobby del potere personalistico e corporativo e correggere gli errori, i difetti e i guasti del processo unitario.
La storia da percorrere è completamente opposta a quella proposta dai vari Bossi e Micciché.  Lo spirito dialettico, anche aspro, ma sempre unificante, degli eroi risorgimentali e dei padri costituenti sia di esempio.  Solo così è possibile uscire dalla narcosi berlusconiana e non cadere in balìa delle logiche leghiste.

domenica 13 marzo 2011

A PROPOSITO DI CAPANNONI VUOTI


Il nuovo presidente degli industriali irpini, Sabino Basso, intervenendo nel dibattito sul patto per lo sviluppo, ha lanciato la proposta di cedere alle imprese, ad un prezzo simbolico o addirittura  gratuitamente, i capannoni dismessi e liberi, partendo dalle aree ASI.
La proposta del presidente Basso ad alcuni è apparsa una provocazione, ad altri una indicazione seria ed utile, per il rilancio dell’economia irpina.
Personalmente, avendo fatto da almeno cinque anni, ripetutamente, una proposta di questo tipo, la ritengo degna di grande attenzione e considerazione.
Non si tratta, infatti, di fare un regalo agli imprenditori, ma semplicemente di mettere al servizio della comunità delle strutture, per le quali sono stati spesi molti soldi pubblici.
So bene che non è facile superare vincoli restrittivi e norme ostative, ma so altrettanto bene
-che in altri Paesi europei sono pienamente in atto benefici e agevolazioni di questo tipo;
-che molti imprenditori del centro-nord, a pari condizioni, sono disponibili a investire da noi, anziché spostarsi all’estero;
-che è un delitto tenere vuoti dei capannoni che sono costati tanti soldi, mentre il nostro territorio, a causa della disoccupazione, procede speditamente verso la desertificazione umana;
-che è compito della politica operare per superare tutti gli ostacoli e non stare a guardare passivamente.   
Nel dire queste cose non ritengo di parlare a vanvera, perché, sia nello svolgimento della mia funzione senatoriale che da semplice cittadino, in pensione, ho speso molte energie sul problema, acquisendo qualche esperienza.
Il manager Nicola Olivieri, attivamente sostenuto dal sottoscritto, ha portato nel nostro territorio decine di imprenditori, investendo tutte le istituzioni possibili, senza alcun pregiudizio politico, ma  abbiamo trovato solo disponibilità verbali ed effimere e mai aperture vere e concrete.
E così alcuni di questi imprenditori sono andati all’estero, in Spagna, Slovenia, Svizzera…  Confesso che uno dei motivi che mi hanno spinto al ritiro da ogni militanza politica è stato proprio quello di aver trovato su questo terreno, nei fatti, una sordità assoluta, a tutti i livelli.
Intanto il processo di degrado del nostro territorio avanza e, a questo ritmo, entro 4-5 anni, in buona parte dei comuni irpini saranno chiuse le scuole primarie, gli uffici postali, le guardie mediche, per la crisi delle nascite e la riduzione drastica della popolazione.
Dopo la chiusura degli ospedali ci sarà la soppressione dei tribunali e di ogni tipo di ufficio. Alle attuali discariche di rifiuti si aggiungeranno altre discariche.
Le fabbriche che ancora vivacchiano magari saranno sostituite da qualche centrale nucleare.
Se non cambieranno rapidamente le cose questo scenario diventerà realtà amara e difficilmente arrestabile.
Ecco, allora, la necessità di prendere seriamente in considerazione la proposta del presidente Basso e di aprire un serio confronto, anche polemico, ma costruttivo.
Anziché fare chiacchiere su questioni fantomatiche e posti di potere  è giusto intervenire con determinazione sul terreno del lavoro, della produzione, della valorizzazione delle nostre risorse e potenzialità produttive, dell’utilizzo di tutte le strutture disponibili.
Bisogna, una buona volta, rendersi conto che, senza lavoro e produzione di beni, non c’è alcuna prospettiva positiva per la nostra terra. 

domenica 6 marzo 2011

LA MANNAIA LEGHISTA SUL MEZZOGIORNO


Mercoledì sera, in Parlamento, si è svolta l’ennesima sceneggiata sul federalismo municipale:
i governanti (?), a cominciare dal capo istrione, con fazzoletti verdi al taschino e con bandiere dei “popoli del Nord” sventolanti, hanno chiesto ed ottenuto la fiducia non su di provvedimento legislativo ma su uno spot pubblicitario, qual è stata la relazione del ministro Calderoli. Nei prossimi mesi ci saranno altre repliche della sceneggiata, sul federalismo provinciale e regionale e sugli effettivi decreti attuativi.
L’attività dei nostri governanti (?) rassomiglia, ormai, sempre più a quella dei venditori ambulanti, che, nei mercati e nelle fiere, strillano per richiamare l’attenzione degli acquirenti e per appioppare loro merce di scarsa qualità. Nei mercati e nelle fiere tutto rientra nella logica dell’attività. In Parlamento le cose dovrebbero andare diversamente, nella logica delle regole istituzionali e del rigore civico.
A colpire e far preoccupare le persone di buon senso, amanti del Mezzogiorno ed anche dell’intero Paese, non dovrebbe essere, però, soltanto la parte scenografica e pubblicitaria dell’intera vicenda, ma anche l’aspetto pasticciato dei provvedimenti e, ancora di più, lo spirito divisorio ed egoistico che li caratterizza.
Il federalismo che il centrodestra berlusconiano e leghista sta predisponendo, nei fatti, calpesterà i principi fondamentali della Costituzione, straccerà la tenuta unitaria del Paese, annienterà ogni principio di uguaglianza tra i cittadini, svuoterà le tasche degli Italiani onesti.
L’impianto del provvedimento porterà inevitabilmente gli enti del Nord a spendere di più e gli enti del Sud a tartassare di più i cittadini, per servizi sempre più striminziti.
Sotto la spinta dell’attuale maggioranza (?) governativa, l’Italia ha intrapreso un percorso storico all’indietro :
-il federalismo non è più il processo unitario più adeguato per territori divisi, ma un percorso politico semisecessionista tra realtà, che fanno parte di uno Stato unitario, da 150 anni:
- il federalismo municipale ci riporta, in qualche modo, alla realtà comunale del XII-XIII secolo, con la grande differenza che, allora, i Comuni esprimevano rivendicazioni cittadine nei confronti dei signori feudatari ed oggi, invece, sono i “feudatari” di turno a condannare le realtà municipali all’isolamento localistico ;
- il processo politico di quei secoli fece avanzare gli Italiani sul terreno democratico, economico e, soprattutto, culturale, quello di oggi, invece, produce solo guasti.
Rispetto a questo quadro non mi sembra, invero, che ci sia una seria e consapevole attenzione né da parte delle forze politiche né da parte della cosiddetta società civile: in quasi tutte le posizioni prevale la superficialità oppure il calcolo opportunistico e manovriero.
Sconvolgente è soprattutto il comportamento della classe dirigente (?) meridionale, che sembra proprio incapace di cogliere la portata devastante del percorso portato avanti dalla Lega e dal governo. A questo punto sinceramente non riesco proprio a comprendere come sia possibile che i rappresentanti parlamentari del Mezzogiorno, che spesso si pavoneggiano con sigle sudiste, avallino tutte le porcherie bossiane e calderoliane.
Che altro si aspetta per reagire?
Sarebbe veramente interessante che qualcuno promuovesse sul federalismo un confronto tra tutti i rappresentanti istituzionali del nostro territorio, per capire se si sono resi conto di quello che sta succedendo.