lunedì 18 febbraio 2013

SE LE TANGENTI DIVENTANO UN FATTO NATURALE


I mali del nostro Paese sono tanti, ma ciò che ci deve preoccupare, più di ogni altra cosa, è il fatto che alla base di tali mali, sostanzialmente, c’è il cancro della corruzione e della illegalità.
Non passa giorno, ormai, che non venga scoperto un malaffare: dovunque girano soldi e si gestisce qualche potere la pratica corruttiva sembra essere diventata l’azione prevalente.
La vicenda di tangentopoli, che portò all’affossamento della prima repubblica, anziché determinare una inversione di tendenza nel sistema di potere, sembra essere diventata l’antipasto di una ingorda abbuffata.
Siamo giunti al punto in cui il personaggio che ha dominato lo scenario politico e di governo dalla vicenda di tangentopoli ad oggi, il Berlusca, non trovi alcuna difficoltà a dire che  “la tangente non è un reato ma una necessità, una commissione”, per cui “basta con i moralismi”.
Di fronte ad una dichiarazione di questo tipo, fatta da un uomo, che ha governato (?) per tanti anni il Paese e che aspira ancora a governarlo, non si può che rimanere esterrefatti, però  personalmente non nascondo di aver provato, per la prima volta, un attimo di simpatia per il personaggio, perché finalmente si è manifestato per quello che è, senza trucchi, infingimenti e raggiri di parole.
Il guaio è che il modo di pensare del Berlusca si è diffuso in larga parte della società italiana, per cui tutto il sistema corruttivo viene visto come un fatto normale, se non addirittura utile, nel mondo del mercato e nella stessa competizione elettorale.
Quando il Presidente Napolitano dice  ”E’ l’Europa a chiederci un grosso impegno di lotta contro la corruzione. Bisogna superare questa condizione che è una condizione di inferiorità rispetto a molti Paesi europeidice una grande verità, ma a molti appare la voce di un essere venuto da un altro pianeta.
In questo quadro è naturale che le persone pulite si sentano isolate e fuori dal tempo, per cui, spesso, prese dallo sconforto, si distaccano dall’impegno civile.
Nell’assumere questo atteggiamento commettono certamente un errore, ma bisogna capirle, perché non è certamente una cosa piacevole, per una persona moralmente sana, essere buttata nel calderone sporco e qualunquista del “tutti sono eguali” , predisposto  ad arte proprio  dalla casta dei corrotti.
Quello che bisogna sapere, però, è che l’andazzo della illegalità e della corruzione porterà inevitabilmente il Paese alla rovina: la storia ci ha insegnato che anche i sistemi politici e di governo più forti, una volta caduti nel vortice della corruzione, sono andati incontro all’autodistruzione.
Un’altra cosa che bisogna sapere è che non si uscirà dalla crisi che ci affligge, senza un risanamento  morale assoluto : se non viene annientato il virus del malaffare non c’è riforma che possa ridare vitalità all’organismo del Paese.
Vanno certamente affrontati con decisione i problemi del lavoro, del servizi sociali essenziali, della ricerca, del Welfare, del mezzogiorno, ecc, ecc, ma tutto deve essere inquadrato in un sistema politico e sociale legale e pulito, altrimenti anche i provvedimenti  migliori rischiano  di andare incontro al fallimento.
In Italia, dunque, prima di ogni altra cosa, urge  la nascita di un forte movimento culturale  e politico che punti al risanamento del Paese.

NON INSEGUIRE IL BERLUSCA


L’errore più grosso che si possa fare, in questa campagna elettorale, è quello di inseguire il Berlusca nelle sue farneticazioni demagogiche, beffarde, ciniche, farsesche ...
Il tentativo di competere con tale personaggio, sul terreno mediatico e scenico, farebbe fare brutta figura anche al più esperto dei maghi e degli istrioni, i quali sarebbero, comunque, obbligati a muoversi con qualche misura e un minimo di buon senso, per rispetto degli spettatori. Il delirio di onnipotenza, invece, consente all’unto del signor  denaro di essere spregiudicato e spietato e di non osservare alcun limite.
Tutti i dirigenti politici seri e responsabili, pertanto, farebbero bene a tenersi completamente  fuori dallo scenario circense e dal terreno melmoso quotidianamente alimentato dal Berlusca.
La situazione del nostro Paese, in buona parte per colpa di siffatto personaggio, è grave dal punto di vista economico, politico, morale e nella considerazione internazionale, perciò è un dovere, per tutte le forze politiche serie e per tutti i cittadini onesti, operare una netta cesura con il berlusconismo.
Si prospettino all’elettorato le scelte che si intendono fare, le strade che si vogliono percorrere, gli obiettivi che si vogliono raggiungere e la si smetta, una buona volta, di cincischiare con le ciniche smargiassate berlusconiane, proposte e riproposte, in maniera ossessiva, dagli strumenti di informazione asserviti o in cerca di audience.
Anche sulla prospettiva delle alleanze post-elettorali le forze politiche la smettano di creare confusione nella testa dei cittadini: con il voto gli elettoti sono chiamati ad esprimere un giudizio, anzitutto, sulle liste e coalizioni presentate e sui programmi proposti.
Rispetto a ipotetiche alleanze future, nel caso in cui non scaturisse alcuna maggioranza dalle elezioni, le forze politiche, in campagna elettorale, farebbero bene a indicare unicamente i confini politici e programmatici entro i quali sono disponibili a confrontarsi e misurarsi con le altre rappresentanze parlamentari.
Gli elettori hanno il diritto di esprimere il proprio voto su posizioni chiare e non su strategie confuse, contraddittorie e mistificate.
Basta, dunque, con le promesse mirabolanti e false! Basta con le sceneggiate mediatiche e da circo! Basta con gli inciuci e le manovre rocambolesche!
Care forze progressiste e riformatrici, se volete coltivare la speranza di riacquistare la fiducia dei cittadini e sconfiggere il qualunquismo imperante, avete una sola strada, quella di mostrare, anche nello svolgimento della campagna elettorale, la vostra assoluta differenza, rispetto alle forze, che ci hanno portato allo sfascio economico, civile e morale.
Il Paese ha bisogno di chiarezza, di verità, di rispetto, di pulizia.  Se non si parte da questi capisaldi, continueranno a  diffondersi e trionfare i mali della sfiducia, del qualunquismo, del populismo, dell’individualismo, ecc, ecc.
Oggi la miscela del berlusconismo e del grillismo costituisce un pericolo per la stessa tenuta democratica del nostro Paese, ma tutti dobbiamo sapere che a tale prodotto non si è giunti a caso, anzi dobbiamo chiederci quanto ci ha messo ognuno di noi, dalla crisi della prima repubblica ad oggi, “conservando di quella fase storica  l’acqua sporca e gettando il bambino”.
Senza una svolta radicale il futuro sarà triste!

PER USCIRE DALLO SPETTACOLARISMO


La campagna elettorale per le prossime elezioni politiche è stata messa su una strada sbagliata, quella dello spettacolo istrionico e pubblicitario. Altro che cabaret !
L’accensione del televisore e l’uso del telecomando, per chi è dotato di un minimo di sensibilità intellettiva, sta diventando un incubo: lo schermo è praticamente invaso da istrioni, giocolieri e agenti pubblicitari, in veste di politici.
Se si continuerà a procedere con questo passo e su questa strada la politica subirà una ulteriore perdita di credibilità: le poche e sparute proposte, degne di una certa  attenzione, fatte da qualche dirigente politico, finiscono quasi sempre nel calderone generale delle chiacchiere a vuoto, nella palude delle bugie, nel teatro delle fanfaronate, nel magma dei calcoli di potere.
Lo so che in un clima di questo tipo non è facile distinguersi anche per le persone meglio intenzionate e più serie, perché a dominare, su tutto, è la pressione dei giornalisti e dei sondaggi, ma tutti i politici dovrebbero anche sapere che, se non si esce dalla strettoia degli interessi contingenti e delle recite strumentali, non è facile costruire un percorso di risanamento della mentalità corrente e della vita civile e democratica del Paese.
La realtà è triste in tutto il mondo occidentale, in Europa, in Italia e segnatamente nel Mezzogiorno.
Il sistema economico, imposto dal capitalismo finanziario, si trova in uno stato di crisi senza precedenti.
Le divaricazioni sociali e territoriali, all’interno del nostro Paese, hanno raggiunto limiti insopportabili.
Il rispetto della legalità e dell’etica civile, in tutto il sistema di potere, è diventato un sogno di pochi.
Il lavoro per le giovani generazioni è diventata un’araba fenice.
Ecco, una campagna elettorale seria dovrebbe essere incentrata tutta su questi nodi cruciali.
E’ comprensibile che gli artefici del disastro, a cominciare dal Berlusca, abbiano tutto l’interesse a spostare l’attenzione degli elettori in altra direzione, ma le forze politiche che vogliono realmente il cambiamento non possono lasciarsi irretire da questa manovra capziosa.
Tutti i cittadini, inoltre, devono rendersi conto che la malattia del Paese è tanto grave, per cui   non bastano né palliativi né ricette inventate a caso.
Per rimettere in sesto l’organismo del Paese occorre riattivare anzitutto il sistema produttivo  e rimettere in moto il lavoro.
E’ chiaro che una “medicina” di questo tipo ha bisogno di molte risorse, ma non è impossibile trovarle, se si combattono seriamente gli sprechi e si colpiscono i frodatori miliardari.
Non si tratta di mettere in moto una strategia del terrore, ma semplicemente di orientare le risorse verso il sistema  produttivo, sottraendole al profitto sporco, speculativo e malavitoso.
Manca meno di un mese per le elezioni. Le forze politiche e i candidati che vogliono dare un contributo reale  al cambiamento del Paese, su questo terreno devono misurarsi e confrontarsi, smettendo di inseguire  i giocolieri e gli istrioni.
Gli stessi candidati del nostro territorio, soprattutto quelli collocati nei posti privilegiati, se vogliono dare un contributo vero alla rinascita, contro la desertificazione in atto, si sottraggano alla spettacolarizzazione e si misurino in un confronto serio sui problemi reali delle persone.

lunedì 14 gennaio 2013

ITALIA IN BALIA DEI POTERI FORTI


Fra un paio di mesi gli Italiani saranno chiamati al voto, per rinnovare il Parlamento e scegliere da chi vorranno essere governati. Teoricamente saranno liberi di fare la loro scelta, ma, in sostanza, saranno pesantemente condizionati dalla plutocrazia italiana e mondiale, dalle agenzie di rating, dai poteri forti europei, dagli strumenti di informazione asserviti, ecc.
In altre parole, gli artefici della crisi economica e politica useranno tutte gli strumenti, per impedire il cambiamento e non perdere il potere accumulato.
Quello che sta succedendo in questi ultimi giorni, dalle giravolte berlusconiane, alle manovre montezemoliane, alle ingerenze di sapore coloniale del Partito Popolare europeo, attesta una situazione di grave pericolo per l’autonomia e la vita democratica del nostro Paese.
In forme diverse, sembra che si sia tornato in un clima di “guerra fredda” e che sia stata riattivata la vecchia “conventio ad escludendum” nei confronti della Sinistra, nonostante questa parte politica – diciamocelo chiaramente -  non abbia risparmiato nessuno sforzo per annacquarsi.
Si possono capire tutte le preoccupazioni dell’Europa per le difficoltà del nostro Paese, ma non sono assolutamente accettabili le interferenze e le ingerenze sulle scelte politiche ed elettorali degli Italiani. All’interno della loro formazione politica, i popolari europei facciano tutto quello che ritengono opportuno, ma non pretendano di imporre all’Italia un premier che va bene a loro, prevaricando le nostre scelte.
Queste cose avvengono perché la politica ha perduto i suoi connotati ideali, valoriali e culturali ed è diventato solo uno strumento di potere.
Tutti coloro che hanno inneggiato al crollo delle ideologie farebbero bene oggi, soprattutto rispetto a quello che sta avvenendo in Italia, a riflettere, in maniera seria e critica, sulle posizioni sostenute.
La Politica, se non è nutrita di ideali, valori e strategie serie non stimola la partecipazione delle masse e diventa solo uno strumento di potere nella mani dei notabili, degli opportunisti, degli avventurieri. Altro che pragmatismo! E’ solo cura di interessi particolaristici!
In vista delle prossime elezioni politiche, nel corso della campagna elettorale, nel clima che si è creato nel nostro Paese, con molta probabilità, saranno messi in campo una infinità di  altri semi infestanti. C’è da augurarsi solo che non manchino forze politiche e persone, capaci di sottrarsi ad ogni bufera inquinante e di farsi riconoscere come energie alternative non solo nelle proposte ma anche nei comportamenti.
I personaggi alla Berlusconi o alla Grillo si battono non inseguendoli, ma ridicolizzandoli e soprattutto contrapponendo alle loro sceneggiate un mondo diverso, più umano, più solidale, più equo.
La Banca d’Italia, qualche ora fa, ha diffuso, ancora una volta, i dati delle insopportabili diseguaglianze, determinate nel nostro Paese, dalla politica sciagurata che ci ha dominato negli ultimi anni.
A questo andazzo bisogna reagire con tutti i mezzi possibili.
Non è accettabile che la maggior parte della ricchezza continui a stare   nelle mani del 10% della popolazione; non è sopportabile che si taglino continuamente servizi, salari e pensioni  
alla povera gente  e si paghino stipendi e buonuscite stratosferiche a manager e dirigenti, non
è digeribile che si chiudano ospedali, tribunali, uffici postali, scuole, ecc,e non si tagli un euro alle inutili spese militari, ecc, ecc.

QUALE TERZA REPUBBLICA ?


Che l’Italia abbia un grande bisogno di uscire dalla cosiddetta Seconda Repubblica, cioè dalla pestifera palude berlusconiana, è un fatto inconfutabile: ne sono convinti buona parte degli Italiani, ma anche politici, economisti, giornalisti e semplici cittadini stranieri.
Lo stesso Berlusca, in privato e nella sostanza, sembra essere consapevole dello stato delle cose altrimenti non avrebbe fatto al presidente Monti, dopo avergli tolto la fiducia in Parlamento, lo scenico ed istrionico invito, a candidarsi come “federatore dei moderati” .
Quello che colpisce, però, è il fatto che buona parte dei coniatori del cartello pubblicitario, relativo alla III Repubblica, si astengono da ogni analisi critica del processo politico degli ultimi venti anni e non fanno alcuna proposta seria e concreta sulle caratteristiche che dovrebbe avere la nuova Repubblica.
Rispetto a questo aspetto politico sorge naturale il dubbio che la proposta di questi signori sia nient’altro che una capriola trasformista, tesa semplicemente a salvaguardare interessi di parte e a riciclare i soliti notabili, e non una strategia seria di cambiamento.
L’appartenenza della maggior parte di questi signori, negli ultimi venti anni, all’orbita berlusconiana la dice lunga e rende legittimo ogni sospetto.
In definitiva sembra ripetersi, in maniera aggiornata, tutto quello che fu messo in atto, nei primi anni novanta del Novecento, dopo la vicenda di “Mani Pulite”, da molti dei peggiori arnesi della Prima Repubblica.
Lo stesso Berlusconi era un novellino? No!  Tutti sanno che la sua fortuna economica deriva da Craxi e dal governo del CAF (Craxi-Andretti-Forlani).
 O dobbiamo far finta di ignorare che nella berlusconiana Forza Italia si riciclò buona parte degli ex DC, ex PSI, ecc?
Tutte le manovre che vengono messe in atto,  in questi giorni, all’interno del PDL, del centrodestra e di tante associazioni e invenzioni centriste, richiamano alla mente, purtroppo,  quello che avvenne nei primi anni novanta.
A dominare, ancora una volta, sono il trasformismo e il riciclaggio!
Ma come è possibile che si verifichi un fenomeno del genere? Le lezioni del passato non servono a niente?
Di fronte alle sceneggiate e giravolte berlusconiane, alle “cacciate” di Montezemolo, Samorì, ecc, è doveroso porsi queste domande.
A mio pare tutto questo avviene solo perché la politica, in Italia, ha perso ogni fondamento ideologico, valoriale e morale ed è stata trasformata in spietata gestione del potere.
Siamo tornati, in poche parole, al notabilato semi-feudale, non più sostenuto tanto dal potere militare quanto dagli strumenti di informazione padronali o asserviti.
In questo stato di cose il futuro del Paese e dello stesso sistema democratico è in pericolo!
Per cambiare questo triste scenario non basta un’alternativa, basata solo su una gestione più sana e pulita del potere e su proposte di semplice aggiustamento del rapporto tra istituzioni e cittadini.
Serve anzitutto una rivoluzione culturale, ideologica ed anche materiale, capace di prospettare una diversa visione del mondo e della vita.
Caro Centrosinistra, se continui a basare la tua strategia sulla gestione del potere, affidandoti essenzialmente ad amministratori, nella guida politica e nelle candidature, ti voteremo, ma saremo costretti a farlo, ancora una volta, per evitare il peggio.

venerdì 7 dicembre 2012

PER NON RIPETERE GLI ERRORI


Dopo la vicenda di Mani pulite” e la crisi della cosiddetta Prima Repubblica, molti furono gli errori commessi dal mondo politico tradizionale, anche a sinistra.
Il trionfo dello spregiudicato avventuriero Berlusconi e della Lega, in sostanza, fu, soprattutto, il frutto di tali errori. La società civile si lasciò incantare dalla retorica mediatica del nuovismo e dell’antipolitica, perché le forze di opposizione al sistema che era crollato non seppero prospettare un sistema chiaramente alternativo, essendo rimaste anch’esse irretite dalla
propaganda  nuovista, personalista e liberista.
E così, in un clima di grande confusione e incertezza, si realizzò una vergognosa opera di riciclaggio di vecchi arnesi ed una possente azione egoistica e profittatrice.
Vennero gettate tutte le cose buone, sopravvissute alla bufera giudiziaria, e vennero conservate e riciclate  tutte le porcherie.
Per rendersene conto basterebbe passare in rassegna tutti i dati statistici relativi ai diritti civili e sociali, che sono andati modificandosi nel corso della cosiddetta seconda repubblica.
Ora, con il tracollo di Berlusconi, Bossi e soci, sembra riproporsi la scenario dei primi anni novanta del Novecento: populismo, qualunquismo e personaggi “taumaturgici”  (?) miliardari.
 Ancora una volta manca una rigorosa analisi critica della situazione e delle cause che l’hanno determinata, a beneficio del personalismo e del nuovismo parolaio.
Ancora una volta siamo di fronte ad una mancanza di proposte politiche chiare e al trionfo di sceneggiate mediatiche.
Gli attori, in parte, sono cambiati, ma la sceneggiatura, nella sostanza, è la stessa dei primi anni novanta.
O qualcuno onestamente può pensare che i vari Montezemolo, Samorì e quanti altri siano tanto diversi dai primi, Berlusconi, Bossi, Segni?
Le primarie del centrosinistra una ventata di aria fresca e pulita l’hanno diffusa nella società italiana, ma nessuno si illuda che possa bastare per rimettere le cose a posto.
La realtà economica, sociale e politica del nostro Paese è troppo compromessa perché possa bastare una semplice boccata d’aria nuova.
Quello che serve è un profondo e radicale risanamento, in tutti i campi della vita civile e politica.
La prima cosa da fare è la riscoperta e rivalutazione dei principi fondanti della nostra Carta Costituzionale.
Solo se si parte da questa base è possibile evitare di ripetere gli errori commessi negli ultimi venti anni.
La storia del nostro Paese può fare ben sperare, ma per uscire dal baratro in cui siamo precipitati non servono le improvvisazioni e le sceneggiate mediatiche. Serve un progetto serio, capace di riequilibrare il tessuto economico, sociale e territoriale.
Un progetto di questo tipo non può attivarlo né qualche “unto del Signore”, né una classe dirigente atrofizzata.
Rispetto alla classe dirigente, voglio ribadire quello che qualche anno fa  ho detto su questo stesso giornale: “Serve una rigorosa potatura, per garantirne la rigenerazione, altrimenti andrà sicuramente incontro ad una rovinosa autodistruzione, lasciando spazio non a piante più pregiate, ma ad arbusti e sterpi infruttiferi ed infestanti”.
E questa operazione deve esse fatta ad ogni livello, a cominciare dal nostro territorio, per evitare di andare incontro alla completa desertificazione.

venerdì 2 novembre 2012

PER FERMARE GLI SCASSATUTTO


Quella attuale sembra essere l’era degli scassinatori: in ogni campo, a cominciare da quello  istituzionale e governativo, la mania scassinatrice prevale sul senso di responsabilità e sul processo costruttivo.
Che, nella realtà sociale e nel sistema di vita, ci sia bisogno di un profondo cambiamento è un fatto indiscutibile, ma la storia ci insegna che, senza ideali, principi e valori, si fanno solo rovine e sfasci, non rivoluzioni.
Negli ultimi 20 anni, soprattutto in Italia, si è fatto passare per innovazione e ammodernamento un processo nefasto di disfacimento, nei vari campi della vita civile e morale: è stata calpestata la Costituzione, è stato menomato l’equilibrio dei poteri, è stato buttato nell’immondezzaio il codice penale e civile, è stato annullato il principio della rappresentanza, è stata compromessa l’autonomia locale, sono stati violentati i diritti civili, ecc, ecc.
I vari Berlusconi, Bossi, Calderoli, Tremonti, Sacconi, Gelmini… Bertolaso, Tanzi, Marchionne…hanno fatto a gara per distruggere regole e diritti, per svuotare lo Stato, per ricreare un clima feudale.
Ed oggi il governo dei cosiddetti tecnici, per necessità e nella presunzione  di salvare il Paese dalla bancarotta, certamente con maggiore savoir-faire, rispetto ai predecessori, continua a rottamare servizi e diritti, continua a far girare la ruota della storia all’indietro.
Per recuperare qualche soldo si continuano a sopprimere ospedali, tribunali, scuole, istituzioni, ma non vengono toccati i grandi privilegi e non vengono risanate le istituzioni.
Si continuano a spendere miliardi di euro per comprare aerei da combattimento, per tenere nostri contingenti militari in Afganistan, per ingozzare manager e dirigenti, per foraggiare enti inutili, centri di potere voraci e gruppi politici “fantasma”.
E così i poveri cristi, che non riescono a tirare avanti e a sbarcare il lunario, devono pure essere continuamente afflitti dalle scandalose vicende dei vari Lusi, Trota, Fiorito, Daccò, ecc.
Paradossalmente si può pure dire: “meno male che questi poveretti non vengono a conoscere tutte le porcherie che si consumano nel Paese, altrimenti sarebbe messo a rischio il  loro stato mentale”.
O pensiamo, ad esempio, che potrebbe non avere alcun peso su queste persone, una notizia come quella delle ultime ore, seconda la quale ammonterebbero a più di 134 milioni di euro i compensi erogati, nel 2011, ai propri dirigenti da otto banche italiane?
Come reagire a questa politica scassinatrice? Lo so che non è facile trovare il percorso giusto, ma non bisogna arrendersi. Bisogna puntare ad una strategia radicalmente alternativa e rivoluzionaria, nutrita di principi sani e proposte egualitarie.
Aleggia all’orizzonte, invece, una strategia qualunquista, che fa di tutta l’erba un fascio e non si sforza minimamente di individuare le diversità esistenti nella società.
A un sistema di potere scassa-tutto si contrappone una protesta anch’essa scassa-tutto.
Attenti! La politica grillina e rotta- matrice renziana coglie certamente la malattia della nostra società, ma, se non è sostenuta da una diagnosi seria della realtà e da proposte alternative concrete e di fondo, alla fine, potrebbe addirittura fare il gioco dei grandi poteri,  che ci hanno portato allo sconquasso.
O vogliamo far finta di non capire quali sono i veri obiettivi dei vari Berlusconi, Montezemolo, Marchionne, ecc?

LA LOTTA DI CLASSE DEI CETI DOMINANTI


In questi giorni, i potenziali elettori del centro-sinistra, anziché essere stimolati da idee e proposte alternative al sistema politico, economico ed etico, che ci ha fatto precipitare nella più grave crisi dell’età repubblicana, vengono afflitti da strumentali scontri personalistici e da campagne qualunquiste sulla “rottamazione” della classe dirigente.
In mancanza di una riflessione seria su quanto è avvenuto nel mondo e nello stesso nostro Paese dagli anni ’80 del Novecento ad oggi e in assenza di un progetto politico chiaramente alternativo, lo stesso reale bisogno di rinnovamento della classe dirigente rischia di impantanarsi e restare una chimera. Il vero rinnovamento si fa con le idee, con le proposte programmatiche, con lo stimolo alla partecipazione attiva dei cittadini, con la crescita culturale della società, con il potenziamento del senso civico ed etico della gente, ecc, non con le sgomitate degli avventurieri, le sculettate delle veline e le giravolte dei trasformisti.
Di personaggi di questo tipo le aule parlamentari e le varie istituzioni sono già troppo piene.
Le persone che vogliono realmente il cambiamento del sistema di vita e la rigenerazione della politica, più che farsi inebriare da strumentali e qualunquiste campagne di personaggi rampanti, farebbero bene ad analizzare con profondo senso critico il processo politico, culturale, morale, sociale ed economico in corso.
Nessun progressista serio può far finta di non sapere che alla base di un vero rinnovamento non può esserci che il sovvertimento del ruolo egemone che il capitalismo finanziario ha esercitato e continua ad avere sul mondo.
 Il terribile salto indietro, che si è avuto negli ultimi anni, è stato determinato da una vera e propria lotta di classe, condotta dall’alto verso il basso, dai ricchi contro i poveri.
Il vecchio obiettivo dei padroni di privatizzare i profitti e socializzare le perdite, con  il neoliberismo, è stato addirittura superato in peggio, in quanto si è continuato a privatizzare i profitti, ma si sono totalmente scaricati sui ceti sociali più deboli le perdite.
In questo quadro, i governi europei, per soccorrere le banche e le istituzioni finanziarie hanno sborsato la bellezza di tre trilioni di euro e per risanare i bilanci, che prima hanno disastrato, hanno proceduto a massicci tagli allo stato sociale.
E così l’austerità è diventato un eccellente strumento di lotta dall’alto verso il basso.
In poche parole i governi europei, compreso quello italiano dei professori, si sono messi a rimorchio del sistema finanziario invece di provare a riformarlo.
Emblematico è il fatto che quando la BCE deve prestare dei soldi ai Paesi in difficoltà, non può farlo direttamente agli Stati,  ma deve farlo attraverso le banche, che, naturalmente li utilizzano guadagnandoci sopra. Che capolavoro!
Se si continuasse nella rassegna delle porcherie del sistema si dedurrebbe la necessità assoluta del cambiamento, anche delle persone che hanno consentito tutto quello che è avvenuto, ma il rinnovamento vero non è determinato solo dall’appropriazione di qualche poltrona.
Mi permetto, a questo punto, di suggerire ai rottamatori rampanti di andare a rileggersi qualche vecchio testo politico e se, facendo ciò, temono di passare per nostalgici, vadano a leggersi almeno l’ultimo libro del professore e sociologo Luciano Gallino “LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE”-  

venerdì 12 ottobre 2012

NO ALLA RASSEGNAZIONE !


“Ulula il lupo sugli altipiani irpini. - Geme nel suo dolore - nella terra calpestata dai greci- dai romani, dai bizantini, - dal suo popolo e da Ruggiero il Normanno.
Corri lupo…corri, - dillo a tutti che i romani sono tornati, - quelli di oggi, con armi ancora più forti – a rivendicare ciò che non fu mai loro: la nostra terra.
Va, dillo a tutti che siamo di nuovo in guerra. - Dillo non temere, urla il tuo dolore…
E non tornare più indietro sino a quando – le zampe non si saranno rotte – e gli artigli schermiti – e le fauci morenti – e gli occhi spenti.
Dillo lupo… dillo, -o addio per sempre.….”

“… Sud, ti sei perso ancora! – Questa volta non dietro i saraceni, - i crociati o i bizantini, - ma dietro le tue stesse strade – il tuo stesso mare – i tuoi stessi sogni – il tuo stesso labirinto. – Sud, vita negata sino a quando – ti nasconderai ancora – dietro le imposte delle finestre – o i muri a secco dei confini – o le piante di capperi – o le tue stesse paure, - dietro il presente come il passato, - schiavo ancora delle speranze…”

“Se arretri, altri avanzeranno.-Se lasci, altri prenderanno il tuo posto. – Se perdi, altri vinceranno. – Se volterai le spalle, - altri ti pugnaleranno. – Se pensi che tutto questo possa essere – un danno per te e la società nella quale vivi, - vai avanti e non fermarti mai”.

Questi versi, tratti da alcune poesie del nostro conterraneo Domenico Cambria, contenute nel suo libro, intitolato “Profondo Sud”, non manifestano solo uno sconfinato amore dell’autore per la nostra terra e per il Mezzogiorno, ma anche uno spirito battagliero e un desiderio di riscatto.
Questo sentimento non può che infondere un grande senso di gioia nell’animo degli Irpini e dei meridionali, perché attesta che non tutto è perduto.
Gli spazi irresponsabilmente lasciati dal sistema di potere, negli ultimi anni, alla filosofia (?) bossiana, calderoliana, borghesiana, rispetto al Mezzogiorno, fortunatamente non hanno spento tutte le luci.
Numerosi, infatti, sono i sintomi di vita, di riscatto, di risveglio che si manifestano nelle nostre terre e nell’intero Mezzogiorno.    
Mi vengono, in proposito, in mente le tante iniziative di carattere culturale che vengono organizzate da intellettuali, giovani, donne, semplici cittadini nei vari paesi dell’Irpinia, gli ottimi studi sulla storia e sulle tradizioni irpine, che, ogni domenica, vengono pubblicati su questo giornale, le riflessioni di tanti cittadini, che, quotidianamente, vengono riportate su questo ed altri giornali, le tante iniziative che vengono attivate da associazioni, circoli e strumenti di informazione, ecc.
Ciò che manca, purtroppo, è un’idea motrice, capace di dare impulso alle varie iniziative, coordinandole e facendole vivere oltre il contingente.
Importante, comunque, è che nelle nostre terre ci siano le risorse, le energie, le idee, capaci di porre un argine alla sfiducia, alla rinuncia e al degrado.
Dovrà pur venire il giorno nel quale la buona Politica si accorgerà dell’esistenza di questo patrimonio e si adopererà per valorizzarlo e metterlo in azione, smettendo di coltivare solo la salvaguardia egoistica del potere e dei privilegi!

UN NUOVO PRIMO COMANDAMENTO PER GLI ITALIANI


Negli anni del CAF (governo Craxi-Andreotti-Forlani) la politica italiana subì un duro colpo, con ricadute devastanti sula vita civile, culturale ed etica del Paese.
Il processo politico, instauratosi dopo quella fase, a seguito dell’azione di “mani pulite”, per la mancanza di una seria analisi critica e di un conseguente risanamento della situazione, è andato incontro ad altri e ancora più devastanti guasti.
La rottamazione di parte della vecchia classe dirigente, accompagnata da una innovazione strumentale e condita di sporchi riciclaggi, ci ha portato  alla rovina.
Negli anni della cosiddetta seconda repubblica i poteri forti e ingordi hanno preso il sopravvento, stabilendo la loro egemonia sulle istituzioni e sulla vita del Paese, attraverso i processi economico-finanziari e il sistema informativo.
Grazie a questo andazzo, mal contrastato se non addirittura avallato dagli “innovatori” dell’opposizione, i grandi poteri personali hanno rimpiazzato le forze collettive, i carismi dei singoli hanno sopraffatto il senso di responsabilità personale e collegiale, la ricerca spasmodica del potere ha portato all’annullamento del confronto e del controllo  e al depotenziamento dell’opposizione.
In questo quadro i principi fondanti della Costituzione  sono stati soppiantati da comportamenti utilitaristici, lo Stato è stato svuotato, i governi delle autonomie, a cominciare da quelli regionali, hanno assunto la forma del presidenzialismo assoluto, fino al punto che, nel linguaggio corrente, ai presidenti venisse assegnato il titolo di governatori.
Perché meravigliarsi se, in questo processo, l’Italia è arrivata ad occupare gli ultimi posti in tutte le graduatorie delle conquiste civili e sociali dei paesi sviluppati ed i primi posti nelle graduatorie della corruzione e del malaffare di tutti i paesi del mondo?
Che fare, a questo punto? Bisogna assolutamente voltare pagina e farlo subito, prima che la situazione precipiti in maniera irreversibile! E questo cambiamento radicale deve riguardare  certamente il campo economico, ma deve investire soprattutto  il campo culturale, morale e politico.
Non mi sembra, purtroppo, che ci sia piena consapevolezza della situazione.
A dominare sono ancora e sempre di più i poteri forti, che alimentano e utilizzano la crisi della politica, per stabilizzare la loro egemonia sullo Stato e sulla società.
D’altra parte molti degli stessi protagonisti critici del sistema politico in atto, da Montezemolo a Grillo, a Renzi, ecc, nella sostanza, si muovono nella logica, usata da Berlusconi e Bossi, dopo la crisi della prima repubblica.
Su questa strada, finanzieri, banchieri, manager, tecnici e via dicendo continuerebbero ad ingozzarsi ed il Paese scivolerebbe ancora di più nella palude.
La strada da seguire è un’altra, diametralmente alternativa.
Lo so che non è facile rivoluzionare le cose: per farlo serve una politica nutrita di cultura, valori, ideali, progetti e che sia anche capace di svolgere una funzione edificante e formativa nella società.
Si tratta di un percorso laborioso e difficile, ma, in attesa che tale processo maturi, si cominci subito con il risanamento etico e civile del sistema e della società. Basta risanare la politica, battere l’evasione fiscale, stroncare la malavita organizzata, per recuperare tutte le risorse necessarie per far crescere il Paese. C’è qualcuno che può negare questa verità?
Oggi, il primo comandamento per gli Italiani deve essere il risanamento morale.
Stiamo tranquilli: si arrabbierà Berlusconi ma non il Padre Eterno!

QUANDO MUORE ANCHE LA SPERANZA


Per l’Irpinia anche la speranza, che, secondo un vecchio detto, è l’ultima a morire, si trova in uno stato di preoccupante agonia. Non passa giorno, infatti, in cui non sopraggiunga una notizia negativa: fabbriche che chiudono, ospedali che vengono smantellati, tribunali che vengono soppressi, stazioni ferroviarie che vengono annullate, pronti soccorsi che vengono aboliti, uffici  e servizi che vengono trasferiti, ecc.
Siamo di fronte ad un vero e proprio bollettino di guerra.
In questo allarmante bollettino, da giorni, campeggia la vicenda della riduzione delle Province, con le possibili ricadute negative sul territorio e sullo stesso ruolo della città di Avellino come capoluogo. Il tutto, come spesso avviene, è intorbidito ed aggravato dalle manovre dei soliti notabili.
Rispetto allo scenario complessivo servirebbe una lucida riflessione critica, capace di portare ad un progetto politico profondamente alternativo al percorso in atto e riaccendere la speranza di un futuro migliore o almeno accettabile.
A dominare, invece, è la passività della classe dirigente (?), che preferisce trastullarsi in sceneggiate mediatiche, passerelle e manovre di potere.
Non si può continuare così ! Se non lavoreremo per cambiare radicalmente le cose, passeremo  alla storia come la generazione, che ha portato le nostre terre alla desertificazione.
La spinta al cambiamento deve venire dal basso, dalle nostre terre, dalla società, nelle sue varie articolazioni, perché il sistema di potere generale appare, in buona parte, orientato a far girare la ruota della storia all’indietro.
In questo processo regressivo, purtroppo, sono rimaste imbrigliate o prigioniere anche le forze politiche migliori, perché i grandi potentati economici e finanziari sono riusciti, attraverso gli strumenti di informazione asserviti, ad orientare l’attenzione di tutti verso il PIL, lo Spread, la borsa, staccandola dal lavoro, dal sistema produttivo, dal Welfare.
Se così non fosse non si potrebbero spiegare i tanti fenomeni che travagliano la vita del nostro Paese, in generale, e della nostra terra, in particolare.
Le fabbriche chiudono, ma i manager, che le hanno portate alla crisi, vengono “risarciti” con buonuscite milionarie;
Le tasse aumentano, ma i servizi e le potenzialità lavorative diminuiscono in maniera drammatica;
Le popolazioni si danno da fare per valorizzare le risorse del territorio, ma il sistema di potere premia solo gli speculatori, gli arrivisti e gli imbroglioni;
Gli evasori fiscali vengono lasciati liberi di fare quello che vogliono o, al massimo, ricevono un condono, ma i poveri pensionati  vengono condannati a restituire la quattordicesima, ricevuta dal governo Prodi;
La società civile manifesta senso di responsabilità, sopportando sacrifici e privandosi anche delle cose essenziali, ma nelle stanze del potere si sperperano soldi a palate.
Pensiamo a quello che è venuto fuori, negli ultimi giorni, nella regione Lazio !
A questo punto urge, per tutto il Paese e soprattutto per il Mezzogiorno e la nostra Irpinia,una risposta ferma e decisa:  tutti coloro che non vogliono perdere ogni speranza di futuro, nella politica, nel mondo della cultura, nel mondo del lavoro, nella società, facciano sentire la loro voce, nella ricerca di una strategia alternativa al processo devastante in atto.
Le risorse e le energie ci sono: bisogna valorizzarle e farle contare.

mercoledì 19 settembre 2012

IL RINNOVAMENTO DEI NOTABILI


Nessuno può negare la necessità di un profondo processo di rinnovamento nel sistema politico italiano: la situazione, infatti, è così degradata da mettere in serio pericolo la stessa tenuta democratica del Paese.
Ciò che non può essere accettato è il diluvio retorico portato avanti, sul problema, dal notabilato, che guazza e prospera nel sistema.
La strumentalità delle posizioni di questi personaggi è evidenziata dall’assoluta mancanza di una visione chiaramente alternativa, sotto l’aspetto politico, culturale e morale, rispetto al sistema imperante.
Le battaglie per il rinnovamento (?) della maggior parte di questi notabili, nei fatti, non sono altro che sporche sgomitate per l’occupazione delle poltrone ed hanno il sapore delle famigerate risse tra vassalli, baroni, conti, marchesi, duchi, ecc, del vecchio feudalesimo.
In definitiva, più che la messa in discussione del sistema di potere, della visione del mondo, del modo di vivere, dietro la retorica del rinnovamento, nella maggior parte dei casi, si nasconde la lotta per la carriera personale.
In questo quadro tutto fa brodo: il qualunquismo, il populismo, lo scandalismo, il sentimento anticasta, la diffusione della sfiducia, il delirio dell’onnipotenza, il senso dell’impunità, ecc, ecc.
A dominare, in questo processo, naturalmente, sono gli strumenti di informazione asserviti, che esercitano, nella società e sulla società, un ruolo manipolatore e sostanzialmente dittatoriale.
E così sono passati e continuano a passare per innovatori personaggi, tipo Berlusconi, Grillo,  , Montezemolo, Passera, Renzi, Ichino, Calearo, Scilipoti, ecc.
Tutti sembrano aver dimenticato che la vera Politica non può essere basata sul personalismo e sulle appariscenze, ma sugli ideali, sui valori, sui progetti concreti.
A tutti sembra essere sfuggito che il fondamento essenziale della buona Politica è la partecipazione e il coinvolgimento delle masse popolari.
Se di rinnovamento, pertanto, si vuol parlare, non si può partire dai notabili e dai singoli personaggi, imprenditori, tecnici, sindaci, comici che siano, ma dalla massa dei cittadini.
Se di rinnovamento si vuol parlare non si deve perseguire la distruzione delle grandi conquiste della storia, per ripristinare nella società, in altre forme, il sistema di potere feudale.
In Italia e nel mondo intero esistono delle pietre miliari di grandissimo valore, dalla Carta Costituzionale alla Dichiarazione Universale dei Diritti umani, tanto per fare qualche esempio,
che non possono essere calpestate.
Nella storia dell’umanità esistono dei fondamenti culturali, civili ed etici incancellabili, prodotti da grandi movimenti di pensiero, quali il Rinascimento, l’Illuminismo, il Socialismo, la Resistenza, tanto per citarne alcuni, che non possono essere scartati o messi in gattabuia.
Certo, ogni cosa, con il passare del tempo, può aver bisogno di un aggiornamento, ma non è certamente con il trionfo del personalismo e del notabilato che si possono adeguare alla realtà i grandi principi e le grandi conquiste che hanno onorato la storia dell’essere umano.
La realtà odierna, per essere modificata, ha bisogno di un grande processo rivoluzionario, capace di guardare al futuro e fare tesoro delle conquista del passato, non certamente di sceneggiate mediatiche di notabili,  comici, tecnici o rottamatori  che siano, unicamente interessati a trovare spazio nelle più ambite stanze del potere.

LA STORIA CI CONDANNERA’


Gli ultimi venti anni dell’Europa e dell’Italia, a cavallo del XX e XXI secolo, certamente non passeranno alla storia come una fase positiva ed apprezzabile. Quello che si sta combinando,   è veramente disastroso. La cosa più deprimente è che nel giudizio negativo non cadranno solo gli artefici diretti del disastro, ma anche la stragrande maggioranza della popolazione, che sta subendo passivamente il processo in atto.
Chi è cosciente di questo fatto non può stare più a guardare, senza far niente, in uno stato d’animo indifferente e apatico. Questo lo dico a me stesso e a tutti coloro che, in preda ad un senso di impotenza, si sono chiusi in se stessi, lasciando ai manigoldi di ogni tipo di fare il proprio comodo.
Se le cose non cambieranno presto, in maniera drastica, l’Europa di questi anni passerà alla storia non come la comunità che ha costruito,  ma come quella che ha distrutto la grande idea dell’Unità e l’Italia sarà ricordata come la terra che ha mortificato le grandi conquiste del Rinascimento, del Risorgimento, della Resistenza, della prima Repubblica.
E’ vero che nella storia ci possono essere  “corsi e ricorsi”, ma è altrettanto vero che la stessa storia ci ha fornito tutti gli insegnamenti e gli strumenti, per contrastare questo andamento.
Se i nostri migliori antenati, nonni e padri sono stati capaci di uscire dal colonialismo, dall’imperialismo e dal nazi-fascismo, non è accettabile che nella comunità attuale non si trovino le energie per prendere a calci nel sedere gli speculatori finanziari, i manovratori delle borse, gli ultraliberisti del mercato, gli istrioni caligoliani, che sperperano milioni e milioni di euro all’anno per palpeggiare le chiappe di qualche ragazza, i professori asserviti al potere bancario, che sanno mettere le mani solo nelle tasche di lavoratori e pensionati, i pagliacci milionari, che seminano artatamente sfiducia e qualunquismo nella società, ecc,ecc.
Come si fa, in Italia,  ad accettare passivamente che l’1  per cento dei nababbi, composto da una ristretta cerchia di 2.400 famiglie, possegga patrimoni per 1290 miliardi di euro, corrispondenti al 15 per cento dell’intera ricchezza nazionale e che il 10 per cento più benestante delle famiglie italiane ne possegga quasi il 50 per cento?
Come si può accettare che il nostro Paese, all’interno dell’area Ocse, sia al terzo posto nella classifica della diseguaglianza?
Come si fa a non rabbrividire di fronte  ad una evasione fiscale  di circa 150 milioni di euro all’anno ?
Che dire della pressione fiscale  del 42,6 %  sui redditi di lavoratori dipendenti e pensionati,  a fronte della risibile percentuale del 5,9 % di entrate fiscali provenienti da imposte sul patrimonio?
Che dire delle disoccupazione giovanile e delle condizioni del Sud del Paese?
Continuare nella rassegna di queste rivoltanti storture e porcherie diventa deprimente, per cui è meglio soprassedere.
A questo punto sorge spontanea una domanda: Cari compagni del PD  ( perdonatemi se sto commettendo il reato di rivolgermi  a voi ancora con l’appellativo compagno)  come fate  a sopportare o addirittura ad avallare un processo così devastante per la storia vostra e del nostro Paese e per la stessa democrazia?
Non ritenete che sia giunto il momento di far “resuscitare” Robespierre, Lenin, Che Guevara, ecc, ecc?

giovedì 16 agosto 2012

NON C’E’ SORDO PEGGIORE DI CHI NON VUOLE SENTIRE


“Con amarezza, sofferenza e dolore, dopo mesi di riflessione, sono arrivato alla decisione  di non rinnovare l’iscrizione al PD. A questo partito, con molta probabilità, continuerò a dare il mio voto, più per una scelta del meno peggio che per una condivisione della sua linea politica e comportamentale. Confesso di sentirmi molto a disagio nell’esprimere questo mio convincimento, ma non me la sento proprio di continuare ad essere militante di un partito, che ormai si muove in uno scenario completamente diverso, rispetto a quello genetico.
La scelta di stare politicamente a sinistra l’ho fatta da ragazzo e quella di iscrivermi al PCI l’ho fatta da giovane, nell’era berlingueriana. Sono stato segretario di sezione del PCI a Flumeri per vari anni.  Dopo la svolta, sono stato ancora segretario di sezione del PDS e membro della segreteria provinciale dei DS., cosa che ricordo con molto piacere. Sono stato, per nove anni, sindaco dell’Ulivo, di provenienza DS e come sindaco sono andato anche con la fascia tricolore a manifestare contro lo “scalone” maroniano per l’andata in pensione.  Per anni, a Flumeri, ho contribuito in maniera determinante e con il coinvolgimento dell’intera famiglia alla organizzazione della festa dell’Unità. In tutte le campagne elettorali ho fatto tutto quello che bisognava fare, senza mai tirarmi indietro.
Pur coltivando con convinzione tutti i valori e gli ideali tipici della Sinistra ho sempre mantenuto un comportamento equilibrato, distante da ogni posizione estremistica.
Anche quella odierna non è una scelta estremistica ma semplicemente una presa d’atto di una posizione politica del partito che non riesco a digerire.
Il sostegno cieco del PD al governo Monti, che sta massacrando lavoratori, pensionati, (altro che scalone) giovani, Mezzogiorno, ecc, senza gettare minimamente le basi per una uscita dalla crisi, non mi convince per niente.
Le lotte intestine all’interno del partito, a tutti i livelli, mi disturbano profondamente.
Lo spiantamento dell’organizzazione del partito in tutto il territorio e in tutti i luoghi di lavoro mi fa rabbrividire.
La sostanziale disattenzione di tutto il partito, al di là di qualche sceneggiata mediatica, rispetto alla vicenda della Irisbus, che sta affliggendo il nostro territorio, mi addolora profondamente.
Rispetto a questo processo negativo, molto lontano dalle idee, che erano alla base della nascita del partito non intendo sentirmi corresponsabile”.
Questo ragionamento, quasi alla lettera, è stato tenuto, dal compagno Sinibaldo Di Paola, ex sindaco di Flumeri, in un incontro amichevole, svolto al fresco di un albero, davanti casa sua.
Confesso di essere rimasto molto colpito non tanto dalle parole quanto dallo stato d’animo che ho colto in lui, nel corso dell’incontro. Nel suo ragionamento c’era sofferenza ma anche convincimento e lucidità. Di ragionamenti di questo tipo, oggi, se ne sentono tanti, ma sentirlo fare da una persona “eccessivamente” moderata ed equilibrata come Sinibaldo è veramente sconvolgente. Nell’ascoltarlo naturalmente non ho potuto fare a meno di riandare con il pensiero ai turbamenti che, qualche anno fa, hanno tormentato la mia testa e ai tanti sfoghi che da mesi mi tocca di sentire da parte di tanti e tanti compagni.
Non posso fare a meno, pertanto, di domandarmi come mai nei vari livelli della cosiddetta dirigenza del partito(?) non si colga  questo stato d’animo così diffuso e palpabile.
Che cosa si aspetta per voltare pagina? Dove si vuole arrivare?Perché non si attiva una riflessione critica sullo stato delle cose? Sembra dominare il vecchio detto: “non c’è sordo peggiore di chi non vuole sentire”.  Si sappia, però, che se continua questo andazzo, tutto andrà a scatafascio!

QUESTIONE MERIDIONALE EUROPEA


 La “questione meridionale” è ormai un fenomeno europeo e non più solo italiano:
con la nascita dell’euro la divaricazione tra le aree del Nord e del Sud del continente si è accentuata, in maniera preoccupante, in tutti i campi.
Questo è il fallimento più vistoso della politica europea!
Se si vuole salvare veramente il processo di integrazione europeista, pertanto, non si può prescindere da questo dato.
Ottusa ed allucinante appare, perciò, la politica che continua ad esser portata avanti dalle forze conservatrici europee, sotto la spinta della Merkel e dei poteri finanziari.
Con questa politica il destino della moneta unica e della stessa Europa Unita è segnato in maniera negativa.
E’ inutile girarci attorno: la realtà, per quanto possa essere amara, bisogna guardarla in faccia!
I governi della Grecia, del Portogallo, della Spagna e dell’Italia se vogliono mantenere l’euro e contribuire seriamente alla costruzione dell’Europa Unita devono certamente lavorare per risanare i loro bilanci, ma devono anche contrastare con decisione il percorso politico portato avanti finora dai poteri forti del Continente.
Bisogna bloccare subito e con fermezza la diffusione, anche a livello europeo, della “vulgata”, che, per anni e anni, ha afflitto e mortificato il nostro mezzogiorno: “i meridionali vogliono vivere di assistenzialismo e a spese dei cittadini operosi del Nord”.
Le cose non stanno così, né in Italia né in Europa, anche se le classi dirigenti meridionali di colpe, purtroppo, ne hanno molte.
Da questa consapevolezza deve partire la costruzione di un nuovo meridionalismo.
E’ su questo terreno che la Sinistra, nelle sue varie articolazioni, deve misurarsi, se vuole proporsi come alternativa credibile alla  Destra lobbista e speculativa, che ci sta portando nel baratro.
Per essere salvata, l’Europa ha bisogno di una diversa redistribuzione del reddito, del lavoro, dei servizi e non di strumentali manovre bancarie e borsistiche.
La barricata rigorista dura e pura, imposta ai paesi meridionali, non risolve i problemi ma li aggrava, a beneficio dei paesi più forti, delle aree territoriali economicamente più solide, dei ceti sociali più ricchi.
L’accentuarsi degli squilibri nella distribuzione del reddito, del lavoro e dei servizi a cui stiamo assistendo non è figlio del caso, ma di una scelta politica regressiva.
Rispetto a questo quadro tutta la Sinistra europea, a cominciare da quella italiana, deve uscire dalla pratica del puro gestionismo, profondamente subalterna alla logica liberista.
La sfida deve investire i temi delle transazioni finanziarie, della evasione fiscale, della regole del mercato, della legalità, della eguaglianza sociale, del diritto al lavoro, ecc.
Bisogna avere fiducia nei propri valori e nella propria storia.
I piccoli segnali innovativi, scaturiti dalla vittoria di Hollande in Francia attestano che non tutto è perduto.
Che bello se anche nella nostra terra si cominciasse ad uscire dalla logica della spietata cura del potere, per misurarsi con i temi del lavoro e dello sviluppo reale!
Che bello, ad esempio, se nella nostra terra ritornassimo a confrontarci non sull’occupazione di qualche poltrona, ma sulla valorizzazione delle nostre risorse, sull’utilizzo dei capannoni vuoti, sui contratti di solidarietà, sull’orario di lavoro, sul part time, ecc.
Anche piccoli segnali potrebbero contribuire all’apertura di una nuova stagione.

sabato 21 luglio 2012

SE LA CRISI DIVENTA UNA TRAPPOLA


La crisi che affligge l’Italia, l’Europa e gran parte del mondo occidentale non è figlia di una guerra, di un asteroide, di uno tsunami, ma del capitalismo finanziario, del liberismo, del mercato senza regole. Questa è ormai una verità inconfutabile!
Ogni nazione coinvolta in questo processo devastante, naturalmente, ci ha messo del suo,
ad opera della sua classe dirigente.
Quello che è avvenuto in Italia è emblematico:  al liberismo sfrenato, nel nostro Paese, si è aggiunta la politica degli sprechi, della corruzione e dell’indebitamento del CAF  (Craxi-Andreotti-Forlani), la politica degli interessi e affari personali del berlusconismo, la politica “modernista” e dell’annebbiamento dei valori sociali di buona parte della stessa Sinistra.
Così siamo giunti al tracollo economico, al più elevato squilibrio tra Nord e Sud, alla più alta disuguaglianza, alla più insopportabile disoccupazione, alla più preoccupante affermazione della malavita organizzata, alla più sporca evasione fiscale e inosservanza delle regole, al più spudorato calpestamento dei diritti, al sostanziale annullamento della Carta costituzionale e dello Stato…
Ed ora, dopo che il Paese è finito nelle sabbie mobili della recessione, ci tocca pure sentire, da parte degli artefici del disastro, che l’alternativa alla politica finora seguita è il peggiore degli inferni, che nel taglio della spesa sociale serve l’accetta  e non il bisturi,  che la troppa solidarietà mette a rischio l’Europa, ecc.
A sentire quello che dicono Berlusconi, alcuni politici conservatori europei ed alcuni giornalisti, alla Belpietro, c’è veramente da rabbrividire.
Questi personaggi, non potendo più sostenere la tesi-solfa, secondo la quale il liberismo, lasciando l’economia libera di correre a perdifiato sul mercato, promuoverebbe crescita e porterebbe benefici per tutti, ora cercano di far passare agli occhi degli elettori che dalla crisi si può uscire solo tagliando il sociale e sopprimendo il valore del diritto al lavoro.
Temendo, inoltre, che la politica, a causa del grande disagio sociale, possa riscattarsi dal servaggio e riacquistare il suo ruolo, che fanno questi personaggi? Si scatenano contro la politica, la partecipazione attiva, la casta, seminando sfiducia, qualunquismo e populismo, nell’intento di mantenere il potere nelle mani degli incantatori di serpenti: aziendalisti, tecnici o comici che siano.
Ecco come la crisi diventa una trappola, una gabbia, o, per dirla con le parole delle nostre nonne, un “mastriello” per topi.
Bloccati in questa trappola, i lavoratori, gli impiegati, i pensionati, i giovani … sono stati costretti ad ingoiare i bocconi amari ed avvelenati, prima somministrati da Berlusconi, Tremonti, Sacconi, Gelmini, ecc ed ora da Monti, Fornero, Passera, ecc.
Lo stesso Partito Democratico, che avrebbe potuto agevolmente vincere le elezioni, dopo il disastro berlusconiano, è rinchiuso nella trappola ed è costretto ad ingoiare e a far ingoiare agli Italiani continui bocconi amari, autodistruggendosi,  perché non può permettersi il “lusso” di scassare la trappola, facendo cadere il governo, voluto dal Presidente Napolitano.
E così tutti i cittadini continuano a subire mazzate, perché considerati “fannulloni”, “bamboccioni”, “super garantiti”, ed anche i politici migliori passano per “marioli”, come tutti gli altri.
Cari Irpini, coraggio! Con il taglio di ospedali, tribunali, uffici postali, guardie mediche, ecc, non saremo più costretti ad andare in Africa per conoscere il deserto!
Vi sembra poco?

IL MARCHIONNISMO PUO’ ESSERE SCONFITTO


La sentenza del giudice del lavoro con la quale è stato condannata la FIAT a riassumere 145 operai  iscritti alla FIOM-CGIL, vergognosamente discriminati dal manager  Marchionne, deve essere considerata una pietra miliare nella storia del diritto.
Anche in una fase difficile, come quella che stiamo vivendo, l’arroganza e la prepotenza dei padroni può essere fermata e sconfitta.
I principi sacrosanti, sanciti dalla Costituzione e conquistati attraverso grandi lotte del mondo del lavoro, non possono essere calpestati impunemente.
Sarebbe ora che lo capissero non solo Marchionne e soci ma anche tutti coloro che, rispetto al problema, sono stati conniventi o spettatori distratti e passivi.
I “professori” che attualmente occupano le poltrone ministeriali, i dirigenti sindacali concorrenti  e ipercritici rispetto alla FIOM, gli esponenti politici alla Sacconi, alla Ichino o alla Renzi traggano dalla sentenza la dovuta lezione.
Da tutti questi personaggi, purtroppo, non c’è da aspettarsi alcuna riflessione autocritica;
con matematica certezza saremo costretti ad assistere ad altre ostracistiche  fandonie.
Del resto non ci sarebbe niente di nuovo; il tutto è stato già sperimentato a seguito di altre sentenze dello stesso tipo.
Ben altro, invece, deve essere l’atteggiamento della gente comune e soprattutto delle persone che auspicano il ritorno ad una politica credibile e pulita.
La si smetta di andare, sotto la spinta dell’informazione asservita, a spaccare i capelli nei comportamenti della FIOM e si guardi con un minimo di senso critico a tutto quello che sta succedendo nella vita economica, sociale e politica.
Nei momenti cruciali è doveroso cogliere il senso profondo delle cose e non cincischiare intorno a presunti errori e limiti di altri.
La FIOM- CGIL, pur con gli errori che ha potuto commettere in qualche luogo di lavoro, ad opera di qualche suo rappresentante, è stata una delle poche luci accese, in una fase di grande oscurità generale.
E’ assolutamente inaccettabile che si assumano atteggiamenti di grande severità nei confronti di chi fa il suo dovere e si accettino ad occhi chiusi le azioni rivoltanti di personaggi che, fregiandosi dell’incarico di ministro del lavoro, si sono qualificati solo come ministri della divisione sindacale o del licenziamento.
So perfettamente che una sentenza non può cambiare il corso della storia, ma almeno serva a fare aprire gli occhi alle persone di buon senso.
Se si aprono gli occhi non si può non vedere il percorso all’indietro che i poteri forti hanno imposto alla società: le disuguaglianze sociali stanno vertiginosamente aumentando,  i diritti più elementari vengono sistematicamente calpestati, le speculazioni finanziarie stanno distruggendo la vita di milioni e milioni di persone.
Se si continuerà a camminare in questa direzione, fra qualche anno, nelle chiese non troveremo più le figure di Cristo, della Madonna e dei Santi ma i simboli del  “dio” profitto e del   “dio” mercato, imposti non più da dittature militari ma da dittature mediatiche e sondaggistiche.  
Tutto questo, però, non è inevitabile. La sentenza che condanna la Fiat e Marchionne dimostra che un altro percorso è possibile. E’ giunta l’ora di intraprenderlo con decisione!

martedì 19 giugno 2012

SVEGLIAMOCI !


 E’ doloroso ed anche imbarazzante tornare a parlare e scrivere sempre sugli stessi argomenti. Ma come si fa a stare zitti, se non passa giorno in cui non arrivi una “doccia fredda” sulle popolazioni irpine?
Un giorno chiude l’Irisbus o qualche altra fabbrica, in un altro giorno viene smantellato qualche ospedale, in qualche altro giorno viene preannunciata la chiusura dei tribunali, in qualche altro ancora si apprende la notizia dell’annullamento per l’irpinia della ferrovia dell’Alta capacità e così via…
Il lavoro, i servizi essenziali ( persino quello del 118),  le infrastrutture stanno ormai diventando un miraggio…,un sogno…,un incubo….
E mentre si verifica questo stillicidio di eventi e fatti devastanti, accompagnati, tra l’altro, da continue vessazioni di carattere nazionale, quotidianamente siamo pure costretti a subire le inondazioni di fandonie, promesse vuote, bugie, sceneggiate  dei vari mandarini dell’apparato di potere, che, nei fatti, risultano completamente assenti o inconsistenti, rispetto alle problematiche che affliggono il territorio.
So perfettamente che su alcuni problemi non è facile ottenere risultati immediati e soddisfacenti, ma so anche, per diretta esperienza, che, per un rappresentante dei cittadini nelle istituzioni, non deve esserci niente che possa impedire un impegno, un’azione, un tentativo.
Ci sono momenti in cui è obbligatorio, per i rappresentanti del popolo e per i politici in generale, fare la propria parte con decisione e dignità o, per dirla con un vecchio detto popolare, un po’ spinto, “mettere gli attributi sul tavolo”.
Se nemmeno nelle situazioni di emergenza si è capaci di fare dignitosamente la propria parte, fino alle estreme conseguenze politiche, è naturale che i cittadini siano spinti a domandarsi che cosa ci stanno a fare questi signori, nelle istituzioni.
Una domanda dello stesso tipo credo che dobbiamo porcela anche noi cittadini:
se continuiamo a stare inerti e passivi, rispetto al flagello che sta martoriando il nostro territorio, che diritto abbiamo di lamentarci?
E’ giunta l’ora di svegliarsi e uscire dal torpore!
Personalmente, qualche anno fa, dopo tante esperienze politiche, quasi sempre all’opposizione, nelle istituzioni, e in posizione piuttosto critica, all’interno dell’organizzazione politica di appartenenza, ritenni che fosse giunto il momento di farmi da parte e lasciare spazio al nuovo (?).
Riconosco di aver commesso un grave errore: il nuovo non sempre sta nei dati anagrafici, ancor meno sta nelle improvvisazioni o nei personalismi ambiziosi, ma nelle idee, nella passione e nell’etica civile.
Di fronte al processo che sta portando il nostro territorio alla desertificazione, bisogna uscire dalla passività, dalla retorica e dall’istrionismo.
Tutte le energie positive, vecchie e nuove, devono scendere in campo, per attivare una vertenza organica, capace di coinvolgere la maggior parte della popolazione.
Le istituzioni, a tutti i livelli, devono interpretare i bisogni e le esigenze delle popolazioni.
I rappresentanti istituzionali del territorio devono uscire dall’ambiguità e dalla politica dei calcoli personalistici, altrimenti è meglio che vengano presi a calci nel sedere e mandati a casa.
I cittadini, però, devono sapere che non è con la protesta antipolitica e qualunquista, alla Grillo, che si possono risolvere i problemi: occorre avere un progetto, coltivare un percorso etico  valorizzare tutte le risorse e le energie disponibili.